«L’amore prima del mondo». Papa Francesco risponde ai bambini del mondo

BergoglioMONDO300dpiCon il volume L’amore prima del mondo, pubblicato in Italia da Rizzoli (in inglese: Dear Pope Francis, Loyola Press) per la prima volta il Pontefice inaugura un dialogo diretto con i bambini di tutto il mondo in forma di libro, rispondendo con parole semplici e intime.

Come un padre che accoglie le loro domande, Francesco ha confidato ai più piccoli la sua riflessione sulla vita e sulla fede.

La storia del libro

L’idea de L’amore prima del mondo (Dear Pope Francis, nell’edizione inglese) è della Loyola Press, editrice statunitense legata alla Compagnia di Gesù. Tanti sono gli editori che lo hanno pubblicato nel mondo. In Italia esce per Rizzoli.

I responsabili della Loyola mi fecero parte della loro idea, che trovai subito molto interessante. Così lo scorso maggio ebbi modo di parlarne al Papa, il quale subito rispose di sì a questo progetto, e con gioia.
Si mise in moto, quindi, il processo che ha coinvolto 31 gesuiti e collaboratori sparsi in tutto il mondo, i quali hanno coperto 26 Paesi di tutti i continenti, tranne l’Antartide. Tra di essi la Cina continentale, la Russia, la Siria, il Kenya e tanti altri: centri urbani, campi profughi, ma anche campagne sperdute.Dear Pope Francis: Children of the World Bring Their Questions to Rome - The IN Network
Sono stati coinvolti ragazzi e ragazze tra i 6 e i 13 anni. In alcuni casi sono stati spediti colori e pennarelli, perché in alcuni Paesi questi materiali non erano a disposizione con facilità.

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Le spedizioni hanno coperto 270.000 chilometri nel mondo. Sono arrivate al Papa 31 delle 269 lettere giunte alla redazione della Loyola Press a Chicago, e questo grazie alla selezione compiuta da genitori, nonni, catechisti e anche da altri bambini che sono stati coinvolti.
Il 5 agosto 2015 il Papa mi ha dato appuntamento per leggere le lettere e dare le risposte. Gli ho consegnato domande e disegni.
Lui si è mostrato subito incuriosito, le ha sfogliate, le ha lette, esclamando: «Ma sono difficili, queste domande!». Le avevo lette, e davvero le avevo trovate anch’io difficili. Le domande dei bambini sono senza filtri, senza fronzoli, senza vie di fuga. Sono domande dirette, brusche, chiare. Non ci si può rifugiare nella penombra dei concetti troppo astratti o nei ragionamenti cavillosi. Sono anche domande molto concrete.

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L’ho subito capito: il Papa avrebbe voluto davanti a sé quei bambini. Il Papa ama guardare in faccia le persone che gli pongono le domande. L’ho verificato tante volte. In quel momento però aveva davanti me, che non ho certo il volto da bambino… Così ogni tanto ha voluto guardare nel vuoto e si è rivolto a un bambino che cercava di immaginare. Ha risposto guardando non me, ma una ipotetica immagine di quei bambini. Ho visto nel suo sguardo cura, simpatia. Sapevo che nel suo cuore stava rispondendo a loro. Si sforzava di immaginarli. Li avrebbe voluti lì con sé.
Io stesso mi sono identificato ogni tanto con loro, dicendogli che questa era una domanda che io avevo posto a mia madre. In un’occasione ho esclamato: «Ma com’è possibile? Non mi dica!». Insomma ho interagito con il Papa che interagiva nel suo cuore con il bambino o la bambina che gli aveva posto la domanda. Una situazione davvero curiosa, ma molto bella.

Il Papa ha guardato intensamente i disegni. Rispondendo o dopo aver risposto, li ha commentati, li ha interpretati: sono parte delle domande, del resto. Ho notato che, con la sua finezza spirituale, a volte coglieva il senso di una domanda più dalle immagini che dalle parole che gli leggevo.
Abbiamo trascorso così oltre un’ora e mezza senza interruzione, di seguito. Lui seduto sul divano e io su una poltrona, mentre l’immaginazione non poteva fare a meno di viaggiare per Canada, Brasile, Siria, Cina, Argentina, Albania… i luoghi dove questi bambini vivono: bei giardini o campi profughi. Lo capiamo dai disegni.
Il Papa mi ha detto chiaramente quello che avevo percepito: «È bello rispondere alle domande dei bambini, ma li dovrei avere qui con me, tutti! Lo so che sarebbe bellissimo. Ma so anche che questo libro di risposte andrà in mano a tanti bambini in tutto il mondo che parlano lingue differenti. E di questo sono felice».

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Papa Francesco tempo fa, in un suo discorso ai superiori generali degli Ordini religiosi, aveva detto: «Mi viene in mente quando Paolo VI ricevette la lettera di un bambino con molti disegni. Disse che su un tavolo dove arrivano solo lettere con problemi, l’arrivo di una lettera così gli fece tanto bene. La tenerezza ci fa bene».

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Chi sono i bambini, per Papa Francesco?

Il Papa non ha bisogno di «dire» chi per lui sono i bambini, perché il suo rapporto con loro lo si vede con chiarezza dal suo modo di fare, dai suoi gesti. Non sono rare le occasioni nelle quali ha avuto modo di parlare con loro, anche rispondendo alle loro domande.
L’udienza generale in piazza San Pietro del 18 marzo 2015 è stata una delle poche occasioni in cui Francesco ha parlato diffusamente dei bambini come tema del suo discorso. E in tale occasione ha detto: «Dio non ha difficoltà a farsi capire dai bambini, e i bambini non hanno problemi a capire Dio».03115_22022016
I bambini poi portano all’umanità tante ricchezze. Innanzitutto «portano il loro modo di vedere la realtà, con uno sguardo fiducioso e puro», «non ancora inquinato dalla malizia, dalle doppiezze, dalle “incrostazioni” della vita che induriscono il cuore», nonostante i loro egoismi, che pure hanno. Ma certo i bambini non sono «diplomatici: dicono quello che sentono, dicono quello che vedono, direttamente. E tante volte mettono in difficoltà i genitori, dicendo davanti alle altre persone: “Questo non mi piace perché è brutto”. Ma i bambini dicono quello che vedono, non sono persone doppie, non hanno ancora imparato quella scienza della doppiezza che noi adulti purtroppo abbiamo imparato».AlessioePapa

Un libro per tutti

Le risposte di Papa Francesco sono sintonizzate sulla freschezza infantile. E sappiamo che quando il Papa parla agli adulti, i bambini non ascoltano, ma quando parla ai bambini, ascoltano anche gli adulti. Francesco si lascia interrogare profondamente e offre risposte che anche il lettore adulto non farà fatica a comprendere quanto riguardino la vita della Chiesa oggi. Il Pontefice sa infatti che è stato lo stesso Gesù a invitare i suoi discepoli a «diventare come i bambini», perché «a chi è come loro appartiene il Regno di Dio» (Mt 18,3; Mc 10,14).
Cogliendo il valore de L’amore prima del mondo, il cardinal Tagle ha affermato in una intervista che « Questo libro cambia anche le false forme di “saggezza” o di “autosufficienza” che causano molti conflitti e sofferenza nel nostro mondo. […]. Se ascoltiamo i bambini, riscopriremo ciò che conta veramente nella vita».

 

L’incontro tra Francesco e Kirill a Cuba

russian_orthodox_patriarch_kirill_l_credit_patriarchiaru_popefrancis_r_credit_alexey_gotovsky_cna_1454847566Oggi, 12 febbraio 2016 avverrà un evento storico. Tra poco più di un’ora partirò con Papa Francesco, il suo seguito e i colleghi giornalisti per Cuba.
E a Cuba per la prima volta si incontreranno il Papa di Roma e il Patriarca di Mosca. Francesco e Kirill, due leader religiosi cristiani, si vedranno faccia a faccia e firmeranno una dichiarazione comune.

Cosa sarà scritto in quella dichiarazione importa meno, tutto sommato. Importa però quell’incontro.

Sarà un segno. E questo segno dice che non ci si può più nascondere davanti alla storia. Gli uomini, se sono di buona volontà, possono anche litigare, ma quando giunge il tempo, devono riconoscersi e decidere di camminare insieme.

È una «tappa importante nelle relazioni tra le due Chiese», e dunque non punto di arresto, ma parte di un processo che resta in divenire ed esso stesso frutto di una lunga, paziente e delicata tessitura diplomatica, religiosa e politica.

E questo incontro tra Roma e Mosca non avviene né a Roma né a Mosca. Non avverrà in Europa. Avverrà nel “Nuovo Mondo”, a Cuba. Papa Francesco aveva definito quest’isola un arcipelago che diventa ponte tra nord e sud tra Oriente e Occidente. Adesso comprendiamo il senso di quelle parole.

Ha qualcosa di singolare questo incontro in aeroporto a L’Avana. In realtà per Francesco un luogo sarebbe valso l’altro. Ma questa scelta un po’ casuale si presenta come un prendersi «al volo» reciprocamente mentre si va in missione pastorale, non seduti comodamente nelle rispettive sedi. Non, dunque, una chiesa o una curia sarà la cornice di questo incontro, ma un «non luogo» per eccellenza, la sala di un aeroporto, crocevia simbolico, che in ogni caso è l’opposto della cornice di un «grande evento».

Del resto l’obiettivo di Francesco non è una «santa alleanza» contro qualcuno o qualcosa, ma l’unità della Chiesa a favore del mondo, anche se questo costa la fatica dell’intendersi. In questo senso ciò che deve essere considerato attentamente è il fatto che Francesco non abbia imposto condizioni di alcun genere e, pur di stabilire l’incontro, sia disposto a tutto. Ostilità ed equivoci ci sono e ci saranno, ma alla fine cadranno se il cammino proseguirà. È questa la politica (anche ecclesistica) della misericordia. Dunque l’abbraccio di Francesco sarà un abbraccio senza condizioni che accoglie la Chiesa ortodossa russa così com’è adesso, amandola come sorella, con la sua storia complessa, difficile, e la sua tradizione luminosa.

Cuba: una ferita aperta nel Mar dei Caraibi, un muro di embargo, diventa il luogo adatto perché la storia d’Europa possa essere non riscritta, ma cambiare direzione. Quale messaggio religioso più forte può esserci? Quale messaggio politico più forte può mai esserci?

“Nel cuore di ogni padre”: Papa Francesco mette in crisi la crisi dell’Occidente

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Pubblico qui il testo del mio articolo apparso sul Corriere della Sera domenica 23 novembre 2014 come presentazione del volume Papa Francesco,  Nel cuore di ogni padre. Alle radici della mia spiritualità, Milano, Rizzoli, 2014 che sarà in libreria il 26 novembre 2014. Il volume sarà presentato a Civiltà Cattolica il 4 dicembre alle ore 18.00 da p. Marco Tasca, Ministro Generale dei Francescani Conventuali, Lucio Caracciolo, direttore di Limes e Mauro Magatti, Ordinario di Sociologia della globalizzazione presso l’Università Cattolica di Milano.

Chi è Jorge Mario Bergoglio? Se lo sono chiesti e se lo chiedono in molti. La poliedricità semplice di papa Francesco attira non solamente la gente, «il popolo fedele di Dio», come lo chiama lui, ma anche analisti, intellettuali, saggisti. Nel cuore di ogni padre è importante, anzi fondamentale, per rispondere a questa domanda, perché contiene un concentrato di riflessione e di meditazione viva, rivelatore della radice ignaziana e gesuitica che anima il pensiero e l’ azione di papa Francesco.

Il volume è una raccolta di scritti, realizzata dallo stesso Bergoglio, divisa in tre parti: la prima contiene riflessioni sulla Compagnia di Gesù, il suo modo di procedere, la sua formazione. La seconda e la terza riportano meditazioni per gli Esercizi spirituali. L’ ultima parte si rivolge specificamente ai superiori religiosi. Il volume esce nel 1982, quando Bergoglio ha quarantasei anni, e contiene scritti anteriori a quella data, a partire dal 1974. Si tratta di un tempo estremamente importante e delicato per lui. Il 31 luglio 1973, era stato nominato Provinciale dei gesuiti argentini. E rimase in carica, come è di prassi, per sei anni, e cioè fino al 1979. Il suo Provincialato, lo sappiamo, coincise con un momento complicato per l’ Argentina. Il Papa non ne ha mai fatto mistero. Nella mia intervista fu chiaro: «Il mio governo come gesuita all’ inizio aveva molti difetti. Quello era un tempo difficile per la Compagnia: era scomparsa una intera generazione di gesuiti. Per questo mi son trovato Provinciale ancora molto giovane. Avevo trentasei anni: una pazzia. Bisognava affrontare situazioni difficili». E concluse: «Col tempo ho imparato molte cose. Il Signore ha permesso questa pedagogia di governo anche attraverso i miei difetti e i miei peccati». Proprio perché questi scritti fotografano una situazione non semplice, alla fine del suo Provincialato, contengono il nucleo del pensiero e dell’ azione di Bergoglio.

Si tratta di un nucleo caldo e ribollente, a tratti complesso, vivo a tal punto che questo volume mi è parso da subito essenziale, fondamentale. Fu lo stesso papa Francesco a citarlo, parlandomene durante quella mia intervista. L’ unico a cui ha fatto riferimento tra quelli che aveva pubblicato in precedenza. Fortunatamente la biblioteca della «Civiltà Cattolica» lo possedeva ed è stato sufficiente leggere solo alcune pagine di questa sorta di Summa ignaziana di Bergoglio per rendermi conto della sua importanza. Nel pomeriggio del 19 agosto 2013 sono entrato per la prima volta nella camera di papa Francesco a Santa Marta. Avevamo concordato quel giorno per l’ intervista che poi apparve su «La Civiltà Cattolica» e altre riviste dei gesuiti, ed è stata pubblicata da Rizzoli con il titolo La mia porta è sempre aperta . L’ impressione che mi è rimasta di quel primo incontro è di una accoglienza fluida e di un dialogo che non ammetteva un rapporto rigido tra intervistatore e intervistato. Ero lì per porgli domande, anche impegnative, e avere risposte. Avevo uno schema da seguire, eppure sin da subito non ci sono riuscito. La domanda iniziale, infatti, non era scritta nei miei appunti. Gli chiesi: «Chi è Jorge Mario Bergoglio?».

antoniospadaro_2014-nov-23Prima che lui aprisse bocca nella mia mente erano presenti due risposte: «Francesco è un gesuita» e «Francesco è un Papa latinoamericano». Lui, ricordo, mi fissò in silenzio. Pensavo di aver fatto un passo falso. Poi mi fece un rapido cenno per farmi capire che avrebbe risposto e mi disse lentamente: «Non so quale possa essere la definizione più giusta… Io sono un peccatore. Questa è la definizione più giusta. E non è un modo di dire, un genere letterario. Sono un peccatore». Papa Francesco, continuando a riflettere, compreso, disse: «Sì, posso forse dire che sono un po’ furbo, so muovermi, ma è vero che sono anche un po’ ingenuo. Sì, ma la sintesi migliore, quella che mi viene più da dentro e che sento più vera, è proprio questa: “Sono un peccatore al quale il Signore ha guardato”». Queste sue parole hanno a che fare direttamente con questo libro. Ascoltandole, mi resi conto che il Papa mi aveva dato una risposta duplice: lui si percepisce come un peccatore salvato, ma, parlando a me, gesuita proprio come lui, ha voluto definirsi alla luce della sua spiritualità e della sua scelta di vita come gesuita. Nel 1974 padre Bergoglio aveva partecipato alla XXXII Congregazione Generale della Compagnia di Gesù. Il primo decreto emanato da quest’ assemblea mondiale di rappresentanti dell’ ordine inizia con la domanda: «Che cosa vuol dire essere gesuita?». La risposta fu: «Vuol dire riconoscersi peccatore, ma chiamato da Dio a essere compagno di Gesù Cristo, come lo fu Ignazio». Quel giorno, papa Francesco mi ha parlato di sé alla luce di un carisma che tocca profondamente la sua identità. Leggere Nel cuore di ogni padre è fondamentale per comprendere la radice profonda della sua spiritualità gesuitica, perché sono pagine impregnate di linguaggio tipico e proprio della Compagnia di Gesù.

E la radice latinoamericana? Credo che questo sia il luogo adatto per una riflessione in merito. Molto si è scritto dell’ origine latinoamericana del Pontefice. E questo è corretto perché il suo è un Pontificato che davvero viene «dalla fine del mondo» e vive di equilibri «geopolitici» peculiari. La sua stessa visione è legata all’ esperienza di pastore a Buenos Aires e alle dinamiche ricche e complesse vissute dall’ episcopato latinoamericano riunitosi ad Aparecida nel 2007. Tuttavia sarebbe un errore interpretare l’ ascesa al Pontificato di Francesco solo come una estrema semplificazione delle complesse e gigantesche impalcature problematiche intellettuali romane ed europee a favore degli atteggiamenti pastorali di «carità» e «misericordia» vissuti in una certa America Latina. Questa posizione è in sé molto debole innanzitutto perché ignora che il dibattito culturale in Argentina, in particolare, è stato ed è tuttora profondamente innervato di temi che hanno avuto il loro inizio in Europa. La cultura teologica di quel Paese, specialmente quella condivisa in ambito gesuitico, ha vissuto un ponte privilegiato con la Mitteleuropa. Sono molti i professori che hanno studiato in Germania. La cultura francese e, ovviamente, quella italiana hanno avuto largo spazio. Quella spagnola è espressa dalla medesima lingua. I «problemi» legati alla società e ai diritti della persona vedono Paesi come l’ Uruguay in largo anticipo (e qui uso il termine con valenza esclusivamente cronologica) rispetto all’ Europa.

Invece ciò che lo stesso Bergoglio definisce come «l’ originalità della nostra situazione» consiste non nell’ ignoranza delle grandi questioni che scuotono il «primo mondo» e i «Paesi del “centro”», ma il constatare che esse sono vissute con un’ ermeneutica differente: « Desacralizzazione, morte di Dio , dialogo con ideologie che qui ci appaiono aliene… ed equivarrebbero più o meno a vedere uno struzzo accoppiarsi con un fagiano». Bergoglio postula una vera ermeneutica popolare tutta da sviluppare, una maniera di vedere la realtà e una coscienza storica. Qui c’ è il nucleo del discorso: ben consapevole della «crisi» del centro, dell’ Occidente cioè, e delle sue radici, Bergoglio con le sue parole e i suoi gesti sta ponendo in atto un processo spirituale e culturale che destabilizza quella stessa crisi, liberando energie sopite. E tutto questo vivendo una estrema semplicità di stile e di contenuto. Ma in Bergoglio la semplicità non è mai ingenuità. Un suo amico una volta mi disse che Francesco è un «Papa Apple » perché, come i computer della Mela, a fronte di una estrema complessità interna di funzionamento, ha una interfaccia semplicissima. Il senso di terremoto, di scuotimento, persino di «confusione» che qualcuno avverte è il frutto di questa azione culturale e spirituale (e simbolica) di disincagliamento…

 

Ecco il TweetBook del viaggio di #PapaFrancesco in Albania – #PapaAlbania

FullSizeRenderIl 21 settembre Papa Francesco si è recato in Albania. Nella geografia dei viaggi di Papa Francesco si può cogliere un filo che unisce luoghi di frontiera, dove le frontiere sono spesso ferite aperte. E per lui le frontiere sono anche porte…

***** Nell’ambito di una collaborazione tra La Civiltà CattolicaRaiNews ho seguito come ospite le dirette RaiNews da Tirana con Vania De Luca e ho realizzato un live streaming del viaggio, twittando testi, immagini e audio. Per scaricare gratuitamente il TweetBook che raccoglie questi tweets clicca qui: SCARICA  #PapaAlbania

Albania

Per entrare in Europa il Papa ha scelto non un Paese già pienamente integrato nell’Unione Europea, ma Paese candidato ad esserlo. Il Papa in questo senso ha una scelta chiara legata ai processi in corso, non a quelli già definiti e compiuti. Non solo: ha scelto l’unico Paese a maggioranza musulmana del nostro Continente e terra considerata da molti “periferica” e di non rilevante peso economico e politico. Insomma: sceglie un occidente “sui generis”. Soprattutto  il Papa è entrato nel continente europeo tramite l’incontro con un popolo disagiato, che ha molto sofferto. E non gli è bastato parlare del Paese: ha voluto toccare, abbracciare le sue ferite fatte persona in due testimoni perseguitati che ha abbracciato con commozione durante i Vespri celebrati la sera nella Cattedrale.

Il suo viaggio ha avuto tre momenti forti: Messa e Vespri, cioè la Preghiera; l’incontro con i leader religiosi, cioè il Dialogo; la visita al Centro Betania che accoglie bambini in situazione di disagio, cioè la Carità.

Tre i temi di fondo del viaggio:

1. Omaggio a gente che ha sofferto tanto

È un Paese che incarna la resisteza nella fede da parte di un popolo che ha generato martiri. Così ha detto il Papa nelal conferenza stampa del viaggio di ritorno da Seoul: «Se pensiamo alla storia dell’Albania, è stata religiosamente l’unico dei Paesi comunisti che nella sua Costituzione aveva l’ateismo pratico. Sono state distrutte 1820 chiese, e altre chiese sono state trasformate in cinema, teatro, sale da ballo»

2. Equilibrio tra musulmani (sunniti e bektashi) e cristiani (ortodossi e cattolici)

Così ancora il Papa nel viaggio di ritorno da Seoul: «Sono riusciti a fare un governo di unità nazionale tra islamici, ortodossi e cattolici, con un consiglio interreligioso. La presenza del Papa è per dire a tutti i popoli ‘Si può lavorare insieme!’ Io l’ho sentito come se fosse un vero aiuto a quel nobile popolo»

3. Centro e periferia

Il viaggio a Tirana si connette direttamente a quello che il Papa farà a Strasburgo, sede del Consiglio d’Europa. Francesco pone un asse tra periferia e centro, ma scegliendo l’Albania come primo viaggio europeo fuori dal confini dell’Italia, il Papa sceglie il paese periferico ma anche giovane, in crescita. Così conferma che la relatà si comprende innanzitutto dalla periferia e non dal centro. Il Papa porterà a Strasburgo ciò che ha visto a Tirana.  In tal modo il Papa ci aiuta a vedere il mondo in maniera diversa. Ci chiede di non guardare solo a ciò che è statico e consolidato, ma di essere più attenti a ciò che muta e si sviluppa, ai processi, insomma.

***** In collaborazione con RaiNews ho seguito come ospite le dirette con Vania De Luca e ho realizzato un live streaming del viaggio, twittando testi, immagini e audio. Per scaricare gratuitamente il TweetBook che raccoglie questi tweets clicca qui: SCARICA  #PapaAlbania

Papa Francesco: “Annunciare Cristo nell’era digitale”

cq5dam.web.1280.1280Alle ore 11.30 del 7 dicembre, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici, che si è tenuta in questi giorni sul tema: “Annunciare Cristo nell’era digitale”. Ecco il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:

Signori Cardinali, cari fratelli Vescovi e Sacerdoti, fratelli e sorelle!

È per me una gioia incontrare il Pontificio Consiglio per i Laici riunito in Assemblea plenaria. Come amava ricordare il beato Giovanni Paolo II, con il Concilio è “scoccata l’ora del laicato”, e ne danno conferma sempre di più gli abbondanti frutti apostolici. Ringrazio il Cardinale per le parole che mi ha rivolto.

Tra le iniziative recenti del Dicastero vorrei ricordare il Congresso Panafricano del settembre 2012, dedicato alla formazione del laicato in Africa; come pure il seminario di studio sul tema «Dio affida l’essere umano alla donna», nel venticinquesimo anniversario della Lettera Apostolica Mulieris dignitatem. E su questo punto dobbiamo approfondire di più. Nella crisi culturale del nostro tempo, la donna viene a trovarsi in prima linea nella battaglia per la salvaguardia dell’umano. E infine ringrazio con voi il Signore per la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro: una vera festa della fede. E’ stata una vera festa. I cariocas erano felici e ci hanno fatto felici tutti. Il tema della Giornata: «Andate e fate discepoli tutti i popoli», ha messo in evidenza la dimensione missionaria della vita cristiana, l’esigenza di uscire verso quanti attendono l’acqua viva del Vangelo, verso i più poveri e gli esclusi. Abbiamo toccato con mano come la missione scaturisca dalla gioia contagiosa dell’incontro col Signore, che si trasforma in speranza per tutti.

Per questa Plenaria avete scelto un tema molto attuale: «Annunciare Cristo nell’era digitale». Si tratta di un campo privilegiato per l’azione dei giovani, per i quali la “rete” è, per così dire, connaturale. Internet è una realtà diffusa, complessa e in continua evoluzione, e il suo sviluppo ripropone la questione sempre attuale del rapporto tra la fede e la cultura. Già durante i primi secoli dell’era cristiana, la Chiesa volle misurarsi con la straordinaria eredità della cultura greca. Di fronte a filosofie di grande profondità e a un metodo educativo di eccezionale valore, intrisi però di elementi pagani, i Padri non si chiusero al confronto, né d’altra parte cedettero al compromesso con alcune idee in contrasto con la fede. Seppero invece riconoscere e assimilare i concetti più elevati, trasformandoli dall’interno alla luce della Parola di Dio. Attuarono quello che chiede san Paolo: «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1 Ts 5,21). Anche tra le opportunità e i pericoli della rete, occorre «vagliare ogni cosa», consapevoli che certamente troveremo monete false, illusioni pericolose e trappole da evitare. Ma, guidati dallo Spirito Santo, scopriremo anche preziose opportunità per condurre gli uomini al volto luminoso del Signore.

Tra le possibilità offerte dalla comunicazione digitale, la più importante riguarda l’annuncio del Vangelo. Certo non è sufficiente acquisire competenze tecnologiche, pur importanti. Si tratta anzitutto di incontrare donne e uomini reali, spesso feriti o smarriti, per offrire loro vere ragioni di speranza. L’annuncio richiede relazioni umane autentiche e dirette per sfociare in un incontro personale con il Signore. Pertanto internet non basta, la tecnologia non è sufficiente. Questo però non vuol dire che la presenza della Chiesa nella rete sia inutile; al contrario, è indispensabile essere presenti, sempre con stile evangelico, in quello che per tanti, specie giovani, è diventato una sorta di ambiente di vita, per risvegliare le domande insopprimibili del cuore sul senso dell’esistenza, e indicare la via che porta a Colui che è la risposta, la Misericordia divina fatta carne, il Signore Gesù.

Cari amici, la Chiesa è sempre in cammino, alla ricerca di nuove vie per l’annuncio del Vangelo. L’apporto e la testimonianza dei fedeli laici si dimostrano indispensabili ogni giorno di più. Affido pertanto il Pontificio Consiglio per i Laici alla premurosa e materna intercessione della Beata Vergine Maria, mentre di tutto cuore vi benedico. Grazie.

Il cristianesimo non è una ideologia. Ancora su Papa Francesco a Eugenio Scalfari

Foto storiche di Bergoglio, nuovo Papa con il nome di Francesco IPropongo qui una mia riflessione a partire dalla lettera che Papa Francesco ha scritto a Eugenio Scalfari. E’ apparsa sul quotidiano “l’Unità” del 12 settembre 2013 col titolo “Il cristianesimo non è una ideologia”.

Quest’estate ero a Buenos Aires per una conferenza alla Società argentina di teologia. A pranzo si parlava di Papa Francesco, e io facevo cenno allo stupore che le sue parole e i suoi gesti suscitano in molti dalle nostre parti. La risposta di alcuni dei miei interlocutori è stata che loro si stupivano del nostro stupore. Perché Bergoglio è sempre stato così: aperto a un dialogo senza porte e finestre. Il vescovo di Roma che telefona o che scrive lettere è lo stesso vescovo di Buenos Aires che in quella sede faceva le stesse cose. Ma adesso le fa da Papa, appunto.

Il significato della lunga lettera a Eugenio Scalfari, dunque, è da trovare nella visione che Papa Francesco ha sempre avuto del rapporto umano. Non c’è testimonianza né comunicazione della fede, del resto, se non c’è prima e alla base un rapporto umano. Lo abbiamo visto in Brasile: la prossimità, fatta di abbracci e parole, non è per lui una questione di puro stile esteriore, ma parte integrante e imprescindibile del suo ministero e del messaggio che intende comunicare: il Vangelo. Quello di Papa Francesco è un agire comunicativo per cui non c’è distanza tra la sua persona e ciò che fa o dice. Sa insomma di essere un uomo e non una «icona». Le sue dunque sono lettere, non oracoli. E quella a Scalfari è una lettera che attinge a piene mani all’esperienza personale di fede del Papa.

Scalfari si era professato un non credente affascinato da Gesù di Nazareth, che comunque crede che Dio sia una «invenzione consolatoria degli uomini». Si era rivolto al Papa senza immaginarsi una risposta, credo, ma aprendo una interlocuzione su temi importanti. Francesco è naturalmente attratto da interlocuzioni serie con persone che si professano non credenti o anche credenti di altre religioni. Non dimentichiamo che alla fine del suo primo incontro con gli operatori dei media il Papa aveva impartito la sua benedizione in silenzio. Dunque l’ha impartita, ma silenziosamente, perché – aveva detto – «molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti». Si è trattato allora di un gesto singolare, compiuto «rispettando la coscienza di ciascuno, ma sapendo che ciascuno di voi è figlio di Dio». La potenza di questa benedizione silenziosa ha attraversato persino le barriere dei cuori, giungendo a toccare chiunque proprio grazie alla creazione di un «evento comunicativo» che non ha lasciato fuori nessuno.

Nel suo splendido dialogo col rabbino Skorka aveva detto: «Perfino con un agnostico, perfino dal suo dubbio, possiamo guardare insieme verso l’alto e cercare la trascendenza». Sono parole forti. Sempre in quella conversazione forse troviamo la chiave di lettura della missiva a Scalfari: «Quando mi ritrovo con degli atei, condivido problematiche umane, ma non propongo subito il problema di Dio, a meno che non siano loro a chiedermelo. Se accade, spiego perché io credo». Scalfari glielo ha chiesto. E il Papa ha risposto.

Insomma il Papa dialoga perché vuole condividere un pezzo di strada e sa che il Vangelo si testimonia incarnandolo in un atteggiamento «non arrogante», lontano dall’irrigimento. La verità non irrigidisce, ma rende liberi. E richiede che anche l’altro interlocutore non sia rigido e sia invece libero. La verità non mette sulla difensiva, ma rende possibile la testimonianza e il dialogo. Insomma: qui c’è il senso e lo stile della missione secondo Bergoglio e la sua positiva sfida alla Chiesa che è chiamata ad essere radicalmente callejra, di strada, di frontiera, di missione.

Qui io personalmente ritrovo anche il Bergoglio formatosi a una spiritualità umanistica, come quella gesuitica, che sa costruire ponti, che gode dei terreni comuni e si nutre di autenticità di relazione naturalmente intensa anche con l’ateo: «Non gli direi mai che la sua vita è condannata, perché sono convinto di non avere il diritto di giudicare l’onestà di quella persona. E ancor meno se mostra di avere virtù umane, quelle che rendono grande una persona e fanno del bene anche a me». Lo aveva detto al rabbino Skorka e lo ha ripetuto a chiare lettere: «La questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza».

Non è affatto debolezza o captatio benevolentiae. Le motivazioni di questo atteggiamento sono profonde. Il discernimento spirituale ha insegnato a Bergoglio che «l’esperienza spirituale dell’incontro con Dio non è controllabile» (parole sue). Anche l’ateo, dal punto di vista di un credente, ha una vita spirituale, come qualunque essere umano. Nessuno è escluso dalla grazia, anche se non riesce a riconoscerlo. E qui troviamo un’altra grande sfida del pontificato di Papa Francesco: la trasmissione della fede in un mondo complesso, considerando quello che Ignazio di Loyola chiamava un presupponendum aperto e positivo circa gli atteggiamenti, le parole, la sincera ricerca degli altri.

Posto ciò, Papa Francesco ha parlato di Cristo col quale bisogna confrontarsi «nella concretezza e ruvidezza della sua vicenda». Se c’è una cosa che Bergoglio non tollera è l’ideologia. Una fede che ha al cuore altro (precetti, certezze, qualunque altra cosa) rispetto alla potenza che scaturisce dalla persona di Gesù rasenta l’ideologia. Questo è un punto prezioso della lettera del Papa a Scalfari: la verità del Vangelo non è mai «assoluta», dice il Papa, perché non è mai slegata (ab-soluta, in latino) dalla relazione. Ciascuno coglie la verità del Vangelo e la esprime a partire dalla propria storia, dalla propria cultura, dalla propria situazione esistenziale.

E ancora il Papa ha ribadito: Dio «non è un’idea». L’originalità della fede cristiana sta proprio nel fatto che la fede ci fa partecipare al rapporto che Gesù ha con Dio. Un rapporto che include tutti gli uomini, compresi i nemici. Gesù include non esclude. Da qui discendono due elementi fondamentali, apparentemente lontani tra loro. Il primo è l’importanza della Chiesa: senza di essa per Bergoglio non sarebbe stato possibile l’incontro personale con Cristo. Senza la comunità la fede resta come appesa: senza sacramenti, senza fraternità, senza intelligenza delle Scritture. Il secondo elemento è l’importanza che riveste per Bergoglio la laicità dello Stato, perché – come
ha detto in Brasile – «senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, rispetta e valorizza la presenza della dimensione religiosa nella società, favorendone le espressioni più concrete». Tutte. Questa lettera di Papa Francesco è dunque una tappa all’interno di un dialogo aperto con chi è ateo o agnostico. E tuttavia è anche una lettera che sfida il credente, lo pungola a vivere una vita che lo apre al mondo e alle sue contraddizioni, sapendo che Cristo è l’unico principio e fondamento della sua fede.

Papa Francesco non “comunica”, ma crea “eventi comunicativi”. A proposito della lettera a Eugenio Scalfari

selfieRiporto qui una intervista che è apparsa sul quotidiani del gruppo L’Espresso a proposito della lettera del pontefice a Eugenio Scalfari. Rispondo alle domande di Andrea Iannuzzi.

Padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, gesuita come Francesco, esperto di media e comunicazione: si può dire, citando l’abusato McLuhan, che nella lettera del Papa a Eugenio Scalfari pubblicata da Repubblica il mezzo è parte integrante del messaggio?

Certamente. Per Papa Francesco non c’è unmessaggio e un mezzo. Ma c’è un messaggio che plasma e modella la forma nella quale si esprime. La prima forma è il suo stesso corpo. Papa Francesco gestisce la propria corporeità in maniera naturalmente sbilanciata sull’interlocutore. Non ha una compostezza rigida, ma è una flessibilità che lo spinge ora ad assumere una profonda concentrazione assorta, come avviene quando celebra la messa, ad esempio; ora uno slancio nel quale sembra che perda persino l’equilibrio. La statua più famosa di sant’Ignazio che è a Roma nella Chiesa del Gesù, lo fa apparire come se fosse una fiamma. Ecco, Papa Francesco gestisce la sua corporeità così, in maniera plastica, assumendo la postura che il messaggio che vuole comunicare esige. Si trasforma egli stesso in “messaggio”. Se questo vale per il suo corpo, questo vale anche per la sua voce e per la comunicazione epistolare che è a lui molto cara.

Scrivere una lettera a un giornalista, telefonare a un fedele, farsi fotografare insieme ad altri fedeli con il telefonino. Perché di Francesco continua a stupirci l’eccezionalità di questi “gesti normali”?

Il Papa ama la normalità. Più volte ha detto che bisogna essere “normali”. E questa è la chiave di lettura dei suoi gesti. le cose che a noi stupiscono così tanto erano parte della sua vita quotidiana di Vescovo vicino alla gente. Basterebbe fare una ricerca in Rete sulla immagini di Jorge Mario Bergoglio per vedere quante volte egli, da Vescovo, appare ripreso in gesti che stupiscono noi per la loro normalità. Gli argentini non sono affatto stupiti, però. Dunque qui non c’è alcuna strategia comunicativa: c’è solamente una volontà di essere stesso e di essere pastore come sempre è stato. Ricordiamo quel che disse in una intervista in Brasile: Se vai a vedere qualcuno a cui vuoi tanto bene, amici, con voglia di comunicare, vai a visitarli dentro una cassa di vetro? Non potevo, disse allora il Papa, venire a vedere questo popolo, che ha un cuore così grande, dietro una cassa di vetro. Per Papa Francesco la Chiesa è la “santa madre Chiesa”: è madre, e – disse ancora Bergoglio – non esiste nessuna mamma “per corrispondenza”. La mamma dà affetto, tocca, bacia, ama… Il linguaggio di Papa Francesco non è speculativo, ma missionario, proferito non per essere «studiato» ma per essere «ascoltato», raggiungendo subito chiunque lo ascolti in modo che reagisca.

repubblica

Dal punto di vista della comunicazione e della comunicazione digitale in particolare, questa iniziativa sembra rientrare perfettamente nella logica 2.0 della non-mediazione, del rapporto diretto tra utente e fonte, anche se paradossalmente in questo caso è  proprio il Papa a comportarsi da utente rivolgendosi direttamente al suo interlocutore autorevole? O è invece un segnale opposto, l’idea che una testata identitaria come Repubblica e un giornalista simbolo di laicità e dialogo come Scalfari possano essere il “mezzo” ideale per raggiungere i destinatari del messaggio?

Innanzitutto ricordiamoci che questa non è la prima comunicazione del Papa con una testata giornalistica. Si tratta di una tappa dentro un cammino che non prevede strategie rigide, appunto, ma un discernimento attento. Camminando si apre il cammino, insomma. E in questo senso credo che il Papa non intenda assestarsi su un solo modo di comunicare. Papa Francesco, in realtà, più che «comunicare» crea «eventi comunicativi», ai quali chi riceve il suo messaggio partecipa attivamente. In questo senso si ha una riconfigurazione del linguaggio che pone accenti differenti e priorità nuove. L’immediatezza del messaggio in Papa Francesco produce un paradosso: la sua autorevolezza ne risulta accresciuta e potenziata proprio perché la distanza viene abolita. Davanti a lui si avverte l’autorevolezza della figura e nello stesso tempo non si avverte alcuna distanza. Papa Francesco è poi facilmente «twittabile» per la sua spontanea capacità di comunicare contenuti densissimi che coinvolgono mente e cuore in frasi brevissime, anche ben meno dei canonici 140 caratteri. D’altra parte Papa Francesco ama molto il dialogo pacato, la conversazione lunga, che sente più adatta a casi come questo della lettera a Scalfari. Dunque la flessibilità del corpo del Papa vale anche per la sua parola, sia essa scritta o orale. E non c’è alcuna contraddizione, ma integrazione di modalità comunicative differenti.

Parliamo dei contenuti: “strada insieme” e “verità non assoluta” sembrano le parole chiave. Lei è d’accordo? Qual è il valore di questo messaggio?

Il Papa ha in mente una Chiesa che sia casa per l’umanità. Come si è ben compreso a Rio de Janeiro, egli ha in mente una società che tutti sono chiamati a costruire. I cristiani sono sollecitati a lavorare con tutti, come cittadini di uno Stato laico, alla costruzione dei legami sociali proprio grazie alle differenze. Ed è proprio la fede, per Papa Francesco, a far vedere e comprendere l’architettura dei rapporti umani nella città. La strada è di tutti e si cammina insieme. Questo per lui è il piano di Dio sulla città dell’uomo. La verità poi per lui non può essere “assoluta”. Questo tuttavia non nel senso del relativismo. Il Papa intende dire che se la verità fosse davvero “assoluta” sarebbe “sciolta” (questo è il senso latino della parola) da me, da te, dalle persone, dalla storia, dai contesti. E invece no: ciascuno coglie la verità del Vangelo a partire dalla propria storia, dalla propria cultura. La verità in questo senso è relativa alla propria precisa situazione esistenziale. In questo senso è Dio “non è un’idea assoluta”.

Francesco si muove nello scenario nazionale e internazionale da politico di rango. I suoi gesti e le sue parole sono politici, basti pensare alla visita a Lampedusa, agli interventi sull’omosessualità, fino all’ultima proposta di utilizzare i conventi chiusi per ospitare i rifugiati. C’è il rischio che questo agire politico possa essere strumentalizzato e usato per obiettivi di parte?

Il Papa può essere facilmente strumentalizzato, certo. Basta interpretarlo ideologicamente e il gioco è fatto. E invece il Papa non si stanca di ripeterlo: il vangelo va interpretato col vangelo non con altro. Quindi se il gesto o la parola del Papa è interpretato con categorie non evangeliche se ne capovolge il senso. Questo Papa è decisamente impegnativo anche per i giornalisti, credo. Sta falsificando le categorie più ovvie del recente passato quali conservatore/progressista, ad esempio. Davanti alla sua esperienza pastorale siamo tutti chiamati a capire meglio, ad ascoltare meglio, a non affrettare il giudizio, ad avere la pazienza dei tempi lunghi. Invece la tentazione è quella di aggrapparsi a categorie vecchie, e sostanzialmente politiche ma non evangeliche.

La Chiesa e la comunicazione. Lei e la rivista che lei dirige, Civiltà Cattolica, state sperimentando strade e modalità innovative sulla base del presupposto che la rete e i social media in particolare non sono un mezzo ma un luogo di vita. In questo senso dobbiamo aspettarci una presenza più assidua e “nuova” di Papa Francesco negli ambienti digitali?

Sì e lo stiamo vedendo. Dico sì non nel senso che il Papa sbarcherà su nuove reti sociali o sia necessariamente più presente di quanto non lo sia. Intendo dire che, siccome il Papa esprime una autenticità alla quale molti sono sensibili, la sua parola naturalmente rifluisce nell’ambiente digitale e viene condivisa e commentata. La Rete è piena di re-tweet dei tweet del Papa o di tweet di singole persone che rilanciano privatamente questa o quella sua frase. Ma la rete pullula anche di scatti e di video. La rete non è un ambiente fittizio, ma parte dell’ordinaria esperienza dell’uomo di oggi. In rete rifluiscono le domande, le speranze, le attese della gente. Papa Francesco, col suo messaggio così immediato, è presente nell’ambiente digitale soprattutto grazie alle gente che lo porta lì dentro. Una esperienza personale, se vuole: ricordo il primo appuntamento dei giovani col Papa a Copacabana. Io ero lì, sulla spiaggia, a commentare in diretta per Rai Uno quel che stava accadendo. A un certo punto però è caduto il segnale video satellitare internazionale. Le televisioni del mondo hanno smesso di fornire le immagini in diretta. Da quel
momento ciò che abbiamo visto era solo il materiale foto e video condiviso sui social dai giovani testimoni. E’ stato un evento che mi ha fatto riflettere molto su questa dinamica social che coinvolge il Papa e che egli è in grado di generare.

Da Benedetto a Francesco. Cronaca di una successione al Pontificato

Cari amici,
vi segnalo l’uscita del mio libro sul passaggio da Papa Benedetto a Papa Francesco. Un libro in “soggettiva”: più un diario che una cronaca, in realtà, che parla molto anche della “gesuiticità” dei primi gesti e delle prime parole del Papa.

Ecco la scheda dell’Editore…

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Antonio Spadaro

DA BENEDETTO A FRANCESCO

Cronaca di una successione al Pontificato

134 pagine – euro 13,00

EDIZIONI LINDAU, Torino

www lindau it

 

In  libreria sia in versione cartacea sia in versione digitale

 

 

Benedetto XVI ha rinunciato al ministero petrino richiamando la Chiesa alla necessità di affrontare con vigore le sfide del nostro tempo. Dopo questo gesto «rivoluzionario» è stato tutto un convulso susseguirsi di eventi, suggestivi, commoventi, drammatici, imprevisti.

Trascorso poco più di un mese da quel giorno viene eletto Papa il card. Jorge Mario Bergoglio. I gesti e il linguaggio di papa Francesco hanno raccolto il testimone di papa Benedetto, evocando subito l’immagine di una chiesa povera, piena di speranza e di misericordia.

P. Antonio Spadaro, direttore della prestigiosa rivista «La Civiltà Cattolica», ricostruisce questo passaggio epocale dal suo privilegiato punto di osservazione, interrogandosi sul suo significato e sulle prospettive per il futuro. Da gesuita, e dunque formato alla stessa scuola spirituale di papa Francesco, p. Spadaro riconosce i tratti specifici della spiritualità di Ignazio di Loyola, che plasmano lo stile di vita, di preghiera e di azione del nuovo Vescovo di Roma.

Queste pagine aiutano a comprendere l’esperienza davvero unica che stiamo vivendo, di riforma e di amore per la Chiesa.

«Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di capire, capire quello che stava accadendo perché ho vissuto questi eventi in presa diretta come direttore di Civiltà Cattolica. Ho seguito per la mia rivista tutta la vicenda: dalla rinuncia di Benedetto XVI al Conclave, fino all’elezione di Papa Francesco. Così alla fine ho preso nota di tutto, però volevo anche raccontare in “soggettiva” quello che stava accadendo, cioè cercando di scrivere come stavo vivendo quegli eventi in maniera molto personale. Dunque, certamente è un diario, una scrittura “calda” di quegli eventi.»

A.S. a «Radio Vaticana» – int. di Alessandro Gisotti

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 INDICE SINTETICO DEL VOLUME

9     Premessa. Una esperienza

19   «Una decisione di grande importanza per la vita della chiesa»

41    «Sono semplicemente un pellegrino»

51    La Sede vacante e il Conclave

59    «Qui sibi nomen imposuit Franciscum»

71    Contro l’autoreferenzialità

79    Contro la corruzione

91    Gli atti, le sfide, la riforma

109   «Miserando atque eligendo»

117   Conclusione. Il «Dio delle sorprese»

121  Appendice. Il carteggio tra Papa Francesco e il Generale dei Gesuiti.

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Dal libro

 13 marzo 2013

«Vedo San Pietro dalla mia finestra nella sede de “La Civiltà Cattolica”. A volte ammiro tramonti stupendi dietro il cupolone. Ma sento che oggi devo stare sotto il cupolone e non davanti.»

In Sala Stampa mi sento a casa tra gente che attende con me. Iacopo Scaramuzzi pochi minuti prima della fumata bianca mi aveva chiesto se ritenevo «papabile» il cardinal Bergoglio. Gli avevo risposto Leggi tutto “Da Benedetto a Francesco. Cronaca di una successione al Pontificato”

Conclave 2.0 : le apps, i siti, le mappe, le iniziative social

Gli ultimi giorni di Pontificato di Benedetto XVI sono stati accompagnati da una conversazione molto attiva sui social networks. L’opinone popolare ha avuto in internet un luogo privilegiato di espressione. E’ bastato avere un profilo Facebook o un account Twitter o un blog per esprimersi, commentare, dire qualcosa. Dario Morelli su L’Huffington Post ha commentato: «Ratzinger ha mandato in tilt l’infosfera globale semplicemente costringendola a confrontarsi con un tema un po’ più complicato del solito: il che è di per sé un altro grande insegnamento del Papa che più di ogni altro si è interessato alla comunicazione digitale». Quindi moltissimi hanno scritto post su Facebook, commenti sui blog e tweets. Tra i 10 topics trend dell’11 febbraio 2013 ben 5 erano riferiti al gesto del Papa. Ha concluso acutamente Gianni Riotta su La Stampa: «lo schivo teologo Ratzinger ha dominato Twitter: a conferma che i valori antichi sopravvivono, forti, nell’era digitale».

Quando poi i tweets di Benedetto XVI sono stati archiviati (non cancellati!) e la pagina dell’account @pontifex è rimasta cioè vuota, questo ha fatto percepire alla rete il senso della “Sede Vacante” più di ogni altro simbolo. Nel frattempo si moltiplicavano esponenzialmente i tweets con l’hashtag #ThanksBenedict, #ObrigadoBento, #DankeBenedikt, #GrazieBenedetto, #GraciasBenedicto,…

Ma dal primo giorno di sede vacante la Rete è rimasta cassa di risonanza degli eventi successivi e soprattutto degli incontri dei cardinali nelle Congregazioni Generali di cui la stampa dava notizia. Si è cominciato a parlare di “papabili” ma anche di temi caldi per la vita della Chiesa. La conversazione sociale ha seguito questi passaggi con grande attenzione e partecipazione. Possiamo riassumere alcuni eventi e iniziative:

1) Gli account Twitter e le pagine Facebook dei Cardinali

Si è sviluppata una grande attenzione nei confronti dei cardinali che avevano un account Twitter o un profilo Facebook. Se brevi ma precise notizie venivano fornite dalla Sala Stampa vaticana, sono stati alcuni cardinali che hanno deciso di inviare ogni tanto alcuni tweets con messaggi che con discrezione comunicavano stati d’animo e inviti alla preghiera. Ciascuno dei cardinali che è su Twitter ha deciso personalmente cosa fare e come essere presente con naturalezza e senza forzature. Ovviamente con l’inizio del Conclave i cardinali si chiuderanno nel silenzio e questi tweets cesseranno di essere inviati. E questo è un gesto di coerenza perché l’ambiente digitale è interconnesso con quello fisico e dunque il silenzio non sarà “schizofrenico”, ma organico e riguarderà anche la comunicazione in Rete. Sono particolarmente seguite anche le pagine Facebook di alcuni Cardinali, come ha notato Jaime D’Alessandro sul Repubblica.

Infine è da notare la creazione di alcuni account Twitter legati agli eventi del Conclave per lo più gestiti da vaticanisti o da persone interessate. Anche se riportano nomi e immagini dell’account che fanno immaginare una qualche ufficialità non sono dei “fake”, cioè account falsi, ma iniziative di commento e di informazione che spesso rilanciano notizie più ufficiali

2) Le iniziative di preghiera e di riflessione nell’ambiente digitale

Tuttavia questo, che è il primo Conclave che si terrà dalla diffusione dei social networks (avvenuta poco dopo l’elezione di Benedetto XVI), si caratterizza per le svariate forme di partecipazione sociale a questi eventi legati alla elezione del Pontefice. C’è un desiderio e un bisogno di partecipazione che colpisce. Accanto alla conversazione sociale sono così apparse alcune iniziative quali, ad esempio, Adopt a cardinal. L’iniziativa ha come scopo quello di farsi assegnare un Cardinale da supportare con la preghiera e l’intercessione prima e durante il conclave e per i tre giorni successivi all’elezione. Alla vigilia del Conclave hanno aderito all’iniziativa 500.000 persone.

Nel frattempo Aleteia ha attivato alcuni hangouts, cioè delle interviste video sulla piattaforma Google, che hanno permesso approfondimenti e ai quali era possibile partecipare inviando messaggi o domande. Non si contano i siti e i blog di informazione dedicati al Conclave e ai giorni che lo precedono.

3) Le mappe interattive dei Cardinali

In Rete poi non si contanto le iniziative legate alla presentazione dei cardinali a volte con mappe interattive o ampie presentazioni o citazioni dei loro discorsi: dal Papabile of the day alla mappa del New York Times o HGH de La Stampa, al What the cardinals belive. Impossibile censire tutte le iniziative. Tutte queste iniziative nascono perché la gente desidera partecipare, informarsi, vivere l’evento in maniera più partecipata e sociale.

4) Le Apps del Conclave

A queste iniziative sono da accostare le Applicazioni per tablet e smartphones per le vare piattaforme nate attorno all’evento del Conclave. Ne faccio qui un elenco che non intende affatto essere un giudizio di validità. Alcune sono davvero ben fatte, altre rispondono più a una logica di curiosità. Ma è interessante verificare il fenomeno:

Innanzitutto è da segnalare l’applicazione ufficiale del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali  The Pope App uscita prima per iOs e poi, proprio il primo giorno di sede vacante, per Android. E’ una applicazione completa che permette di seguire in diretta gli eventi e accedere a tutti i documenti ufficiali relativi al Papa, e anche accedere ai luoghi più importanti del Vaticano attraverso delle webcams dislocate in Piazza San Pietro che trasmettono immagini in ogni momento. Altra applicazione ufficiale, valida sempre come The Pope App è Vatican.va del Servizio Internet del Vaticano. E’ da segnalare anche l’applicazione Porta Fidei per iOs e Android che permette di seguire le attività per l’Anno della Fede.

Esistono poi varie applicazioni non ufficiali di vario genere e qualità. Ne segnalo alcune senza dare giudizi di qualità né voler essere esaustivo:

Per Android:

– applicazioni di news e informazioni: FC Conclave Live (l’applicazione di Famiglia Cristiana per seguire il Conclave), Conclave News , Conclave e Habemus Papam (con aggiornamenti periodici sugli eventi)

– applicazioni legate ai “papabili”: Vota il tuo Papa! , PapabiliPapabili 2013 , Chi sarà il prossimo Papa? , Nome del nuovo Papa,

Per iOS (iPad, iPhone):

– applicazioni di news e informazioni: FC Conclave Live (l’applicazione di Famiglia Cristiana per seguire il Conclave), Elezione Papa 2013Conclave News , Conclave e Conclave Alert (con aggiornamenti periodici sugli eventi)

– applicazioni legate ai “papabili”: iConclave

5) L’avviso dell’elezione

E’ da notare, infine, anche l’iniziativa Popealarm che permette di essere avvisati via sms o email al momento della fumata bianca.

Conclusioni

Ciò che sta avvenendo e la vasta partecipazione agli eventi del Conclave e di ciò che lo precede manifesta  elementi interessanti. Il primo è che oggi un evento di proporzioni mondiali quale è il Conclave naturalmente vive anche nell’ambiente digitale perché in esso è possibile esprimersi e reagire in maniera diretta. Il rischio è la fagocitazione di un evento che ha logiche che a volte sfuggono alla facile “socializzazione” dell’evento. E gli effetti negativi sono il gossip e l’eccessiva curiosità. E tuttavia la Rete esprime un forte e positivo bisogno di partecipazione reale a un evento che la gente avverte come importante e simbolicamente rilevante. Gli effetti più positivi sono legati alle iniziative di preghiera, di sostegno e di informazione condivisa che rende il Conclave un evento che segna e anima la vita della Chiesa e che attira l’attenzione di persone, credenti o meno, che si interrogano e vogliono comprendere.

Aveva ragione Marshall McLuhan quando, nel 1973, parlando del Magistero nell’era elettronica, ravvisava che le condizioni che accompagnano il suo esercizio nel ventesimo secolo presentano un’analogia con il primo decennio della Chiesa. «C’è, da un lato, — scrive — l’immediatezza dell’interrelazione tra cristiani e non, in un mondo in cui le informazioni si muovono alla velocità della luce. La popolazione del mondo ora coesiste in uno spazio estremamente piccolo e in un tempo istantaneo. Per quanto riguarda il Magistero, è come se l’intera popolazione del mondo fosse presente in una piccola stanza in cui fosse possibile un dialogo perpetuo».  Lo comprendiamo bene adesso in tempo di «Conclave 2.0» e davanti all’elezione di un Papa che esercita il ministero petrino e la sua autorità sulla Ecclesia universa in un contesto globale. Risultano profetiche le parole del cardinal Avery Dulles, pronunciate nel 2000: «In our electronic age, when information travels with the speed of light, global authority is more important than ever. What happens today in Peoria cam rise questions in New Delhi and Warsaw tomorrow».

La “nuvola” di Papa Benedetto: tutti i suoi tweets

Il 3 dicembre 2012 Bendetto XVI aveva inaugurato la sua presenza su Twitter aprendo 8 accounts in altrettante lingue, alle quali il 17 gennaio ha aggiunto quello in latino. Il primo tweet è statp inviato dall’account @pontifex il 12 dicembre. Più volte il gesto che il Papa ha compiuto il 12 dicembre 2012 sullo schermo touch di un iPad è stato collegato a livello simbolico a quello compiuto da Pio XI il 12 febbraio 1931, quando l’allora Pontefice, tra i microfoni e le valvole termoioniche della Radio Vaticana, lanciava il suo primo messaggio radiofonico. E, prima ancora Leone XIII nel 1896 aveva impresso la sua benedizione sul nitrato di cellulosa della pellicola dei fratelli Lumière

La Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo attraverso i canali attivi in un preciso momento storico. La pellicola del cinema e il microfono di una radio da una parte, e un iPad aperto su un social network come Twitter dall’altra, costituiscono due forme differenti di comunicazione, e diremmo quasi due epoche. Come la radio ha rappresentato la trasmissione dell’informazione ad ampio raggio, così Twitter rappresenta la conoscenza connettiva e condivisa con tutti i suoi rischi e le sue potenzialità.

Pare che la pagina vuota dell’account Twitter @pontifex stia facendo percepire meglio di altro il concetto di “Sede vacante”. Questo fa riflettere. Tuttavia i tweets di Benedetto XVI non sono stati cancellati ma archiviati. Anche il sito http://www.vatican.va/ è in “sede vacante”. E’ l’adeguamento tra il contesto digitale e quello reale. La sede vacante appare in maniera coerente nei due contesti senza schizofrenie. L’account @pontifex è del Papa e non di un solo Papa. Comunque stiamo parlando di una situazione nuova, senza modelli precedenti (anche questa!). Penso però che sia stata presa la decisione giusta, capace di distinguere tra “streaming” e “archivio”.

Elenco anch’io qui di seguito i tweets del Papa. In alto ho posto l’immagine della «tagcloud» sviluppata dalle parole di questo tweets. La grandezza delle parole sono proporzionali alla loro ricorrenza. Per vederlo meglio bisogna fare click sull’immagine.

Per approfondimenti puoi andare qui: Twitter Theology

12 dic
Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore.

12 dic
Come possiamo vivere meglio l’Anno della fede nel nostro quotidiano?

12 dic
Dialoga con Gesù nella preghiera, ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno.

12 dic
Dialoga con Gesù nella preghiera, ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno.

12 dic
Come vivere la fede in Gesù Cristo in un mondo senza speranza?

12 dic
Con la certezza che chi crede non è mai solo. Dio è la roccia sicura su cui costruire la vita e il suo amore è sempre fedele.

12 dic
Come essere più portati alla preghiera quando siamo così occupati con le questioni del lavoro, della famiglia e del mondo?

12 dic
Offrire ogni cosa che fai al Signore, chiedere il suo aiuto in ogni circostanza della vita quotidiana e ricordare che ti è sempre accanto.

19 dic
La fede di ognuno ha momenti di luce, ma anche di buio. Se vuoi camminare sempre nella luce, lasciati guidare dalla Parola di Dio.

19 dic
Maria vive con gioia l’annuncio che sarà madre di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo. La vera gioia viene dall’unione con Dio.

21 dic
Quando neghi Dio, neghi la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, sta difendendo l’uomo

21 dic
Noi play pokies free online non possediamo la verità, è la Verità che possiede noi. Cristo, che è la Verità, ci prende per mano

21 dic
Al termine dell’anno, preghiamo che la Chiesa, nonostante i suoi limiti, cresca sempre di più come casa di Dio

24 dic
Quale tradizione familiare natalizia della sua infanzia ricorda ancora?

24 dic
Il presepe che si faceva insieme nella nostra casa mi dava grande gioia. Aggiungevamo figure ogni anno e usavamo muschio per decorarlo

1 gen
Il Signore vi benedica e vi protegga nel nuovo anno

2 gen
Quando ci affidiamo totalmente al Signore, tutto cambia. Noi siamo figli di un Padre che ci ama e non ci abbandona mai

6 gen
Gli uomini sapienti seguirono la stella e arrivarono a Gesù, la grande luce che illumina tutta l’umanità.

7 gen
Vi chiedo di unirvi a me nella preghiera per la Siria, affinché il dialogo costruttivo prenda il posto dell’orribile violenza.

7 gen
I Nigeriani occupano un posto speciale nel mio cuore; molti di loro sono stati vittime di violenze senza senso negli ultimi mesi.

7 gen
Difendiamo il diritto all’obiezione di coscienza degli individui e delle istituzioni, promuovendo

9 gen
Seguendo l’esempio di Cristo, impariamo a donare totalmente noi stessi. Chi non riesce a donare se stesso, dona sempre troppo poco.

13 gen
Ogni cristiano, in quest’Anno della fede, possa riscoprire la bellezza di essere rinato dall’amore di Dio, e vivere come suo vero figlio

13 gen
Che cosa avviene nel Battesimo? Siamo uniti per sempre a Gesù, rinati ad una nuova vita

16 gen
Se amiamo il nostro prossimo, scopriremo il volto di Cristo nel povero, nel debole, nel malato e nel sofferente.

20 gen
Che cosa ci chiede il Signore per l’unità dei Cristiani? Pregare con costanza, praticare la giustizia, amare la bontà e camminare con Lui.

23 gen
Molti falsi idoli emergono oggi. Se i cristiani vogliono essere fedeli, non devono avere timore di andare controcorrente.

27 gen
Che cosa significa per noi la Domenica, giorno del Signore? E’ un giorno per il riposo e la famiglia, ma prima di tutto un giorno per Lui

30 gen
Ogni essere umano è amato da Dio Padre. Nessuno si senta dimenticato, perché il nome di ciascuno è scritto nel Cuore del Signore.

2 feb
Un mio pensiero affettuoso va oggi a ogni religiosa e religioso: possano sempre seguire Cristo fedelmente nella povertà castità e obbedienza

3 feb
Imitando la Vergine Maria, accogliamo e custodiamo nel nostro animo la Parola di Gesù, per riconoscerlo Signore della nostra vita

6 feb
Ogni cosa è dono di Dio: solo riconoscendo questa vitale dipendenza dal Creatore troveremo libertà e pace.

10 feb
Dobbiamo avere fiducia nella potenza della misericordia di Dio. Noi siamo tutti peccatori, ma la Sua grazia ci trasforma e ci rende nuovi.

13 feb
Nel Tempo di Quaresima che iniziamo, rinnoviamo il nostro impegno di conversione dando più spazio a Dio.

17 feb
La Quaresima è un tempo favorevole per riscoprire la fede in Dio come base della nostra vita e della vita della Chiesa

24 feb
In questo momento particolare, vi chiedo di pregare per me e per la Chiesa, confidando come sempre nella Provvidenza di Dio.

27 feb
Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano, di essere amato da Dio che ha dato suo Figlio per noi.

28 dic
Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita.