Quando il mio avatar si aggirava per Second Life… pregando

Snapshot-Mar 16 Palm Sunday-Service BackAnni fa, studiando il fenomeno Second Life, il mio avatar si aggirava tra le sue sim, alla ricerca di capire come si vive la «seconda vita». Quello che mi ha stupito allora era la varietà di presenza religiosa tra le regioni e isole. Ho trovato di tutto: da istituzioni «autodosse» e pan-denominazionali a templi di grandi religioni tradizionali. Esisteva anche una sorta di piazza delle religioni in cui si ritrovavano ricostruzioni di una cattedrale, di una moschea, di una pagoda, di un tempio zen, di un tempio indù, di una sinagoga, di un tempio Kiva. Tra le chiese anche simulazioni delle cattoliche Notre Dame di Parigi o della anglicana St. Paul di Londra. E queste chiese erano frequentate dagli avatar per la preghiera.

Mi ha colpito la testimonianza di un musulmano: «Io metto il mio avatar in posizione di preghiera e nello stesso tempo io prego. La mia preghiera nella mia stanza è valida e la mia preghiera online è simbolica». E come non ricordare la splendida cattedrale nell’isola di Epiphany dove padre Mark Brown guidava la preghiera dei vespri, molto frequentata da avatar? Insomma: col crescere degli spazi digitali molti avevano cominciato ad avvertire il bisogno di creare luoghi di preghiera o addirittura chiostri e conventi per tempi di sosta e di meditazione.

Certo, la Rete è stata anche incubatrice di nuove forme di religiosità che la considerano  come uno «spazio sacro», le cosidette «cybereligioni» quali il tecnopaganesimo o i culti ecologici tecno-spirituali. E comunque, attraversando queste realtà, a volte paccottiglia, è anche possibile farsi un’idea dell’enorme bisogno profondo di Dio che agita il cuore umano e che prende le forme più strane. Lo diceva già la grande scrittrice (cattolica) americana Flannery O’Connor: se credi e la tua fede non riesce a trovare una forma per esprimersi te ne vai in giro a far cose strane. Il «cuore affamato» evocato da sant’Agostino e cantato da Bruce Springsteen pulsa anche di bit.

I rischi? Si «naviga» con la mano: col mouse, col touchpad o direttamente su uno schermo. Per trovare e vedere occorre toccare. E’ la mano a guidare e gestire la visione in una logica di «apparizione», che può non essere senza conseguenze. La tentazione è quella di piombare in piena sensibilità neo-gnostica da self service dell’anima, illudendosi che il sacro sia a portata di mano: basta un click per passare da un sito di neo-stregoneria a quello di un’apparizione mariana, oppure da un tempio neo-pagano a un sito di cristiani tradizionalisti. La Rete facilmente può essere paragonata a una sorta di grande supermarket del religioso in cui è possibile trovare ogni genere di «prodotto» religioso con grande facilità. La Rete dunque, anche per i cristiani, è da sempre spazio di discernimento e di missione: evaderla significherebbe venir meno a una sfida impegnativa e importante.

Ma il mondo di Second Life era destinato a svanire. E così tutta la paccottiglia che crede di poter appiattire «spirituale» su «virtuale» e ridurre il «virtuale» a fake, «fasullo». La Rete sempre di più sta diventando un ambiente ordinario di vita, il tessuto connettivo delle nostre esperienze. Non un luogo di alienazione, ma uno spazio di integrazione ed estensione della nostra capacità di conoscenza e relazione.

Benedetto XVI nel suo messaggio di rinuncia al pontificato ha ribadito l’importanza di affrontare le sfide dei «rapidi mutamenti». E durante il suo ministero non si è sottratto alle sfide, anche riguardo all’ambiente digitale. Nel gennaio scorso nel suo messaggio per la giornata della comunicazioni, ha riconosciuto che «l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone». La Rete come luogo della «doppia vita» è una tappa infantile e, come tale, è destinata a sparire. La Rete dei network sociali è ormai la Rete della «prima vita» che connette  –  virtuosamente o meno è un’altra questione – volti, pensieri, immagini «reali» anche se digitali.  Internet è un luogo caldo di umanità dove gli uomini esprimono i propri desideri, i propri dubbi, persino – come il Papa stesso ha riconosciuto – il desiderio di verità e gli interrogativi di senso. E così l’uomo alla ricerca di Dio oggi si pone anche di fronte a uno schermo e avvia una navigazione.

E a questo punto però lo stesso Benedetto XVI ha sorpreso molti dicendo che i social networks non devono essere visti dai credenti semplicemente come uno strumento di evangelizzazione. La Rete non è da usare, ma da da «abitare». Se entriamo in questa prospettiva il concetto tradizionale di cyber-religione in quanto «cosa in sé» cade. Non c’è una religione off line e una on line: si vive la stessa fede che si esprime in entrambe gli ambienti. Semmai la questione è: se la Rete ha un impatto sul modo di pensare, e la teologia è intellectus fidei, cioè pensare la fede, come la Rete cambierà il modo di pensare la fede? Questo oggi è il punto. E Paolo VI in tempi non sospetti (1964) non ha esitato a dire che «il cervello meccanico viene in aiuto del cervello spirituale», immaginando futuristicamente lo «sforzo di infondere in strumenti meccanici il riflesso di funzioni spirituali».

Da Benedetto a Francesco. Cronaca di una successione al Pontificato

Cari amici,
vi segnalo l’uscita del mio libro sul passaggio da Papa Benedetto a Papa Francesco. Un libro in “soggettiva”: più un diario che una cronaca, in realtà, che parla molto anche della “gesuiticità” dei primi gesti e delle prime parole del Papa.

Ecco la scheda dell’Editore…

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Antonio Spadaro

DA BENEDETTO A FRANCESCO

Cronaca di una successione al Pontificato

134 pagine – euro 13,00

EDIZIONI LINDAU, Torino

www lindau it

 

In  libreria sia in versione cartacea sia in versione digitale

 

 

Benedetto XVI ha rinunciato al ministero petrino richiamando la Chiesa alla necessità di affrontare con vigore le sfide del nostro tempo. Dopo questo gesto «rivoluzionario» è stato tutto un convulso susseguirsi di eventi, suggestivi, commoventi, drammatici, imprevisti.

Trascorso poco più di un mese da quel giorno viene eletto Papa il card. Jorge Mario Bergoglio. I gesti e il linguaggio di papa Francesco hanno raccolto il testimone di papa Benedetto, evocando subito l’immagine di una chiesa povera, piena di speranza e di misericordia.

P. Antonio Spadaro, direttore della prestigiosa rivista «La Civiltà Cattolica», ricostruisce questo passaggio epocale dal suo privilegiato punto di osservazione, interrogandosi sul suo significato e sulle prospettive per il futuro. Da gesuita, e dunque formato alla stessa scuola spirituale di papa Francesco, p. Spadaro riconosce i tratti specifici della spiritualità di Ignazio di Loyola, che plasmano lo stile di vita, di preghiera e di azione del nuovo Vescovo di Roma.

Queste pagine aiutano a comprendere l’esperienza davvero unica che stiamo vivendo, di riforma e di amore per la Chiesa.

«Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di capire, capire quello che stava accadendo perché ho vissuto questi eventi in presa diretta come direttore di Civiltà Cattolica. Ho seguito per la mia rivista tutta la vicenda: dalla rinuncia di Benedetto XVI al Conclave, fino all’elezione di Papa Francesco. Così alla fine ho preso nota di tutto, però volevo anche raccontare in “soggettiva” quello che stava accadendo, cioè cercando di scrivere come stavo vivendo quegli eventi in maniera molto personale. Dunque, certamente è un diario, una scrittura “calda” di quegli eventi.»

A.S. a «Radio Vaticana» – int. di Alessandro Gisotti

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 INDICE SINTETICO DEL VOLUME

9     Premessa. Una esperienza

19   «Una decisione di grande importanza per la vita della chiesa»

41    «Sono semplicemente un pellegrino»

51    La Sede vacante e il Conclave

59    «Qui sibi nomen imposuit Franciscum»

71    Contro l’autoreferenzialità

79    Contro la corruzione

91    Gli atti, le sfide, la riforma

109   «Miserando atque eligendo»

117   Conclusione. Il «Dio delle sorprese»

121  Appendice. Il carteggio tra Papa Francesco e il Generale dei Gesuiti.

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Dal libro

 13 marzo 2013

«Vedo San Pietro dalla mia finestra nella sede de “La Civiltà Cattolica”. A volte ammiro tramonti stupendi dietro il cupolone. Ma sento che oggi devo stare sotto il cupolone e non davanti.»

In Sala Stampa mi sento a casa tra gente che attende con me. Iacopo Scaramuzzi pochi minuti prima della fumata bianca mi aveva chiesto se ritenevo «papabile» il cardinal Bergoglio. Gli avevo risposto Leggi tutto “Da Benedetto a Francesco. Cronaca di una successione al Pontificato”

“Il computer

Il progresso della scienza moderna della natura si realizza attraverso tutta una storia di esperimenti, resi possibili in quanto accompagnati e proseguiti ogni volta dalla critica e intrinsecamente collegati nell’insieme.

Per esempio il problema che ha reso possibile la costruzione di un computer non era inizialmente nemmeno concepibile: non lo è stato che con lo sviluppo continuo di una storia d’esperienza, costituita da esperienze che venivano prodotte di volta in volta grazie al pensiero.

Fin qui la struttura dell’esperienza della fede è del tutto analoga a quella della scienza della natura. Entrambe vivono di un legame dinamico tra spirito e sensi, grazie al quale si apre una strada che conduce alle profondità

(da Joseph RATZINGER, Elementi di teologia fondamentale. Saggi sulla fede e sul mistero, Brescia, Morcelliana, 1986, 87)

La “nuvola” di Papa Benedetto: tutti i suoi tweets

Il 3 dicembre 2012 Bendetto XVI aveva inaugurato la sua presenza su Twitter aprendo 8 accounts in altrettante lingue, alle quali il 17 gennaio ha aggiunto quello in latino. Il primo tweet è statp inviato dall’account @pontifex il 12 dicembre. Più volte il gesto che il Papa ha compiuto il 12 dicembre 2012 sullo schermo touch di un iPad è stato collegato a livello simbolico a quello compiuto da Pio XI il 12 febbraio 1931, quando l’allora Pontefice, tra i microfoni e le valvole termoioniche della Radio Vaticana, lanciava il suo primo messaggio radiofonico. E, prima ancora Leone XIII nel 1896 aveva impresso la sua benedizione sul nitrato di cellulosa della pellicola dei fratelli Lumière

La Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo attraverso i canali attivi in un preciso momento storico. La pellicola del cinema e il microfono di una radio da una parte, e un iPad aperto su un social network come Twitter dall’altra, costituiscono due forme differenti di comunicazione, e diremmo quasi due epoche. Come la radio ha rappresentato la trasmissione dell’informazione ad ampio raggio, così Twitter rappresenta la conoscenza connettiva e condivisa con tutti i suoi rischi e le sue potenzialità.

Pare che la pagina vuota dell’account Twitter @pontifex stia facendo percepire meglio di altro il concetto di “Sede vacante”. Questo fa riflettere. Tuttavia i tweets di Benedetto XVI non sono stati cancellati ma archiviati. Anche il sito http://www.vatican.va/ è in “sede vacante”. E’ l’adeguamento tra il contesto digitale e quello reale. La sede vacante appare in maniera coerente nei due contesti senza schizofrenie. L’account @pontifex è del Papa e non di un solo Papa. Comunque stiamo parlando di una situazione nuova, senza modelli precedenti (anche questa!). Penso però che sia stata presa la decisione giusta, capace di distinguere tra “streaming” e “archivio”.

Elenco anch’io qui di seguito i tweets del Papa. In alto ho posto l’immagine della «tagcloud» sviluppata dalle parole di questo tweets. La grandezza delle parole sono proporzionali alla loro ricorrenza. Per vederlo meglio bisogna fare click sull’immagine.

Per approfondimenti puoi andare qui: Twitter Theology

12 dic
Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore.

12 dic
Come possiamo vivere meglio l’Anno della fede nel nostro quotidiano?

12 dic
Dialoga con Gesù nella preghiera, ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno.

12 dic
Dialoga con Gesù nella preghiera, ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno.

12 dic
Come vivere la fede in Gesù Cristo in un mondo senza speranza?

12 dic
Con la certezza che chi crede non è mai solo. Dio è la roccia sicura su cui costruire la vita e il suo amore è sempre fedele.

12 dic
Come essere più portati alla preghiera quando siamo così occupati con le questioni del lavoro, della famiglia e del mondo?

12 dic
Offrire ogni cosa che fai al Signore, chiedere il suo aiuto in ogni circostanza della vita quotidiana e ricordare che ti è sempre accanto.

19 dic
La fede di ognuno ha momenti di luce, ma anche di buio. Se vuoi camminare sempre nella luce, lasciati guidare dalla Parola di Dio.

19 dic
Maria vive con gioia l’annuncio che sarà madre di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo. La vera gioia viene dall’unione con Dio.

21 dic
Quando neghi Dio, neghi la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, sta difendendo l’uomo

21 dic
Noi play pokies free online non possediamo la verità, è la Verità che possiede noi. Cristo, che è la Verità, ci prende per mano

21 dic
Al termine dell’anno, preghiamo che la Chiesa, nonostante i suoi limiti, cresca sempre di più come casa di Dio

24 dic
Quale tradizione familiare natalizia della sua infanzia ricorda ancora?

24 dic
Il presepe che si faceva insieme nella nostra casa mi dava grande gioia. Aggiungevamo figure ogni anno e usavamo muschio per decorarlo

1 gen
Il Signore vi benedica e vi protegga nel nuovo anno

2 gen
Quando ci affidiamo totalmente al Signore, tutto cambia. Noi siamo figli di un Padre che ci ama e non ci abbandona mai

6 gen
Gli uomini sapienti seguirono la stella e arrivarono a Gesù, la grande luce che illumina tutta l’umanità.

7 gen
Vi chiedo di unirvi a me nella preghiera per la Siria, affinché il dialogo costruttivo prenda il posto dell’orribile violenza.

7 gen
I Nigeriani occupano un posto speciale nel mio cuore; molti di loro sono stati vittime di violenze senza senso negli ultimi mesi.

7 gen
Difendiamo il diritto all’obiezione di coscienza degli individui e delle istituzioni, promuovendo

9 gen
Seguendo l’esempio di Cristo, impariamo a donare totalmente noi stessi. Chi non riesce a donare se stesso, dona sempre troppo poco.

13 gen
Ogni cristiano, in quest’Anno della fede, possa riscoprire la bellezza di essere rinato dall’amore di Dio, e vivere come suo vero figlio

13 gen
Che cosa avviene nel Battesimo? Siamo uniti per sempre a Gesù, rinati ad una nuova vita

16 gen
Se amiamo il nostro prossimo, scopriremo il volto di Cristo nel povero, nel debole, nel malato e nel sofferente.

20 gen
Che cosa ci chiede il Signore per l’unità dei Cristiani? Pregare con costanza, praticare la giustizia, amare la bontà e camminare con Lui.

23 gen
Molti falsi idoli emergono oggi. Se i cristiani vogliono essere fedeli, non devono avere timore di andare controcorrente.

27 gen
Che cosa significa per noi la Domenica, giorno del Signore? E’ un giorno per il riposo e la famiglia, ma prima di tutto un giorno per Lui

30 gen
Ogni essere umano è amato da Dio Padre. Nessuno si senta dimenticato, perché il nome di ciascuno è scritto nel Cuore del Signore.

2 feb
Un mio pensiero affettuoso va oggi a ogni religiosa e religioso: possano sempre seguire Cristo fedelmente nella povertà castità e obbedienza

3 feb
Imitando la Vergine Maria, accogliamo e custodiamo nel nostro animo la Parola di Gesù, per riconoscerlo Signore della nostra vita

6 feb
Ogni cosa è dono di Dio: solo riconoscendo questa vitale dipendenza dal Creatore troveremo libertà e pace.

10 feb
Dobbiamo avere fiducia nella potenza della misericordia di Dio. Noi siamo tutti peccatori, ma la Sua grazia ci trasforma e ci rende nuovi.

13 feb
Nel Tempo di Quaresima che iniziamo, rinnoviamo il nostro impegno di conversione dando più spazio a Dio.

17 feb
La Quaresima è un tempo favorevole per riscoprire la fede in Dio come base della nostra vita e della vita della Chiesa

24 feb
In questo momento particolare, vi chiedo di pregare per me e per la Chiesa, confidando come sempre nella Provvidenza di Dio.

27 feb
Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano, di essere amato da Dio che ha dato suo Figlio per noi.

28 dic
Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita.

Benedetto XVI, teologo della comunicazione digitale

Benedetto XVI è certamente un «Papa teologo». Tra gli aspetti che saranno da indagare in un futuro studio del suo magistero  è quello legato alla TEOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE. Da Pontefice infatti: 1) ha capito la portata dello sviliuppo della cultura digitale 2) ne ha evidenziato i rischi gravissimi 3) ma ne ha anche intuito le enormi potenzialità.

Rileggendo attentamente e di seguito i testi del magistero di Benedetto XVI sul tema della comunicazione si scoprirebbero delle intuizioni e un programma di riflessione. Si scoprirebbe, tra l’altro, una lucidità di impostazione che offre i lineamenti di una «teologia della comunicazione» adatta ai nostri giorni. Propongo qui alla meditazione attenza il discorso che Bendetto XVI ha tenuto alla Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali il 28 febbraio 2011 che illustra con le sfide principali che la cultura digitale pone alla teologia.

Qui è possibile ASCOLTARE in streaming  il discorso del Papa che qui sotto trascrivo integralmente.

Cari Fratelli e Sorelle, sono lieto di accogliervi in occasione della Plenaria del Dicastero. Saluto il Presidente, Mons. Claudio Maria Celli, che ringrazio per le cortesi parole, i Segretari, gli Officiali, i Consultori e tutto il Personale.

Nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno, ho invitato a riflettere sul fatto che le nuove tecnologie non solamente cambiano il modo di comunicare, ma stanno operando una vasta trasformazione culturale. Si va sviluppando un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e costruire comunione. Vorrei adesso soffermarmi sul fatto che il pensiero e la relazione avvengono sempre nella modalità del linguaggio, inteso naturalmente in senso lato, non solo verbale. Il linguaggio non è un semplice rivestimento intercambiabile e provvisorio di concetti, ma il contesto vivente e pulsante nel quale i pensieri, le inquietudini e i progetti degli uomini nascono alla coscienza e vengono plasmati in gesti, simboli e parole. L’uomo, dunque, non solo «usa» ma, in certo senso, «abita» il linguaggio. In particolare oggi, quelle che il Concilio Vaticano II ha definito «meravigliose invenzioni tecniche» (Inter mirifica, 1) stanno trasformando l’ambiente culturale, e questo richiede un’attenzione specifica ai linguaggi che in esso si sviluppano. Le nuove tecnologie «hanno la capacità di pesare non solo sulle modalità, ma anche sui contenuti del pensiero» (Aetatis novae, 4).

I nuovi linguaggi che si sviluppano nella comunicazione digitale determinano, tra l’altro, una capacità più intuitiva ed emotiva che analitica, orientano verso una diversa organizzazione logica del pensiero e del rapporto con la realtà, privilegiano spesso l’immagine e i collegamenti ipertestuali. La tradizionale distinzione netta tra linguaggio scritto e orale, poi, sembra sfumarsi a favore di una comunicazione scritta che prende la forma e l’immediatezza dell’oralità. Le dinamiche proprie delle «reti partecipative», richiedono inoltre che la persona sia coinvolta in ciò che comunica. Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse e la loro visione del mondo: diventano «testimoni» di ciò che dà senso alla loro esistenza. I rischi che si corrono, certo, sono sotto gli occhi di tutti: la perdita dell’interiorità, la superficialità nel vivere le relazioni, la fuga nell’emotività, il prevalere dell’opinione più convincente rispetto al desiderio di verità. E tuttavia essi sono la conseguenza di un’incapacità di vivere con pienezza e in maniera autentica il senso delle innovazioni. Ecco perché la riflessione sui linguaggi sviluppati dalle nuove tecnologie è urgente. Il punto di partenza è la stessa Rivelazione, che ci testimonia come Dio abbia comunicato le sue meraviglie proprio nel linguaggio e nell’esperienza reale degli uomini, «secondo la cultura propria di ogni epoca» (Gaudium et spes, 58), fino alla piena manifestazione di sé nel Figlio Incarnato. La fede sempre penetra, arricchisce, esalta e vivifica la cultura, e questa, a sua volta, si fa veicolo della fede, a cui offre il linguaggio per pensarsi ed esprimersi. E’ necessario quindi farsi attenti ascoltatori dei linguaggi degli uomini del nostro tempo, per essere attenti all’opera di Dio nel mondo.

In questo contesto, è importante il lavoro che svolge il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali nell’approfondire la “cultura digitale”, stimolando e sostenendo la riflessione per una maggiore consapevolezza circa le sfide che attendono la comunità ecclesiale e civile. Non si tratta solamente di esprimere il messaggio evangelico nel linguaggio di oggi, ma occorre avere il coraggio di pensare in modo più profondo, come è avvenuto in altre epoche, il rapporto tra la fede, la vita della Chiesa e i mutamenti che l’uomo sta vivendo. E’ l’impegno di aiutare quanti hanno responsabilità nella Chiesa ad essere in grado di capire, interpretare e parlare il «nuovo linguaggio» dei media in funzione pastorale (cfr Aetatis novae, 2), in dialogo con il mondo contemporaneo, domandandosi: quali sfide il cosiddetto «pensiero digitale» pone alla fede e alla teologia? Quali domande e richieste?

Il mondo della comunicazione interessa l’intero universo culturale, sociale e spirituale della persona umana. Se i nuovi linguaggi hanno un impatto sul modo di pensare e di vivere, ciò riguarda, in qualche modo, anche il mondo della fede, la sua intelligenza e la sua espressione. La teologia, secondo una classica definizione, è intelligenza della fede, e sappiamo bene come l’intelligenza, intesa come conoscenza riflessa e critica, non sia estranea ai cambiamenti culturali in atto. La cultura digitale pone nuove sfide alla nostra capacità di parlare e di ascoltare un linguaggio simbolico che parli della trascendenza. Gesù stesso nell’annuncio del Regno ha saputo utilizzare elementi della cultura e dell’ambiente del suo tempo: il gregge, i campi, il banchetto, i semi e così via.Oggi siamo chiamati a scoprire, anche nella cultura digitale, simboli e metafore significative per le persone, che possano essere di aiuto nel parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo.

E’ inoltre da considerare che la comunicazione ai tempi dei «nuovi media» comporta una relazione sempre più stretta e ordinaria tra l’uomo e le macchine,dai computer ai telefoni cellulari, per citare solo i più comuni. Quali saranno gli effetti di questa relazione costante? Già il Papa Paolo VI, riferendosi ai primi progetti di automazione dell’analisi linguistica del testo biblico, indicava una pista di riflessione quando si chiedeva: «Non è cotesto sforzo di infondere in strumenti meccanici il riflesso di funzioni spirituali, che è nobilitato ed innalzato ad un servizio, che tocca il sacro? È lo spirito che è fatto prigioniero della materia, o non è forse la materia, già domata e obbligata ad eseguire leggi dello spirito, che offre allo spirito stesso un sublime ossequio?» (Discorso al Centro di Automazione dell’Aloisianum di Gallarate, 19 giugno 1964). Si intuisce in queste parole il legame profondo con lo spirito a cui la tecnologia è chiamata per vocazione (cfr Enc. Caritas in veritate, 69).

E’ proprio l’appello ai valori spirituali che permetterà di promuovere una comunicazione veramente umana: al di là di ogni facile entusiasmo o scetticismo, sappiamo che essa è una risposta alla chiamata impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza del Dio della comunione. Per questo la comunicazione biblica secondo la volontà di Dio è sempre legata al dialogo e alla responsabilità, come testimoniano, ad esempio, le figure di Abramo, Mosè, Giobbe e i Profeti, e mai alla seduzione linguistica, come è invece il caso del serpente, o di incomunicabilità e di violenza come nel caso di Caino. Il contributo dei credenti allora potrà essere di aiuto per lo stesso mondo dei media, aprendo orizzonti di senso e di valore che la cultura digitale non è capace da sola di intravedere e rappresentare.

In conclusione mi piace ricordare, insieme a molte altre figure di comunicatori, quella di padre Matteo Ricci, protagonista dell’annuncio del Vangelo in Cina nell’era moderna, del quale abbiamo celebrato il IV centenario della morte. Nella sua opera di diffusione del messaggio di Cristo ha considerato sempre la persona, il suo contesto culturale e filosofico, i suoi valori, il suo linguaggio, cogliendo tutto ciò che di positivo si trovava nella sua tradizione, e offrendo di animarlo ed elevarlo con la sapienza e la verità di Cristo.

Cari amici, vi ringrazio per il vostro servizio; lo affido alla protezione della Vergine Maria e, nell’assicurarvi la mia preghiera, vi imparto la Benedizione Apostolica.

La risonanza della rinuncia del Papa nelle reti sociali

Riporto qui di seguito l’intervista che mi è stata fatta da Matteo Liut per Avvenire dal titolo Spadaro: «Quegli spazi digitali di meditazione» apparsa il 14 febbraio 2013:

Se Giovanni Paolo II è stato il Papa della diffusione di internet, Benedetto XVI è stato eletto nel momento in cui si sono diffusi ampiamente i social network. Secondo padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, studioso ed esperto della comunicazione digitale, questo è un dato su cui riflettere.

Padre Spadaro, come hanno risposto le reti sociali alla notizia?

C’è un commento, riportato sul sito dell’Huffington Post, che riassume quello che sta succedendo. In un post di questi giorni si nota come il Papa che più di ogni altro si è interessato alla comunicazione digitale abbia «mandato in tilt l’infosfera globale». L’emergere dei social network è stata una sfida importanti con la quale Benedetto XVI ha dovuto confrontarsi. Le parole, i gesti e il magistero di Ratzinger sono stati presenti nella vita dei fedeli in parte anche perché sono stati condivisi – e non solo trasmessi – attraverso i media digitali. La sua figura era già argomento della discussione sociale nei media digitali. L’apertura di un suo profilo su Twitter ha poi dato forma a una sua presenza diretta nella conversazione.

Molte le reazioni positive e negative su Twitter. C’è un atteggiamento che spicca più di altri?

La cosa più evidente è, davanti a una notizia difficilmente digeribile anche per la rete, il forte richiamo alla dimensione iconica, all’uso di immagini. Ad esempio tra gli utenti delle reti sociali è girata la foto del fulmine che ha colpito la cupola di San Pietro, forse perché rende bene il forte impatto del gesto di Benedetto XVI.

Colpisce nella ricerca semantica condotta da Expert System che tra i primi verbi presenti nei tweet sul Papa ci sia «meditare». Cosa ci dice questo dato?

Rileggiamo il messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali dell’anno scorso: il Papa ci ricordava che anche in rete sono possibili spazi di silenzio e di meditazione. Ed è quello che sta avvenendo ora: moltissimi sentono la necessità di riflettere su questo evento play pokies online e cercano anche nelle reti sociali un confronto e degli spunti di meditazione. Di questa spinta io sono testimone nei social network in cui sono presente. Molti mi scrivono post su Facebook, commenti sul mio blog e tweets esprimendo un desiderio di meditare sulla rinuncia del Papa. C’è un diffuso bisogno di capire, di riflettere.

Molti tweet sul Papa, dai toni ironici, facevano riferimento a figure politiche. Come leggere questo dato?

Nei social network esiste una «pancia» fatta di emotività e parte di questa emotività è anche negativa. Non c’è da stupirsi, poiché i social network riflettono ciò che accade nella realtà, cosa pensa la gente. Per tutti i personaggi pubblici, non solo per il Papa, essi sono uno strumento che offre opportunità di condivisione enormi, ma che espone anche a questa «pancia». Semmai bisogna riflettere meglio sul fatto che il Papa resta un grande collettore simbolico di paure, desideri, speranze da parte di milioni di persone. Questo oggi si sta riversando anche nella rete.

Molti tweet paragonavano la situazione attuale a quella riproposta nel film «Habemus Papam». Che significato dare a questo accostamento?

Il riferimento al film è una pista a mio avviso non adeguata, perché in quella pellicola il Papa eletto prova timore davanti a una missione che invece Benedetto XVI ha portato avanti per otto anni. L’attore colpiva per la sua umanità, ma emergeva come un personaggio di Svevo, insomma l’ennesimo «inetto» novecentesco. Invece la scelta di Benedetto XVI, a leggere bene le parole latine del suo annuncio, appare più che una rinuncia, un coraggioso passaggio del testimone. Sembra il gesto di un «uomo vivo» chestertoniano, per rimanere nelle metafore letterarie. Il Papa non è preoccupato per sé e per la sua debolezza, ma per la Chiesa e i doveri del ministero petrino. Davanti a questo evento però la gente ha reagito ricordando le immagini di un film o anche i versi di Dante riferiti a Celestino V, piuttosto che riflettendo sulle parole del Pontefice. Ciò fa riflettere sull’importanza che, come dicevo prima, oggi hanno la dimensione iconiche, le figure, l’immaginario.

“… nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti”: La rinuncia di Benedetto XVI al ministero di Vescovo di Roma

Nel corso del Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione di alcuni Beati, tenuto alle ore 11 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, durante la celebrazione dell’Ora Sesta, il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto ai cardinali presenti il seguente annuncio (Latino/Italiano)

Fratres carissimi

Non solum propter tres canonizationes ad hoc Consistorium vos convocavi, sed etiam ut
vobis decisionem magni momenti pro Ecclesiae vitae communicem. Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum.

Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam.

Quapropter Leggi tutto ““… nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti”: La rinuncia di Benedetto XVI al ministero di Vescovo di Roma”

I TRE PILASTRI DEL MESSAGGIO DEL PAPA PER LA 47a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI (2013) Commento a

Quest’anno il Pontefice nel suo Messaggio per la 47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni («Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione») ha raccolto una serie di indicazioni già date nei precedenti messaggi, e puntando su 3 “pilastri” o temi-chiave che sembrano essere ormai le fondamenta della prospettiva ecclesiale sulla comunicazione.

1) L’AMBIENTE DIGITALE È UNO SPAZIO DI ESPERIENZA REALE

Scrive Benedetto XVI che i social networks non devono essere visti dai credenti semplicemente come uno strumento di evangelizzazione. La Rete non è da «usare», ma da abitare perché la vita dell’uomo di oggi si esprime anche nell’ambiente digitale. «L’ambiente digitale – scrive il Papa – non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani» (corsivo nostro). Lo spazio digitale non è inautentico, alienato, falso o apparente, ma è un’estensione del nostro spazio vitale quotidiano, che richiede «responsabilità e dedizione alla verità». Abitare significa inscrivere i propri significati nello spazio. Ed è proprio questa la sfida: inscrivere i significati e i valori della nostra vita nell’ambiente digitale, e anche capire che cosa la rete ci insegna sul modo di pensare la fede oggi. Siamo chiamati, dunque, a vivere bene sapendo che la Rete è parte del nostro ambiente vitale, e che in essa ormai si sviluppa una parte della nostra capacità di fare esperienza: «sia essa fisica, sia essa digitale», senza fratture o cesure tra le due «realtà», senza schizofrenie.

2) IN RETE SI PENSA INSIEME E SI CONDIVIDE LA RICERCA

Nel suo Messaggio il Papa afferma che lo sviluppo delle reti sta «contribuendo a far emergere una nuova “agorà”, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità». Nelle reti sociali gli uomini sono coinvolti – si legge nel Messaggio – «nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze». I networks sociali dunque non solamente aiutano ad esprimere agli altri il proprio pensiero, ma aiutano anche a pensare insieme agli altri, elaborando riflessioni, idee, visioni della realtà. La Rete dunque è un luogo in cui si esprime la ricerca dell’uomo, il suo desiderio di verità e i suoi interrogativi di senso.

3) IN RETE SI VIVE UN COINVOLGIMENTO INTERATTIVO CON LE DOMANDE DEGLI UOMINI 

Il Pontefice indica il rischio più insidioso: quello di conversare soltanto con coloro che già condividono le nostre visioni. E invece – scrive – «dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre». Non si testimonia il Vangelo in Rete limitandosi a inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi, chiudendosi alle domande vere e urgenti, ai dubbi e alle sfide degli uomini d’oggi . Al contrario il Papa ribadisce la necessità ad essere disponibili «nel coinvolgerci pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del significato dell’esistenza umana». Occorre dunque superare la logica degli steccati, delle contrapposizioni, dei gruppi chiusi e autoreferenziali che alla fine paradossalmente la Rete rischia di fomentare. E «il coinvolgimento autentico e interattivo con le domande e i dubbi di coloro che sono lontani dalla fede, ci deve far sentire la necessità di alimentare con la preghiera e la riflessione la nostra fede nella presenza di Dio come pure la nostra carità operosa». Se il Papa ha deciso di unirsi alla conversazione che avviene via Twitter è proprio per esprimere un segno di attiva partecipazione ai dibattiti, alle discussioni e ai dialoghi degli uomini del nostro tempo che oggi sono sempre più veicolati dai network sociali.

– È CHIARO, DUNQUE CHE la riflessione sulla comunicazione che la Chiesa sta portando avanti in questi anni si interroga non su tecniche e modelli, ma sulla vita dell’uomo al tempo in cui l’ambiente digitale ha impatto sulla nostra percezione della realtà, di noi stessi e sulle nostre relazioni.

Ricordiamo  che l’Anno della fede è stato inaugurato da una Lettera Apostolica dal titolo Porta Fidei da cui il Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni riprende direttamente la metafora della porta (cfr At 14,27), che identifica la fede e che «introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa». Dunque il Pontefice riconosce che nel mondo digitale si può discernere una «porta di fede». Si tratta di un riconoscimento significativo, che farà molto riflettere non solo chi opera nel mondo della comunicazione, ma ogni cristiano che ha un profilo in un social network quali Facebook o Twitter, solamente per citare i più noti.

Leggi tutto “I TRE PILASTRI DEL MESSAGGIO DEL PAPA PER LA 47a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI (2013) Commento a”

Il tweet del padre

Riproduco qui l’editoriale di Chiara Giaccardi apparso su Avvenire il 28 dicembre 2012 dal titolo Il tweet del padre:

Accertato che il primo tweet di Benedetto XVI con @Pontifex è stata la notizia più letta del mese, non si spengono tuttavia le polemiche sull’opportunità di questa scelta del Papa, sia da parte di chi la usa come pretesto per l’irrisione, sia da parte chi è sinceramente preoccupato dei danni all’immagine del Santo Padre e continua a ritenere lo «sbarco» su Twitter un «passo falso».

Molte parole utili per aiutare la comprensione di questo gesto sono già state espresse da voci autorevoli della Chiesa, e a quelle rimando per quanto riguarda il cuore della questione, in sintesi relativa a due aspetti: il Papa sceglie di stare dove stanno le persone, e questa vicinanza è più importante dell’incomprensione (per lo più in malafede o frutto di nescienza ) sul suo significato. E, comunque, vale il rischio.

Vorrei invece cogliere l’occasione di questo clima surriscaldato per vedere come esso getti una nuova luce su un altro aspetto, collegato in modo solo apparentemente marginale: il ruolo del padre nella cultura contemporanea. In un’epoca in cui si moltiplicano le comprensibili riflessioni su ‘quel che resta del padre’, sull’evaporazione di questa figura tradizionalmente così centrale per l’ordine sociale e sulle sue conseguenze disgreganti, la presenza del Papa su Twitter, che metaforicamente accetta di offrire la guancia agli sputi, ci apre la possibilità di uno sguardo nuovo sui nostri ruoli quotidiani.

Forse, la nostra immagine di paternità è rimasta troppo legata, anche inconsapevolmente, a un modello veterotestamentario del padre come figura della legge, depositario dell’autorità, titolato alla sanzione. Questo modello si è decisamente liquefatto – in questo le letture contemporanee sono corrette – e non si perde occasione per rimarcarlo nei più diversi contesti. Anche le frasi irriverenti al Papa sono il frutto di questo rifiuto dell’autorità, e dell’ennesima forma di celebrazione rituale della ‘morte del padre’ come autorità e legge, per scongiurare il rischio di un suo ritorno. Ma non è questa la paternità che il Papa intende esercitare. Chiunque abbia dei levitra and alcohol figli sa che, in molti momenti, la sensazione che domina il genitore è quella di impotenza: non possiamo obbligare i figli ad agire in un modo o in un altro, non possiamo vivere al loro posto, non possiamo evitare loro il dolore e le sconfitte. Ed è giusto così: desiderare il contrario sarebbe privarli dell’esercizio della libertà responsabile. E dire «sono tuo padre, dunque si fa così» oggi non serve a molto.

Quello che si può (e si deve fare) è la vicinanza adulta, animata dalla pazienza, dall’accettazione del rischio e dalla speranza: come nella parabola del figliol prodigo e del padre misericordioso, che quando lo lascia andare non sa se il figlio tornerà. Una pazienza che sopporta anche lo scherno, e una presenza che, alla lunga, ne dimostra l’inutilità e l’inapropriatezza. Al grido «vogliamo essere liberi» che i figli esprimono a volte in forma sprezzante, il padre risponde semplicemente e saldamente «ci sono, sono qui, sono con te». Testimoniando con la sua vita ciò che per lui ha valore. Il Papa ci mostra il modello di un padre evangelico e buono, che alla fine rende superfluo, neutralizzandolo, lo scherno. E nello stesso tempo mostra, con l’umiltà di esporsi in un ambiente poco friendly, cioè non necessariamente amico, facendo prevalere il dono della presenza alla protezione di sé, l’infondatezza stessa di tante delle accuse pretestuose. Solo passando dalla povertà dell’umiltà il padre oggi può testimoniare la propria autorevolezza. E, in questo, il maestro è Gesù, che non esitò a umiliare se stesso fino alla morte, disinnescando così qualunque pretesa ‘rivoluzionaria’ della violenza. Impariamo, allora, come si può stare sui social network da un ‘immigrato’, Papa Benedetto, che forse balbetta la lingua della tecnologia, ma certo sa cantare quella dell’amore e, così facendo, riesce a illuminare il senso più profondo dello stesso ambiente digitale.

 Ma, sopratutto, impariamo come essere genitori in un mondo di ‘nativi’ inquieti e spesso sofferenti, che solo la lingua dell’amore possono capire. Perché, come ha scritto Paul Claudel, «Dio non è venuto a spiegare la sofferenza, è venuto a riempirla della sua presenza».

 

Dalla prima benedizione via radio (Pio XI) alla prima benedizione via twitter (Benedetto XVI)

Da oggi il Papa ha un account Twitter che fa riferimento a lui. L’evento è coperto dai media in maniera persino eccessiva. Colpisce il gesto simbolico. Ma in realtà si tratta di un gesto che potrei definire “normale”. In fondo il 3 dicembre 2012 si connette idealmente al 12 febbraio 1931, quando Pio XI lanciava il suo primo messaggio via radio. Già allora Pio XI parlava di una la tecnologia messa a servizio delle relazioni e non della mera propaganda. E oggi un messaggio inviato via Twitter può essere retwittato, commentato… entra in un giro di relazione, di condivisione, di riflessione.

Propongo qui di seguito due video: uno dell’Istituto Luce che riprende l’inaugurazione della Radio Vaticana ad opera di Pio XI (12 febbraio 1931); un altro del Centro Televisivo Vaticano che riprende l’inaugurazione dell’account Twitter di Benedetto XVI (12 dicembre 2012). 80 anni separano e congiungono, tessendo una ininterrotta tradizione comunicativa.