La Civiltà Cattolica si rinnova

foto1“La Civiltà Cattolica” si rinnova non perché cede all’ideologia del “nuovo” ma perché il mondo è cambiato, la sua casa è cambiata. Dunque cambia – spero con eleganza – per essere sempre veramente se stessa.

Pochi giorni fa un nostro lettore che aveva deciso di non rinnovare l’abbonamento  ci ha ripensato per «la sensazione di aver acquisito, attraverso La Civiltà Cattolica, una forma mentale più introspettiva e, probabilmente, più umile che – continuava – spero di trasmettere a mio figlio».

 Il nostro vero tesoro come rivista della Compagnia di Gesù è questa forma mentis che ha la sua radice nella spiritualità di Ignazio di Loyola: una spiritualità umanistica, curiosa e attenta alla ricerca della presenza di Dio nel mondo, che nei secoli ha forgiato santi, intellettuali, scienziati… e anche un Papa. Principio ispiratore di questa spiritualità è un criterio molto semplice: «cercare e trovare Dio in tutte le cose», come scrive sant’Ignazio.

E sin dall’editoriale del primo fascicolo del 1850 la nostra rivista ha interpretato così la propria «cattolicità»: «Una Civiltà cattolica non sarebbe cattolica, cioè universale, se non potesse comporsi con qualunque forma di cosa pubblica».

Dunque La Civiltà Cattolica intende condividere un’esperienza intellettuale illuminata dalla fede e profondamente innestata nella vita culturale, sociale, economica, politica, artistica e scientifica dei nostri giorni.

Non vogliamo condividere le nostre riflessioni solamente all’interno del mondo cattolico, ma con chiunque intenda avere fonti di formazione affidabili, capaci di far pensare e di far maturare il giudizio personale.

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 In cosa consistono le principali innovazioni?

La Civiltà Cattolica non cambiava veste grafica dal 1970. Adesso è la prima volta, in 163 anni di vita della rivista, che questa veste viene sottoposta a un vera e propria progettazione coordinata, che va dal restyling della testata, alla creazione di un marchio, dall’impaginazione della copertina, alle gabbie interne, fino alla declinazione per tablet.

In relazione a questa decisione di cambiamento abbiamo coinvolto una società di comunicazione esperta e internazionale, la «Aleteia Communication» (1986), che ci ha donato questo progetto. Il dott. Giovanni Parapini che ha seguito il nuovo progetto.  L’Art Direction è di Turi Di Stefano, che ha curato del progetto nel dettaglio in un confronto continuo e serrato con tutto il Collegio degli Scrittori.

La testata è rimasta in Bodoni, vero filo conduttore dalla fondazione a oggi, ma passando dal Bodoni Poster al Bodoni Normal, leggermente ridisegnato, per avere un’identità sobria, ravvivata dalla presenza del colore bordeaux. Anche tutti i titoli interni sono rimasti in Bodoni.

È cambiato, invece, il carattere interno, mutando dal Simoncini Garamond al Cardo, font più «tondo» e chiaro, che facilita una lettura più riposante. Le gabbie interne sono state riprogettate secondo tre varianti, a secondo della sezione della rivista, a uno o due colonne.

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foto3csmiA livello di struttura scompaiono le «cronache» in un mondo in cui la cronaca è affidata ai quotidiani, e oggi anche ai blog e ai tweets in tempo reale. Insisteremo invece sui «ponti», cioè sulle riflessioni, le valutazioni critiche, i ragionamenti, anche sulla contemporaneità più attuale, grazie alla rubrica «Focus» con articoli legati all’attualità di carattere politico, economico, internazionale, di società, di diritto. La riflessione sulla Chiesa avrà un posto fisso al cuore, cioè al centro, della rivista. Appariranno nuove rubriche mobili quali il «Profilo» e l’«Intervista».

Più in generale ecco il senso della nuova struttura: La Civiltà Cattolica per tradizione e natura esprime una forma «alta» di giornalismo culturale. La rivista – scrivevano i nostri predecessori nel 1851 – «ti entra in casa per recarti novelle, per proporti dubbi, per darti schiarimenti su questa o quella quistione delle più dibattute». La Civiltà Cattolica vuole trattare «quistioni dibattute» e così rispondere all’appello dei Pontefici rivolto alla Compagnia di Gesù nel suo complesso, e in particolare a quello di Paolo VI, ripreso poi da Benedetto XVI:

«Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i Gesuiti».

Non intendiamo semplicemente commentare eventi culturali o riflessioni già formulate. Per quanto ci è possibile vogliamo intuire ciò che sarà, anticipare le tendenze e i fenomeni, prevederne l’impatto, tenere desta l’attenzione dei nostri lettori, dunque. Paolo VI ci aveva chiesto di avere uno «sguardo profetico e dinamico verso l’avvenire […] per scoprire, indovinare se occorre, i segni dei tempi, cioè i doveri, i bisogni, le vie aperte all’avvenire della società e specialmente della Chiesa pellegrinante verso il domani».

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Un’altra innovazione riguarda il digitale. I nostri predecessori chiesero al tipografo di acquistare in Inghilterra una «macchina celere» in sostituzione di quella per la stampa a mano. E questo per fedeltà alla richiesta di Pio IX riguardo ai loro scritti di «spargerli e diffonderli ampiamente in tutti i Paesi», come si legge nella Gravissimum supremi. Nel 1854 la tiratura salì a 13.000 copie.

Oggi per noi questo ha significato l’approdo sui supporti digitali per rendere la rivista maggiormente fruibile da parte di un numero maggiore di persone. La rivista così oggi diventa disponibile su tutti i tablet con applicazioni su iPad, iPhone, Android, Kindle Fire e Windows 8.

È possibile sin da questo momento scaricare gli ultimi due numeri della rivista: l’ultimo della vecchia versione e il primo della nuova.

Abbiamo affidato questo lavoro alla società italo-californiana «Paperlit». A curare con estrema pazienza e cura tutti gli aspetti tecnici è stato l’Ufficio Servizi Informatici della Pontificia Università Gregoriana con a capo l’ing. Gianfranco Fattorini e il lavoro specifico come programmatore e analista del sign. Giovanni Di Giorgio.

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Copia di foto2csLa Civiltà Cattolica, nata nel 1850, ha solcato decenni nei quali sono cambiati non solamente le modalità della comunicazione, ma i suoi stessi significati. Oggi comunicare significa sempre meno «trasmettere» notizie e sempre più essere testimoni e «condividere» con altri visioni e idee.

Per questo il contenuto della rivista nella forma essenziale dell’abstract è «aperto» alle reti sociali per la fruizione, la condivisione, il commento nell’ambito proprio: non il nostro sito ma i networks sociali come Facebook e Twitter.

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Inoltre, grazie alla collaborazione di Google – rappresentata da Giorgia Abeltino, Policy & Government Relation Counsel di Google Italia – è stato avviato un progetto per cui saranno resi fruibili su web tutti i fascicoli pubblicati dal 1850 al 2008. Google aveva infatti digitalizzato i volumi nel contesto del suo progetto Google Libri, attraverso accordi con diverse biblioteche in Europa e negli Stati Uniti. I volumi ancora tutelati da copyright verranno ora resi disponibili su nostra autorizzazione.

Sono previste anche forme instant book digitali che raccolgono articoli pubblicati nel corso degli anni su alcuni argomenti significativi per offrire al lettore una panoramica esaustiva di come è stato trattato.

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Dal 1850 al 1933 la rivista non firmava gli articoli per significare che essi sono espressione non di un singolo ma di una comunità, il cosiddetto «collegio degli scrittori», composto attualmente da 7 gesuiti. La Civiltà Cattolica è l’espressione del lavoro di una équipe. Noi scrittori siamo, come ci scrisse Leone XIII nel breve Sapienti consilio, «uniti in comunanza di vita e di studi».

I nostri nomi li conoscete, immagino: P. Michele Simone, P. Giovanni Cucci, P. Luciano Larivera, P. Francesco Occhetta, P. Domenico Ronchitelli, P. Giovanni Sale. Ma accanto a loro scrivono ancora regolarmente p. Ferdinando Castelli, P. Virgilio Fantuzzi, p. Giuliano Raffo, P. Giandomenico Mucci e p. GianPaolo Salvini che è stato direttore per oltre 26 anni e che tutti ben conoscete.

Oggi più che mai però la cultura è diversificata. Aumenterà dunque, rispetto al passato, la presenza di firme internazionali di padri gesuiti e la varietà degli argomenti trattati, anche se la rivista sarà sempre «cucinata» in casa all’interno di una redazione stabile composta da 7 gesuiti.

Alcuni di voi mi hanno chiesto di vedere il backstage della rivista. In realtà il baci stage non c’è. Chi venisse a visitarci avrebbe forse l’impressione di un monastero dove i gesuiti studiano e scrivono (e pregano!) nelle loro stanze. Eppure questa apparente calma nasconde invece un confronto continuo tra di noi – a volte calmo a volte teso – in occasioni formali e informali (prendere insieme caffè e biscotti a metà mattina è una di queste!). Pranziamo e ceniamo alla stessa ora, evitando però di parlare di lavoro…

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Noi gesuiti che oggi componiamo la redazione della Civiltà Cattolica siamo convinti che – come ci disse Benedetto XVI nel 2006 – «La Civiltà Cattolica, per essere fedele alla sua natura e al suo compito, non mancherà di rinnovarsi continuamente». E il rinnovamento che oggi presentiamo è una tappa di questo cammino.

Dal 6 aprile La Civilt

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(sopra alcune copertina della rivista: la prima del 1850, l’attuale pre-restyling, e la precedente in uso fino al 1970)

PRESENTAZIONE ALLA STAMPA DELLA NUOVA VERSIONE CARTACEA E DIGITALE DE “LA CIVILTÀ CATTOLICA”

Venerdì 5 aprile alle ore 11.30 presso la Sala Stampa Vaticana (via della Conciliazione, 54) verrà presentata alla stampa il primo numero della nuova versione de La Civiltà Cattolica.

Saranno presenti l’arcivescovo mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, e padre Antonio Spadaro, direttore de La Civilità Cattolica. Modera padre Federico Lombardi.

Nell’anniversario dello stesso giorno di uscita del primo fascicolo della rivista della Compagnia di Gesù (6 aprile 1850), il 6 aprile 2013, La Civiltà Cattolica si presente fortemente rinnovata.

A livello di impaginazione grafica, cambia la copertina, che si ispira a quella in uso fino al 1970, e il carattere dei testi: si userà un font open source in uso in ambito accademico. Cambia anche la struttura: scompaiono le «cronache» per lasciar posto ai «focus», approfondimenti critici sulla contemporaneità di carattere politico, economico, internazionale, di società, di diritto.

La riflessione sulla Chiesa ha un posto fisso al centro della rivista; appaiono nuove rubriche mobili quali il «Profilo» e l’«Intervista». Aumenterà anche la presenza di firme internazionali di padri gesuiti e la varietà degli argomenti trattati.

L’obiettivo resta quello sintetizzato da Papa Francesco: «raccogliere ed esprimere le attese e le esigenze del nostro tempo» e «offrire gli elementi per una lettura della realtà» con «una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza».

La rivista diventa disponibile anche in formato digitale su tutti i tablet con applicazioni su iPadiPhoneAndroidKindle Fire e Windows 8. Tutti i lettori con un solo abbonamento potranno leggerla sia in formato cartaceo sia in quello digitale. Sono inoltre già attivi un account Twitter(@civcatt) e una pagina Facebook (http://www.facebook.com/civiltacattolica) istituzionali.

Inoltre, grazie alla collaborazione di Google, è stato avviato un progetto per cui saranno resi fruibili su web tutti i fascicoli pubblicati dal 1850.  Sono previste anche forme instant bookdigitali che raccolgono articoli pubblicati nel corso degli anni su alcuni argomenti significativi per offrire al lettore una panoramica esaustiva di come è stato trattato.

I gesuiti che oggi compongono la redazione della Civiltà Cattolica sono convinti che – come disse loro Benedetto XVI nel 2006 – «La Civiltà Cattolica, per essere fedele alla sua natura e al suo compito, non mancherà di rinnovarsi continuamente».

Abbonati subito: http://www.laciviltacattolica.it/it/abbonamenti/

A Civilt

Jorge Mario Bergoglio – Francesco
GUARIRE DALLA CORRUZIONEUMILTÀ, LA STRADA VERSO DIO

Saluto: Lorenzo Fazzini, direttore Editrice Missionaria Italiana
Introduce e modera: padre Antonio Spadaro S.I., direttore de La Civiltà Cattolica
Intervengono: don Luigi Ciotti, presidente di Libera e prof. Lucetta Scaraffia, Università La Sapienza, editorialista de L’Osservatore Romano

Martedì 26 marzo – ore 11
Sala Curci, La Civiltà Cattolica | Via di Porta Pinciana, 1 – 00187 Roma

“Peccatori sì, corrotti no!” di Jorge Mario Bergoglio

Ci farà molto bene, alla luce della parola di Dio, imparare a discernere le diverse situazioni di corruzione che ci circondano e ci minacciano con le loro seduzioni. Ci farà bene tornare a ripeterci l’un l’altro: «Peccatore sì, corrotto no!», e a dirlo con timore, perché non succeda che accettiamo lo stato di corruzione come fosse solo un peccato in più. (…) Il corrotto (…) passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo, al prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri. Il corrotto ha la faccia da non sono stato io, “faccia da santarellino”, come diceva mia nonna. Si meriterebbe un dottorato honoris causa in cosmetica sociale. E il peggio è che finisce per crederci. E quanto è difficile che lì dentro possa entrare la profezia! Per questo, anche se diciamo “peccatore, sì”, gridiamo con forza “ma corrotto, no!”.

La spiritualità dei nuovi «barbari» (su La Civiltà Cattolica)

Antonio Spadaro S.I., LA SPIRITUALITÀ DEI NUOVI «BARBARI». Tecnologie della comunicazione e vita dello spirito – Il Magistero dei recenti Pontefici, oltre che del Concilio Vaticano II, ha di frequente connotato la tecnologia, specialmente se legata alla comunicazione, di riflessi spirituali. Questo riconoscimento ha spinto il Magistero a due atteggiamenti: la lode per le «meraviglie» che l’uomo è in grado di produrre e che sono intese come dono di Dio; e il senso di profonda responsabilità che l’uomo è chiamato ad avere nel loro uso. Oggi, nel momento in cui le tecnologie della comunicazione creano un vero e proprio spazio antropologico, come nel caso della Rete, le sfide si moltiplicano e toccano valori spirituali. Come vivere la «comunione» in un tempo in cui domina l’importanza della «connessione»? Come coltivare l’«interiorità» senza dimenticare che l’uomo oggi si sente davvero coinvolto se vive esperienze di «interattività»?

© La Civiltà Cattolica 2012 III 107-120     quaderno 3890

 

Antonio Spadaro S.I., THE SPIRITUALITY OF THE NEW «BARBARIANS». Communication technologies and spiritual life – The Magisterium of recent Popes, as well as the Second Vatican Council, have frequently defined technology, especially related to communication, as having a spiritual resonance. This recognition has led the Magisterium to adopt two positions: in praise for the «wonders» that man is able to produce, and which are intended as a gift from God; the second a sense of the profound responsibility that man is called on to demonstrate in his use of such «wonders». Today, when the technologies of communication create a real anthropological space, such as the Internet, the challenges multiply and touch on spiritual values. How to live «communion» in a time dominated by the importance of «connection»? How to cultivate «interiority» without forgetting that man now feels very involved if he experiences «interactivity»?

© La Civiltà Cattolica 2012 III 107-120     issue 3890

El nuevo director de una antigua revista

El nuevo director de una antigua revista. Entrevista a Antonio Spadaro, por José María Poirier in Criterio Nº 2382 » JUNIO 2012

Este jesuita, crítico literario y miembro de los Consejos Pontificios para la Cultura y para las Comunicaciones Sociales, es el nuevo director de la prestigiosa revista romana La Civiltá Cattolica.

Lo conocí casualmente hace años en Nueva York, donde nos encontrábamos por diferentes motivos. No obstante su juventud, era ya un notable crítico literario, especialmente interesado por las nuevas generaciones de poetas y narradores de su país; y sobre el cruce entre la literatura y las nuevas tecnologías, los lenguajes y las formas de comunicación. Nos vimos otras veces en Roma, en la sede de La Civiltá Cattolica.

Al tomar en octubre pasado el timón de la antigua y prestigiosa revista romana de los jesuitas, Antonio Spadaro (Messina, 1966) escribía: “Asumir la dirección de una revista que tiene más de 160 años de historia significa confrontarse con un muy arduo desafío.  En efecto,  La Civiltá Cattolica, nacida en 1850, ha vivido décadas en las que cambió el significado mismo de la comunicación, además de sus modalidades. En nuestro tiempo, profundamente signado por las redes sociales y los nuevos medios digitales, comunicar significa cada menos ‘transmitir’ noticias y cada vez más ser testigos y ‘compartir’ visiones e ideas con otros. Como una de las primeras consecuencias aparece la necesidad de que la página deje ver con claridad un mensaje. Hacer cultura hoy significa asumir las propias responsabilidades y la propia tarea en el conocimiento”. Todo un programa. Spadaro toma la posta del economista milanés Gianpaolo Salvini, su predecesor durante 26 años, hombre afable y culto que sigue colaborando con la publicación desde el reconocido “colegio de escritores”, su consejo de redacción.

¿Y qué es lo que la revista se propone ofrecer a sus lectores? “Compartir una experiencia intelectual iluminada por la fe cristiana y profundamente injertada en la vida cultural, social, económica y política de nuestros días”, explica Spadaro. Es más, aclara que más allá de los inevitables cambios a través de su historia, “está en su código genético servir de puente, interpretando el mundo para la Iglesia y la Iglesia para el mundo, contribuyendo a un diálogo abierto, pleno, cordial, respetuoso”.

Recientemente tuve ocasión de participar con él en un encuentro de directores de revistas culturales en Santiago de Chile. Allí, entre una ponencia y otra, entre un intercambio y otro, le fui planteando las preguntas de esta entrevista.

Consciente de que sus lectores católicos y no católicos, creyentes y no creyentes,  esperan una visión amplia y, al mismo tiempo, en sintonía con el magisterio de la Iglesia, afirma: “Nuestra revista no quiere expresar quejas sobre el presente o nostalgias del pasado… sino dar claves de lectura para el presente con la mirada puesta en el futuro”. Antonio Spadaro es autor de numerosos libros y artículos sobre crítica literaria y sobre comunicación y nuevas tecnologías.

– ¿Cómo se sitúa usted, tan interesado en las nuevas tecnologías de la comunicación, frente a una empresa que lleva más de un siglo y medio?

– Es importante saber leer la comunicación hoy, en Leggi tutto “El nuevo director de una antigua revista”

Senti Cyberteologia e ti viene in mente Philip Dick

Riprendo qui una intervista di Filippo Sensi apparsa su Europa il 27 aprile 2012

Senti cyberteologia e ti viene in mente Philip K. Dick, o magari uno di quei videogiochi spara-spara, magari con una curvatura esoterica, che spopolano tra gli smanettoni. E invece è una riflessione cognitiva ormai matura, anche se in progress, lo sforzo speculativo di “pensare il cristianesimo al tempo della rete”, come recita il sottotitolo dell’ultimo libro di Antonio Spadaro, da qualche mese direttore della Civiltà Cattolica, la più antica rivista italiana, come ci dice con orgoglio lui stesso, in una conversazione con Europa, a partire proprio dal suo volume (Cyberteologia, Vita e pensiero, 14 euro).

Quarantacinque anni, gesuita, con una formazione «mista, a cavallo tra una disciplina e l’altra», Spadaro ci tiene a preservare la fisionomia distinta della cyberteologia rispetto alle pastorali, alle sociologie della rete, perfino alle teologie contestuali: nei suoi interrogativi c’è, piuttosto, una urgenza epistemologica, una intelligenza delle fede che mira ad andare al nodo ultimo, verso il “Punto Omega”, per usare il lessico di un pensatore molto amato dal direttore della Civiltà Cattolica, Teilhard de Chardin.

«È un autore complesso, geniale, e il pensiero geniale è sempre sorgivo, fangoso, impastato», spiega Spadaro, «è la sua ambiguità a renderlo grande, ci impone di cogliere in lui più le domande che le risposte». Se l’itinerarium del teologo messinese, per ora, fa stazione presso la noosfera teilhardiana come tensione/attrazione dell’umanità, sempre più connessa come in un sistema nervoso planetario, verso Dio, il punto di partenza della sua riflessione è che Internet non può essere banalizzato come strumento, ma è ormai l’ambiente in cui ci muoviamo.

«La rete e la Chiesa – scrive – sono due realtà da sempre destinate a incontrarsi. La sfida, dunque, non deve essere come “usare” bene la rete, come spesso si crede, ma come “vivere” bene al tempo della rete». In questa contemporaneità della riflessione, anche etica, di Spadaro si può leggere un umanesimo profondo, mutuato dalla lunga frequentazione della letteratura, in particolare con la scrittura di Flannery O’Connor, la poesia di Gerard Manley Hopkins e di Walt Whitman (che il teologo ha anche tradotto); una dimensione che consente al teologo di utilizzare una sensibilità linguistica preziosa e penetrante. Come quando si interroga sulla persistenza, nel lessico della tecnologia, di concetti presi a prestito dal piano religioso, come “salvare”, “convertire”, “giustificare”, “condividere” («il linguaggio della fede è talmente denso di siginificato che poi sconfina», azzarda una risposta il direttore della Civiltà Cattolica).

O come quando chiede «come cambia la ricerca di Dio al tempo dei motori di ricerca», per negare, però, poi radicalmente la possibilità di una «googlizzazione della fede». Se l’assunto di partenza della cyberteologia è che Leggi tutto “Senti Cyberteologia e ti viene in mente Philip Dick”

Cyberteologia: l’indice del LIBRO

Ecco di seguito l’indice del libro:

 

  • Premessa 9
  • Internet tra teologia e tecnologia 15 Internet e la vita quotidiana 16 La leggerezza dei dispositivi 17 Una ri-forma mentis 19 La spiritualità della tecnologia 23 Linguaggio informatico e intelligenza della fede 28 Salvare, convertire, giustificare, condividere… 29 Che cos’è la cyberteologia? 32
  • L’uomo decoder e il motore di ricerca di Dio 37 La capacità di ascolto della musica come ambiente 37 Il mixaggio dell’obbedienza 39 Il supermarket della fede 40 L’uomo decoder e i contenuti ‘orbitali’ 41 Il vangelo e le merci 43 La ricerca di senso non è motorizzata 44
  • Corpo mistico e connettivo 49 La rete è un luogo ‘caldo’ 49 Chi è il mio ‘prossimo’? 51 Dov’è il mio ‘prossimo’? 53 Una Chiesa ‘liquida’? 55 Una Chiesa ‘hub’? 57 Tralci di vite o fili di rete? 61 L’apertura di un’«isola di senso» 63 Autorità, gerarchia e network 66 I contenuti passano dentro le relazioni 69
  • Etica hacker e visione cristiana 73 Chi sono gli hacker? 73 Lo sforzo giocoso della creazione 75 Il surplus cognitivo e la questione dell’autorità 78 La cattedrale e il bazar 80 La Rivelazione nel bazar 83 Il dono al tempo della rete: peer-to-peer o face-to-face? 85 Il dono dato gratis 88 Il surplus della grazia e il surplus cognitivo 91
  • Liturgia, sacramenti e presenza virtuale 95 Dal microfono sull’altare alla preghiera dell’avatar 95 Ci sono sacramenti in internet? 97 Il networking è esperienza di comunione? 100 La liturgia e la sua ‘riproducibilità tecnica’ 101 L’evento liturgico: tra presenza virtuale e interfaccia grafica 105 La logica dello schermo 109 Il testo ‘galleggiante’ e la resistenza liturgica 110 Realtà ‘aumentata’ e sacramento 113 I problemi e le sfide: l’uomo in rete desidera pregare 115
  • Le sfide teologiche dell’‘intelligenza collettiva’ 119 Pierre Lévy: come pensare l’‘intelletto collettivo’? 120 «Ciò che fu teologico diventa tecnologico» 121 Pierre Teilhard de Chardin e il cammino verso la noosfera 123 Un sistema nervoso planetario 126 Un «Centro distinto irradiante nel cuore di un sistema di centri» 128 Una rete ‘eucaristica’ 130 Un’intelligenza convergente 132
  • Bibliografia133
  • Indice dei nomi 145

Cyberteologia: IL LIBRO

Cari amici, oggi è uscito Cyberteologia. Pensare la fede al tempo della rete (Milano, Vita e pensiero, 2012, pp. 150, euro 14). Ecco di seguito la presentazione editoriale:

Motori di ricerca, smartphone, applicazioni, social network: le recenti tecnologie digitali sono entrate prepotentemente nella nostra vita quotidiana. Ma non solo come strumenti esterni, da usare per semplificare la comunicazione e il rapporto con il mondo: esse piuttosto disegnano uno spazio antropologico nuovo che sta cambiando il nostro modo di pensare, di conoscere la realtà e di intrattenere le relazioni umane. A questo punto, la domanda che Antonio Spadaro si pone e ci pone è: la rivoluzione digitale tocca in qualche modo la fede? Non si deve forse cominciare a riflettere su come il cristianesimo deve pensarsi e dirsi in questo nuovo paesaggio umano? Forse, egli risponde, è giunto il momento di considerare la possibilità di una ‘cyberteologia’, intesa come intelligenza della fede (intellectus fidei) al tempo della rete. Non si tratta però, semplicemente, di cercare nella rete nuovi strumenti per l’evangelizzazione o di intraprendere una riflessione sociologica sulla religiosità in internet. Si tratta piuttosto – e qui sta la pionieristica novità di Spadaro – di trovare i punti di contatto e di feconda interazione tra la rete e il pensiero cristiano. La logica della rete, con le sue potenti metafore, offre spunti inediti alla nostra capacità di parlare di comunione, di dono, di trascendenza. E, dal canto suo, il pensiero teologico può aiutare l’uomo in rete a trovare nuovi sentieri nel suo cammino verso Dio. È un territorio ancora inesplorato, nel quale Spadaro entra con indiscusso background teologico e grande competenza tecnica, ma soprattutto con spirito di fiducia nella capacità del cristianesimo e della Chiesa di essere presenti là dove l’uomo sviluppa la sua capacità di conoscenza e relazione. La rete è un contesto in cui la fede è chiamata a esprimersi non per una mera ‘volontà di presenza’, ma per una connaturalità del cristianesimo con la vita degli uomini. La sfida, dunque, non è come ‘usare’ bene la rete, ma come ‘vivere’ bene al tempo della rete.

I primi 100 giorni

Il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian, a colloquio con padre Antonio Spadaro, dal 1° ottobre alla guida della «Civiltà Cattolica»

Non è difficile intervistare il direttore della «Civiltà Cattolica» dopo i primi cento giorni alla guida della storica testata. A semplificare l’incontro non è infatti soltanto il rapporto ultracentenario che lega il quotidiano della Santa Sede alla rivista più nota e autorevole dei gesuiti italiani né la colleganza, ma soprattutto la grande disponibilità di padre Antonio Spadaro e la sua cordiale amicizia, nel ricordo comune di tante persone care e nello sguardo al futuro in eodem spiritu.

Cosa ha significato la nomina a direttore della «Civiltà Cattolica»? E qual è il bilancio dopo i primi fatidici cento giorni?

Ho vissuto la nomina con trepidazione. Il mio primo articolo sulla rivista risale al 1994, quando avevo 27 anni. Tuttavia esserne il direttore significa vedere le cose da una prospettiva differente. La rivista ha 162 anni di vita e ha giocato un ruolo molto importante nella storia culturale e politica del nostro Paese, oltre che nella Leggi tutto “I primi 100 giorni”