Lettera in occasione del conferimento a p. Federico Lombardi del Dottorato honoris causa dell’Università Pontificia Salesiana

CONCLAVE: P.LOMBARDI, NON ANCORA DEFINITA DATAOggi, 14 novembre 2014, è stato conferito a p. Federico Lombardi S.I. il dottorato honoris causa in Scienze della Comunicazione Sociale da parte della Facoltà di Comunicazione Sociale della Pontificia Università Salesiana. A causa di un problema non mi è  stato possibile essere presente e intervenire alla laudatio come previsto dal programma. Per questo ho scritto la seguente lettera al Decano della Facoltà, prof. don Mauro Mantovani, perché venisse letta nell’occasione.

Caro don Mauro Mantovani,

le scrivo questa lettera perché purtroppo non potrò essere presente, come invece era previsto, al conferimento del Dottorato honoris causa a p. Federico Lombardi. Oggi mi trovo in Sardegna a causa del grave lutto familiare di un confratello della mia comunità al quale sento il dovere di essere vicino in questo momento difficile. Tuttavia ho il desiderio di lasciare un breve saluto personale.

Da ex allievo, grato per la formazione ricevuta, saluto il Rettor Maggiore, don Artime. Saluto mons. Domenico Pompili col quale ho collaborato sulle frontiere della comunicazione ecclesiale, e tutti coloro che prendono parte a questo incontro sul «Ripensare la comunicazione», e che festeggiano il conferimento di questo Dottorato.

Padre Federico Lombardi è un grande comunicatore. Ovviamente potrei scrivere subito dell’aspetto professionale della sua figura, ma qui vorrei esprimermi innanzitutto per esperienza personale, umana e spirituale.

Tutti lo conoscete per le sue doti evidenti e sperimentate al servizio della Santa Sede sin dal 1990, quando divenne direttore dei programmi della Radio Vaticana, fino ad oggi. Qualcuno lo ricorda anche per il suo prezioso servizio a La Civiltà Cattolica dal 1973 al 1984. Io, qui, in realtà lo ricordo innanzitutto come Superiore Provinciale dei Gesuiti d’Italia, carica che ha ricoperto dal 1984 fino al 1990.

Il p. Lombardi che io ho conosciuto è stato il padre Lombardi «Provinciale» dei gesuiti. Se adesso sono gesuita, infatti, è «per colpa» sua: lui mi ha ammesso nel noviziato della Compagnia, vagliando la mia vocazione. Tuttavia prima di giungere a questa decisione ha conosciuto e dialogato molto con mia madre, che all’inizio era molto contraria alla mia scelta in quanto sono figlio unico: non ho né fratelli né sorelle. In questa occasione ho compreso che p. Federico Lombardi non «fornisce informazioni» ma «condivide la sua esperienza». Infatti ha ascoltato mia mamma facendosi davvero carico del suo problema, assumendo le sue istanze in maniera equilibrata, ascoltandola, comunicando con lei a un livello profondo. Posso dirvi che, anche prima di accettare la mia vocazione, come poi ha fatto pienamente, da subito mia madre ha imparato a voler bene e ad apprezzare quello che sarebbe stato il mio Superiore religioso.

Successivamente, quando non era più Provinciale, ho sperimento la capacità comunicativa di p. Lombardi in altre occasioni, come, ad esempio, le nostre «Congregazioni Provinciali», una sorta di «capitolo» dell’Ordine. Quando c’era un problema si faceva ricorso a lui. E in genere i problemi erano (e sono tuttora) di comunicazione.

Conosco il suo impegno da noi a Civiltà Cattolica soltanto grazie all’eco che ancora in casa è vivo della sua azione come vicedirettore. Padre Lombardi lavorava, lavorava tanto. In quegli anni, tra l’altro, scalava il monte Amaro (2.800 metri, la cima più alta della Majella) in 3 ore, mi dicono. In metà tempo rispetto a molti altri: un’immagine della sua capacità di lavoro e di servizio.

Circa il suo ruolo come direttore della Sala Stampa posso aggiungere un piccolo aneddoto: alla fine del Conclave, dopo l’elezione del Papa, ho incontrato una giornalista statunitense considerata «pericolosa». Ero molto nervoso per questa intervista. Ma mi ha colpito la prima cosa che mi disse: «Sa una cosa, padre? Io amo il p. Lombardi». Alla mia domanda sul perché, su che cosa intendesse dire, lei proseguì: «sono rimasta colpita dal suo modo di gestire con precisione, ma anche leggerezza il suo ruolo».

Padre Lombardi esprime una tensione pastorale di accoglienza unita a una discrezione che non lo mette sotto la luce dei riflettori, eppure lo rende in qualche modo necessario: crea l’ambiente comunicativo corretto. Io lo ammiro anche perché ha saputo adattarsi a due stili completamente diversi di vivere il Pontificato: la discrezione e la delicatezza di Benedetto; la spontaneità comunicativa imprevedibile di Francesco.

Concludo con un altro piccolo tassello aneddotico. Mi ha colpito quando in un’occasione ufficiale di festeggiamento per l’Ottantesimo l’anniversario della Radio Vaticana, padre Lombardi disse con la sua proverbiale compostezza: «La Radio Vaticana non è una radio». No, non intendeva fare il verso a René Magritte che nel 1948 dipinse «Questa non è una pipa», ma far capire che il mondo della comunicazione era cambiato e che la convergenza dei media fa sì che non ci sia un «mezzo» di comunicazione, e poi un altro «mezzo», e poi un altro «mezzo»… tutti uno accanto all’altro come differenti pianeti di un sistema solare. Voleva far capire all’uditorio che la comunicazione è complessa e ogni piattaforma comunicativa non può far a meno delle altre. La Radio oggi è anche testi, video, social networks… Ovviamente questo lavoro è possibile anche grazie alle sinergie tra i diversi media della Santa Sede. E la sinergia non si inventa: è frutto di una sapiente mediazione, nella quale il p. Lombardi è maestro. E la sua maestria si è confermata nella gestione coraggiosa e sapiente della complessa macchina comunicativa del recente Sinodo straordinario sulla famiglia.

Grazie a tutti per aver pazientemente ascoltato questa mia testimoniaza. A te, caro Federico, complimenti e, di cuore, grazie!

p. Antonio Spadaro S.I.
direttore de La Civiltà Cattolica

La “nuvola” di Papa Benedetto: tutti i suoi tweets

Il 3 dicembre 2012 Bendetto XVI aveva inaugurato la sua presenza su Twitter aprendo 8 accounts in altrettante lingue, alle quali il 17 gennaio ha aggiunto quello in latino. Il primo tweet è statp inviato dall’account @pontifex il 12 dicembre. Più volte il gesto che il Papa ha compiuto il 12 dicembre 2012 sullo schermo touch di un iPad è stato collegato a livello simbolico a quello compiuto da Pio XI il 12 febbraio 1931, quando l’allora Pontefice, tra i microfoni e le valvole termoioniche della Radio Vaticana, lanciava il suo primo messaggio radiofonico. E, prima ancora Leone XIII nel 1896 aveva impresso la sua benedizione sul nitrato di cellulosa della pellicola dei fratelli Lumière

La Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo attraverso i canali attivi in un preciso momento storico. La pellicola del cinema e il microfono di una radio da una parte, e un iPad aperto su un social network come Twitter dall’altra, costituiscono due forme differenti di comunicazione, e diremmo quasi due epoche. Come la radio ha rappresentato la trasmissione dell’informazione ad ampio raggio, così Twitter rappresenta la conoscenza connettiva e condivisa con tutti i suoi rischi e le sue potenzialità.

Pare che la pagina vuota dell’account Twitter @pontifex stia facendo percepire meglio di altro il concetto di “Sede vacante”. Questo fa riflettere. Tuttavia i tweets di Benedetto XVI non sono stati cancellati ma archiviati. Anche il sito http://www.vatican.va/ è in “sede vacante”. E’ l’adeguamento tra il contesto digitale e quello reale. La sede vacante appare in maniera coerente nei due contesti senza schizofrenie. L’account @pontifex è del Papa e non di un solo Papa. Comunque stiamo parlando di una situazione nuova, senza modelli precedenti (anche questa!). Penso però che sia stata presa la decisione giusta, capace di distinguere tra “streaming” e “archivio”.

Elenco anch’io qui di seguito i tweets del Papa. In alto ho posto l’immagine della «tagcloud» sviluppata dalle parole di questo tweets. La grandezza delle parole sono proporzionali alla loro ricorrenza. Per vederlo meglio bisogna fare click sull’immagine.

Per approfondimenti puoi andare qui: Twitter Theology

12 dic
Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore.

12 dic
Come possiamo vivere meglio l’Anno della fede nel nostro quotidiano?

12 dic
Dialoga con Gesù nella preghiera, ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno.

12 dic
Dialoga con Gesù nella preghiera, ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno.

12 dic
Come vivere la fede in Gesù Cristo in un mondo senza speranza?

12 dic
Con la certezza che chi crede non è mai solo. Dio è la roccia sicura su cui costruire la vita e il suo amore è sempre fedele.

12 dic
Come essere più portati alla preghiera quando siamo così occupati con le questioni del lavoro, della famiglia e del mondo?

12 dic
Offrire ogni cosa che fai al Signore, chiedere il suo aiuto in ogni circostanza della vita quotidiana e ricordare che ti è sempre accanto.

19 dic
La fede di ognuno ha momenti di luce, ma anche di buio. Se vuoi camminare sempre nella luce, lasciati guidare dalla Parola di Dio.

19 dic
Maria vive con gioia l’annuncio che sarà madre di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo. La vera gioia viene dall’unione con Dio.

21 dic
Quando neghi Dio, neghi la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, sta difendendo l’uomo

21 dic
Noi play pokies free online non possediamo la verità, è la Verità che possiede noi. Cristo, che è la Verità, ci prende per mano

21 dic
Al termine dell’anno, preghiamo che la Chiesa, nonostante i suoi limiti, cresca sempre di più come casa di Dio

24 dic
Quale tradizione familiare natalizia della sua infanzia ricorda ancora?

24 dic
Il presepe che si faceva insieme nella nostra casa mi dava grande gioia. Aggiungevamo figure ogni anno e usavamo muschio per decorarlo

1 gen
Il Signore vi benedica e vi protegga nel nuovo anno

2 gen
Quando ci affidiamo totalmente al Signore, tutto cambia. Noi siamo figli di un Padre che ci ama e non ci abbandona mai

6 gen
Gli uomini sapienti seguirono la stella e arrivarono a Gesù, la grande luce che illumina tutta l’umanità.

7 gen
Vi chiedo di unirvi a me nella preghiera per la Siria, affinché il dialogo costruttivo prenda il posto dell’orribile violenza.

7 gen
I Nigeriani occupano un posto speciale nel mio cuore; molti di loro sono stati vittime di violenze senza senso negli ultimi mesi.

7 gen
Difendiamo il diritto all’obiezione di coscienza degli individui e delle istituzioni, promuovendo

9 gen
Seguendo l’esempio di Cristo, impariamo a donare totalmente noi stessi. Chi non riesce a donare se stesso, dona sempre troppo poco.

13 gen
Ogni cristiano, in quest’Anno della fede, possa riscoprire la bellezza di essere rinato dall’amore di Dio, e vivere come suo vero figlio

13 gen
Che cosa avviene nel Battesimo? Siamo uniti per sempre a Gesù, rinati ad una nuova vita

16 gen
Se amiamo il nostro prossimo, scopriremo il volto di Cristo nel povero, nel debole, nel malato e nel sofferente.

20 gen
Che cosa ci chiede il Signore per l’unità dei Cristiani? Pregare con costanza, praticare la giustizia, amare la bontà e camminare con Lui.

23 gen
Molti falsi idoli emergono oggi. Se i cristiani vogliono essere fedeli, non devono avere timore di andare controcorrente.

27 gen
Che cosa significa per noi la Domenica, giorno del Signore? E’ un giorno per il riposo e la famiglia, ma prima di tutto un giorno per Lui

30 gen
Ogni essere umano è amato da Dio Padre. Nessuno si senta dimenticato, perché il nome di ciascuno è scritto nel Cuore del Signore.

2 feb
Un mio pensiero affettuoso va oggi a ogni religiosa e religioso: possano sempre seguire Cristo fedelmente nella povertà castità e obbedienza

3 feb
Imitando la Vergine Maria, accogliamo e custodiamo nel nostro animo la Parola di Gesù, per riconoscerlo Signore della nostra vita

6 feb
Ogni cosa è dono di Dio: solo riconoscendo questa vitale dipendenza dal Creatore troveremo libertà e pace.

10 feb
Dobbiamo avere fiducia nella potenza della misericordia di Dio. Noi siamo tutti peccatori, ma la Sua grazia ci trasforma e ci rende nuovi.

13 feb
Nel Tempo di Quaresima che iniziamo, rinnoviamo il nostro impegno di conversione dando più spazio a Dio.

17 feb
La Quaresima è un tempo favorevole per riscoprire la fede in Dio come base della nostra vita e della vita della Chiesa

24 feb
In questo momento particolare, vi chiedo di pregare per me e per la Chiesa, confidando come sempre nella Provvidenza di Dio.

27 feb
Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano, di essere amato da Dio che ha dato suo Figlio per noi.

28 dic
Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita.

Dalla prima benedizione via radio (Pio XI) alla prima benedizione via twitter (Benedetto XVI)

Da oggi il Papa ha un account Twitter che fa riferimento a lui. L’evento è coperto dai media in maniera persino eccessiva. Colpisce il gesto simbolico. Ma in realtà si tratta di un gesto che potrei definire “normale”. In fondo il 3 dicembre 2012 si connette idealmente al 12 febbraio 1931, quando Pio XI lanciava il suo primo messaggio via radio. Già allora Pio XI parlava di una la tecnologia messa a servizio delle relazioni e non della mera propaganda. E oggi un messaggio inviato via Twitter può essere retwittato, commentato… entra in un giro di relazione, di condivisione, di riflessione.

Propongo qui di seguito due video: uno dell’Istituto Luce che riprende l’inaugurazione della Radio Vaticana ad opera di Pio XI (12 febbraio 1931); un altro del Centro Televisivo Vaticano che riprende l’inaugurazione dell’account Twitter di Benedetto XVI (12 dicembre 2012). 80 anni separano e congiungono, tessendo una ininterrotta tradizione comunicativa.


 

Fr. Lombardi: my thoughts on good and evil in communications

Father Federico Lombardi SJ – the Director of Vatican Radio, the Vatican Press Office and the Vatican Television Centre – delivered the 2009 World Communications Day lecture in London. Speaking on May 21 2009  at Allen Hall Seminary in Chelsea, Fr Lombardi spoke of the challenges and opportunities that the new media landscape presents the Church with – especially the Vatican. 

 

The changes that have taken place in social communications during recent years and decades are obvious to all who have ears to hear and eyes to see.

Communications experts in academia are constantly studying all the phenomena associated with these great changes, and are therefore best placed to discuss the broader picture in abstract generality.

However, I live these changes personally and concretely. I am immersed in the use of various communications media, and so also in their transformations.

I got my start in communications as a writer for La Civiltà Cattolica, a cultural review that continues to publish thoughtful analysis today, just as it did when it was founded 160 years ago. Then I was sent to work in radio, and then to a television production centre; my experience with these media introduced me to, and forced me to come to grips with, the rapid development of communications technology. In order to communicate the relevance of the Christian message to current events, I also had to grasp the ways in which these new technologies were affecting life in the newsroom and behind the editor’s desk.

The advent of satellite distribution systems, particularly for radio, gave us the chance to bring Vatican Radio’s linguistically diverse programming to vastly larger audiences across the world; the introduction of digital production profoundly changed the work methods and the professional profiles of both journalists and technicians. Then came the Internet, and with it new ways of gathering and exchanging information: instantaneous communication via email, and widespread, channelled content distribution on the web.

These past few years at the Vatican Press Office have shown me the need to look for ways to establish a more organic and constructive dialogue and exchange between the communications organs of the Holy See and today’s world of social communications – for today’s communications environment is rapidly becoming something vastly different from that which my generation first experienced it.

In April 2009, a document prepared by Microsoft entitled ‘Europe Logs On: European Internet Trends of Today and Tomorrow’, offered the following piece of information: if it continues to grow at the projected rate, then by June of 2010 internet use will surpass traditional television use among European consumers, reaching an average of more than 14 hours per week, to television’s 11.5.

In 2008, the Internet surpassed all other media except television as the principal source of information for national and international current events. Its rise continues and seems unstoppable.

I consider myself interested in and responsible for many different vectors of communication in the Church – for communication to many different countries where a wide array of situations are to be encountered and where a broad spectrum of different circumstances obtain. I am well aware that in a large part of the world, communication happens in ways that are very different from those found in more developed countries. It is also true that even in the more developed countries, there are palpable differences that need to be taken into account. The document I just cited speaks of a ‘digital divide’, separating North from South as far as internet access and use is concerned.

From the Church’s point of view, leaving those with fewer possibilities on the margins is simply not an option. For us, the poor and developing countries are at least as important as the wealthy, if not more. So, we cannot leave the traditional technologies and forms of communication by the wayside, for they are still necessary to serve a large part of humanity. At the same time, we cannot but be attentive to the direction in which communications are moving, nor can we allow ourselves to lose touch with the latest advancements in the world of communications.

Reflection and debate regarding the way the Church communicates both internally and externally – that is, with her members and with the larger world – have intensified recently, not only because of discussions about the Pope and the Church, but also because of the way those discussions were conducted. The coverage was widespread and just about every news outlet took an editorial stance at one point or another. Throughout it all, many different issues got confused, but no one can doubt that the whole business did raise some very real questions. It is our job to get to the bottom of those questions and then figure out something useful to say about them.

Shockwaves

A first and obvious consideration regards the speed and intensity with which news spreads, especially sensational news. Internet communications have greatly increased both the speed with which the shockwaves spread, and their reach. Communication happens around the clock, 24/7. News no longer reaches people to the rhythm of the morning paper or the TV bulletins.

Additionally, the vast and ever-growing variety of voices makes it more and more difficult to attract people’s attention, and this results in the tendency to sensationalise news, to ‘spice up’ the headlines. Many journalists and news outfits are endlessly searching for the next big scoop, as though getting it were the one thing that, in the midst of the great sea of words and images, can give their existence some sort of affirmation.

We are all aware of this situation, and we see the continuous risks, but we can’t seem to understand how to fix it.

Let’s consider more closely some recent cases, like Leggi tutto “Fr. Lombardi: my thoughts on good and evil in communications”

Cyberteologia. Intervista di Fabio Colagrande per la Radio Vaticana

Cliccare qui per l’intervista AUDIO  (durata: 26 minuti ca.)

“Oggi la grande sfida per la Chiesa non è imparare a usare il web per evangelizzare, ma vivere e pensare bene – anche la fede – al tempo della rete”. E’ il punto di partenza del saggio “Cyberteologia” (Ed. Vita &Pensiero), appena pubblicato da Antonio Spadaro sj, direttore della rivista La Civiltà Cattolica. “Oggi, grazie agli smart-phone e ai tablet, la nostra vita è sempre ‘on-line’ e la rete cambia il nostro modo di pensare e comprendere la realtà. Perciò, mi chiedo, come cambia la ricerca di Dio al tempo dei motori di ricerca? Chi è il mio prossimo all’epoca del web? Sono possibili la liturgia e i sacramenti sulla rete? ”.

Secondo p. Spadaro, sostenitore della spiritualità della tecnologia, “proprio nella rete Cristo chiama l’umanità ad essere più unita e connessa”. E questa concezione dei mezzi di comunicazione appartiene alla tradizione della Chiesa. “Quando nel 1931 Pio XI benedisse, in latino, i macchinari della Radio Vaticana – ricorda Spadaro – sottolineò che comunicare le parole apostoliche ai popoli lontani, attraverso l’etere, era un modo per essere uniti a Dio in un’unica famiglia”. Un’intuizione profonda, per l’epoca, che vedeva nella tecnologia della radio non un modo per trasmettere contenuti, fare propaganda, ma un mezzo per creare relazioni, un’unica grande famiglia di credenti. “Potremmo quasi dire – aggiunge Spadaro – che papa Ratti avesse già compreso pienamente la logica dei social networks”.

L’autore prescinde dalle critiche ai social networks, molto frequenti, non solo nel mondo cattolico. “Si tratta di ambienti, in cui si può vivere bene o male – spiega il direttore de La Civiltà Cattolica – dipende dalla qualità delle persone che li frequentano”. “Al di là di ogni considerazione – conclude – va valutato che su Facebook ci sono più di cinquecento milioni di persone, e quindi, soprattutto la Chiesa, non può non esserci. E’ un dato che fa appello alla nostra moralità”. Di fronte al pregiudizo, duro a morire, di una Chiesa nemica del progresso, Spadaro lancia un’ulteriore provocazione: “proprio noi credenti siamo chiamati a dare al mondo un contributo di lettura teologica del fenomeno della rete, far capire le vere potenzialità di questo ambiente (a cura di Fabio Colagrande).

Cliccare QUI per l’intervista AUDIO  (durata: 26 minuti ca.) e QUI per la pagina della Radio Vaticana relativa all’intervista. 

Mondo del web in sciopero per le norme antipirateria proposte negli Usa


Riporto qui il testo di una Intervista a radio Vaticana sulla pirateria informatica (cliccare sul link precedente per la versione audio).

Mondo del web in “sciopero”, a partire dall’auto oscuramento di Wikipedia, per protesta contro la legge antipirateria on line, in discussione al Congresso americano. Alla Camera dei Rappresentanti è ora in discussione un testo denominato “Stop Online Piracy Act”, mentre al Senato è allo studio un’altra versione, il Protect Ip Act. Entrambi i testi hanno ottenuto il sostegno di Hollywood, dell’industria discografica e della camera di commercio americana, mentre i fondatori di Google, Twitter, Yahoo e di altri colossi del web sostengono che le norme aprono la strada alla censura. Delle sfide che Internet pone in tema di libertà di espressione ma anche di necessità di arginare comportamenti criminali, Fausta Speranza ha parlato con padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica: 

R. – Oggi l’ambiente digitale è diventato un ambiente di vita: chiudere o limitare l’accesso a questo ambiente è come limitare l’accesso a un territorio di vita. All’inizio dello scorso novembre per esempio il Foreign OIffice ha organizzato la London internet conference, proprio dedicata alla cyber-sicurezza: in quell’occasione il ministro degli Esteri britannico ha affermato che il libero accesso a internet è un diritto fondamentale e ha pure dichiarato che la libertà di espressione è il cuore del problema circa il futuro del cyber-spazio. E’ un dato di fatto che la rete ha ridotto le distanze tra politici e cittadini. Qui si pone il problema, perché vediamo che i governi spesso sono intenzionati ad avere un ruolo incisivo sulla rete: 60 governi al mondo bloccano la rete ai propri cittadini in un modo o nell’altro

D. – C’è questa espressione, “pirati on line”, che la dice lunga su tutto un mondo di illegalità che sta però spadroneggiando su internet…

R. – La pirateria informatica indica una serie di attività di natura illecita che vengono compiute tramite l’utilizzo di strumenti informatici. Queste vanno ovviamente condannate. Per esempio Wikipedia le ha esplicitamente condannate in un comunicato appena apparso sulla rete. Come vanno condannati del resto tutti gli illeciti che vengono compiuti nel territorio. Questo pone il problema molto serio di una governance di internet. Per questo, nel 2005, a Tunisi, è nato l’Internet Governance Forum che vede governi, settore privato e società civile discutere insieme e questa è la grande novità e l’elemento più importante, la chiave di soluzione del problema. Devono valutare insieme principi, norme, regole, procedure decisionali, programmi condivisi, che determinano l’evoluzione e l’uso della rete.

D. – Appena si parla di controllo si deve dire che non può essere controllo nel senso di gestione da parte di regimi autoritari o di censura. Però dobbiamo parlare di controllo, anche se ci piace poco questa parola. Cioè un controllo, che non sia censura, ci deve essere…

R. – Il cuore del problema è il diritto alla libertà di espressione, che appunto va tutelato. Come ogni diritto fondamentale, è da esercitare in maniera responsabile ma non può essere sacrificato mediante bilanciamenti ingenui con altri valori politici ed economici. La libertà di espressione deve essere ristretta soltanto per difendere i diritti fondamentali delle altre persone e nel rispetto di precise condizioni come ha affermato la Convenzione internazionale sui diritti politici delle Nazioni Unite. Ogni limitazione della libertà di opinione e di espressione deve essere prevista da una norma finalizzata a difendere i diritti, la reputazione degli altri, oppure la sicurezza nazionale, oppure l’ordine pubblico, la salute, la morale pubblica. Quindi, occorre provare anche che tali limitazioni legali siano necessarie e in ogni caso devono essere il meno possibile restrittive. Questo è il piano fondamentale di discussione. Il problema c’è ma bisogna stare attenti alle soluzioni per non cadere in un problema opposto. Direi che non si può delegare la soluzione del problema sempre solo esclusivamente alla norma; c’è un problema educativo, che è fondamentale. Inoltre il problema legale non può che porsi a livello internazionale, non nazionale: sono i governi, insieme con il settore privato e la società civile, a dover riflettere su questi temi e trovare con fatica soluzioni.