Da Benedetto a Francesco. Cronaca di una successione al Pontificato

Cari amici,
vi segnalo l’uscita del mio libro sul passaggio da Papa Benedetto a Papa Francesco. Un libro in “soggettiva”: più un diario che una cronaca, in realtà, che parla molto anche della “gesuiticità” dei primi gesti e delle prime parole del Papa.

Ecco la scheda dell’Editore…

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Antonio Spadaro

DA BENEDETTO A FRANCESCO

Cronaca di una successione al Pontificato

134 pagine – euro 13,00

EDIZIONI LINDAU, Torino

www lindau it

 

In  libreria sia in versione cartacea sia in versione digitale

 

 

Benedetto XVI ha rinunciato al ministero petrino richiamando la Chiesa alla necessità di affrontare con vigore le sfide del nostro tempo. Dopo questo gesto «rivoluzionario» è stato tutto un convulso susseguirsi di eventi, suggestivi, commoventi, drammatici, imprevisti.

Trascorso poco più di un mese da quel giorno viene eletto Papa il card. Jorge Mario Bergoglio. I gesti e il linguaggio di papa Francesco hanno raccolto il testimone di papa Benedetto, evocando subito l’immagine di una chiesa povera, piena di speranza e di misericordia.

P. Antonio Spadaro, direttore della prestigiosa rivista «La Civiltà Cattolica», ricostruisce questo passaggio epocale dal suo privilegiato punto di osservazione, interrogandosi sul suo significato e sulle prospettive per il futuro. Da gesuita, e dunque formato alla stessa scuola spirituale di papa Francesco, p. Spadaro riconosce i tratti specifici della spiritualità di Ignazio di Loyola, che plasmano lo stile di vita, di preghiera e di azione del nuovo Vescovo di Roma.

Queste pagine aiutano a comprendere l’esperienza davvero unica che stiamo vivendo, di riforma e di amore per la Chiesa.

«Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di capire, capire quello che stava accadendo perché ho vissuto questi eventi in presa diretta come direttore di Civiltà Cattolica. Ho seguito per la mia rivista tutta la vicenda: dalla rinuncia di Benedetto XVI al Conclave, fino all’elezione di Papa Francesco. Così alla fine ho preso nota di tutto, però volevo anche raccontare in “soggettiva” quello che stava accadendo, cioè cercando di scrivere come stavo vivendo quegli eventi in maniera molto personale. Dunque, certamente è un diario, una scrittura “calda” di quegli eventi.»

A.S. a «Radio Vaticana» – int. di Alessandro Gisotti

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 INDICE SINTETICO DEL VOLUME

9     Premessa. Una esperienza

19   «Una decisione di grande importanza per la vita della chiesa»

41    «Sono semplicemente un pellegrino»

51    La Sede vacante e il Conclave

59    «Qui sibi nomen imposuit Franciscum»

71    Contro l’autoreferenzialità

79    Contro la corruzione

91    Gli atti, le sfide, la riforma

109   «Miserando atque eligendo»

117   Conclusione. Il «Dio delle sorprese»

121  Appendice. Il carteggio tra Papa Francesco e il Generale dei Gesuiti.

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Dal libro

 13 marzo 2013

«Vedo San Pietro dalla mia finestra nella sede de “La Civiltà Cattolica”. A volte ammiro tramonti stupendi dietro il cupolone. Ma sento che oggi devo stare sotto il cupolone e non davanti.»

In Sala Stampa mi sento a casa tra gente che attende con me. Iacopo Scaramuzzi pochi minuti prima della fumata bianca mi aveva chiesto se ritenevo «papabile» il cardinal Bergoglio. Gli avevo risposto di no con decisione. Lui invece mi aveva detto di sì. Chapeau! Lo ritenevo impossibile perché noi gesuiti ci pensiamo al servizio del Papa e non Papi. C’è una sorta di dissonanza carismatica che cerco di recuperare man mano che l’entusiasmo, anche in me, cresce.

[…] Da qui in poche settimane la Chiesa ha vissuto eventi straordinari. Il gesto «rivoluzionario» di Benedetto XVI, i suoi ultimi discorsi da Pontefice, pieni di fiducia nel Signore, che è la roccia, e nel futuro della Chiesa hanno impresso un forte slancio alle attese e alle speranze. Su questa base, con l’elezione di Papa Francesco abbiamo vissuto il passaggio del testimone. Quando le mani di Benedetto si sono unite in una stretta a quelle di Francesco, si è avvertita la continuità di una riforma che, sebbene in forme diverse e con stile diverso, muove la Chiesa.

Le sfide che sono davanti a Papa Francesco sono quelle che erano già davanti a Papa Benedetto. Bergoglio, per la sua esperienza e la sua indole, così diverse da quelle di Ratzinger, durante il primo mese di ministero petrino ha insistito su parole e gesti che dicono la «vicinanza» della Chiesa a tutti gli uomini. Francesco vuol costruire ponti e non mura.

L’Anno della Fede nel quale Francesco è stato eletto è il tempo giusto per meditare sulle porte della Chiesa. Sono esse aperte o chiuse? L’insistenza del Vescovo di Roma sull’uscire, sul non essere autoreferenziali converge sulla metafora della porta. Nella sua Lettera all’Arcidiocesi di Buenos Aires per l’Anno della Fede, Bergoglio aveva scritto proprio di questa: «La crescente insicurezza ha portato a poco a poco a sbarrare le porte, a collocare sistemi di vigilanza, telecamere di sicurezza, a diffidare degli estranei che bussano alla porta. Tuttavia in alcuni paesi ci sono porte che restano aperte». Dunque la porta chiusa sembra essere per Bergoglio un simbolo del mondo di oggi che delinea uno stile di vita, un modo di porsi di fronte alla realtà, di fronte agli altri, di fronte al futuro.

Proseguiva nella sua Lettera: «La porta chiusa della mia casa, che è il luogo della mia intimità, dei miei sogni, delle mie speranze e sofferenze, così come delle mie gioie, è chiusa per gli altri. E non si tratta solo della mia casa materiale, è anche il recinto della mia vita, del mio cuore. Ogni volta sono sempre meno quelli che possono superare questa soglia. La sicurezza di alcune porte blindate custodisce l’insicurezza di una vita che diventa più fragile e meno sensibile alle ricchezze della vita e dell’amore degli altri».

La Chiesa deve avere le porte aperte: «L’immagine di una porta aperta è sempre stata il simbolo di luce, amicizia, gioia, libertà, fiducia. Quanto bisogno abbiamo di recuperare tutto ciò! La porta chiusa ci danneggia, ci atrofizza, ci separa».

In fondo è questa l’immagine dinamica che il cardinale Bergoglio, diventando Papa, imprime alla Chiesa. Un’immagine programmatica, dunque. A cadere sono false idee di tradizione e di conservazione: «Il restare, il rimanere fedeli implica un’uscita. Proprio se si rimane nel Signore, si esce da sé stessi. Paradossalmente proprio perché si rimane, proprio se si è fedeli, si cambia. Non si rimane fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita. Il Signore opera un cambiamento in colui che gli è fedele. È la dottrina cattolica. San Vincenzo di Lerins fa il paragone tra lo sviluppo biologico dell’uomo, tra l’uomo che cresce, e la Tradizione che, nel trasmettere da un’epoca all’altra il depositum fidei, cresce e si consolida con il passare del tempo: Ut annis scilicet consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur aetate».

Il Dio di Bergoglio, del resto, è il Deus semper maior di sant’Ignazio di Loyola, il «Dio delle sorprese», dunque.

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