Lettera in occasione del conferimento a p. Federico Lombardi del Dottorato honoris causa dell’Università Pontificia Salesiana

CONCLAVE: P.LOMBARDI, NON ANCORA DEFINITA DATAOggi, 14 novembre 2014, è stato conferito a p. Federico Lombardi S.I. il dottorato honoris causa in Scienze della Comunicazione Sociale da parte della Facoltà di Comunicazione Sociale della Pontificia Università Salesiana. A causa di un problema non mi è  stato possibile essere presente e intervenire alla laudatio come previsto dal programma. Per questo ho scritto la seguente lettera al Decano della Facoltà, prof. don Mauro Mantovani, perché venisse letta nell’occasione.

Caro don Mauro Mantovani,

le scrivo questa lettera perché purtroppo non potrò essere presente, come invece era previsto, al conferimento del Dottorato honoris causa a p. Federico Lombardi. Oggi mi trovo in Sardegna a causa del grave lutto familiare di un confratello della mia comunità al quale sento il dovere di essere vicino in questo momento difficile. Tuttavia ho il desiderio di lasciare un breve saluto personale.

Da ex allievo, grato per la formazione ricevuta, saluto il Rettor Maggiore, don Artime. Saluto mons. Domenico Pompili col quale ho collaborato sulle frontiere della comunicazione ecclesiale, e tutti coloro che prendono parte a questo incontro sul «Ripensare la comunicazione», e che festeggiano il conferimento di questo Dottorato.

Padre Federico Lombardi è un grande comunicatore. Ovviamente potrei scrivere subito dell’aspetto professionale della sua figura, ma qui vorrei esprimermi innanzitutto per esperienza personale, umana e spirituale.

Tutti lo conoscete per le sue doti evidenti e sperimentate al servizio della Santa Sede sin dal 1990, quando divenne direttore dei programmi della Radio Vaticana, fino ad oggi. Qualcuno lo ricorda anche per il suo prezioso servizio a La Civiltà Cattolica dal 1973 al 1984. Io, qui, in realtà lo ricordo innanzitutto come Superiore Provinciale dei Gesuiti d’Italia, carica che ha ricoperto dal 1984 fino al 1990.

Il p. Lombardi che io ho conosciuto è stato il padre Lombardi «Provinciale» dei gesuiti. Se adesso sono gesuita, infatti, è «per colpa» sua: lui mi ha ammesso nel noviziato della Compagnia, vagliando la mia vocazione. Tuttavia prima di giungere a questa decisione ha conosciuto e dialogato molto con mia madre, che all’inizio era molto contraria alla mia scelta in quanto sono figlio unico: non ho né fratelli né sorelle. In questa occasione ho compreso che p. Federico Lombardi non «fornisce informazioni» ma «condivide la sua esperienza». Infatti ha ascoltato mia mamma facendosi davvero carico del suo problema, assumendo le sue istanze in maniera equilibrata, ascoltandola, comunicando con lei a un livello profondo. Posso dirvi che, anche prima di accettare la mia vocazione, come poi ha fatto pienamente, da subito mia madre ha imparato a voler bene e ad apprezzare quello che sarebbe stato il mio Superiore religioso.

Successivamente, quando non era più Provinciale, ho sperimento la capacità comunicativa di p. Lombardi in altre occasioni, come, ad esempio, le nostre «Congregazioni Provinciali», una sorta di «capitolo» dell’Ordine. Quando c’era un problema si faceva ricorso a lui. E in genere i problemi erano (e sono tuttora) di comunicazione.

Conosco il suo impegno da noi a Civiltà Cattolica soltanto grazie all’eco che ancora in casa è vivo della sua azione come vicedirettore. Padre Lombardi lavorava, lavorava tanto. In quegli anni, tra l’altro, scalava il monte Amaro (2.800 metri, la cima più alta della Majella) in 3 ore, mi dicono. In metà tempo rispetto a molti altri: un’immagine della sua capacità di lavoro e di servizio.

Circa il suo ruolo come direttore della Sala Stampa posso aggiungere un piccolo aneddoto: alla fine del Conclave, dopo l’elezione del Papa, ho incontrato una giornalista statunitense considerata «pericolosa». Ero molto nervoso per questa intervista. Ma mi ha colpito la prima cosa che mi disse: «Sa una cosa, padre? Io amo il p. Lombardi». Alla mia domanda sul perché, su che cosa intendesse dire, lei proseguì: «sono rimasta colpita dal suo modo di gestire con precisione, ma anche leggerezza il suo ruolo».

Padre Lombardi esprime una tensione pastorale di accoglienza unita a una discrezione che non lo mette sotto la luce dei riflettori, eppure lo rende in qualche modo necessario: crea l’ambiente comunicativo corretto. Io lo ammiro anche perché ha saputo adattarsi a due stili completamente diversi di vivere il Pontificato: la discrezione e la delicatezza di Benedetto; la spontaneità comunicativa imprevedibile di Francesco.

Concludo con un altro piccolo tassello aneddotico. Mi ha colpito quando in un’occasione ufficiale di festeggiamento per l’Ottantesimo l’anniversario della Radio Vaticana, padre Lombardi disse con la sua proverbiale compostezza: «La Radio Vaticana non è una radio». No, non intendeva fare il verso a René Magritte che nel 1948 dipinse «Questa non è una pipa», ma far capire che il mondo della comunicazione era cambiato e che la convergenza dei media fa sì che non ci sia un «mezzo» di comunicazione, e poi un altro «mezzo», e poi un altro «mezzo»… tutti uno accanto all’altro come differenti pianeti di un sistema solare. Voleva far capire all’uditorio che la comunicazione è complessa e ogni piattaforma comunicativa non può far a meno delle altre. La Radio oggi è anche testi, video, social networks… Ovviamente questo lavoro è possibile anche grazie alle sinergie tra i diversi media della Santa Sede. E la sinergia non si inventa: è frutto di una sapiente mediazione, nella quale il p. Lombardi è maestro. E la sua maestria si è confermata nella gestione coraggiosa e sapiente della complessa macchina comunicativa del recente Sinodo straordinario sulla famiglia.

Grazie a tutti per aver pazientemente ascoltato questa mia testimoniaza. A te, caro Federico, complimenti e, di cuore, grazie!

p. Antonio Spadaro S.I.
direttore de La Civiltà Cattolica

La Civiltà Cattolica si rinnova

foto1“La Civiltà Cattolica” si rinnova non perché cede all’ideologia del “nuovo” ma perché il mondo è cambiato, la sua casa è cambiata. Dunque cambia – spero con eleganza – per essere sempre veramente se stessa.

Pochi giorni fa un nostro lettore che aveva deciso di non rinnovare l’abbonamento  ci ha ripensato per «la sensazione di aver acquisito, attraverso La Civiltà Cattolica, una forma mentale più introspettiva e, probabilmente, più umile che – continuava – spero di trasmettere a mio figlio».

 Il nostro vero tesoro come rivista della Compagnia di Gesù è questa forma mentis che ha la sua radice nella spiritualità di Ignazio di Loyola: una spiritualità umanistica, curiosa e attenta alla ricerca della presenza di Dio nel mondo, che nei secoli ha forgiato santi, intellettuali, scienziati… e anche un Papa. Principio ispiratore di questa spiritualità è un criterio molto semplice: «cercare e trovare Dio in tutte le cose», come scrive sant’Ignazio.

E sin dall’editoriale del primo fascicolo del 1850 la nostra rivista ha interpretato così la propria «cattolicità»: «Una Civiltà cattolica non sarebbe cattolica, cioè universale, se non potesse comporsi con qualunque forma di cosa pubblica».

Dunque La Civiltà Cattolica intende condividere un’esperienza intellettuale illuminata dalla fede e profondamente innestata nella vita culturale, sociale, economica, politica, artistica e scientifica dei nostri giorni.

Non vogliamo condividere le nostre riflessioni solamente all’interno del mondo cattolico, ma con chiunque intenda avere fonti di formazione affidabili, capaci di far pensare e di far maturare il giudizio personale.

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 In cosa consistono le principali innovazioni?

La Civiltà Cattolica non cambiava veste grafica dal 1970. Adesso è la prima volta, in 163 anni di vita della rivista, che questa veste viene sottoposta a un vera e propria progettazione coordinata, che va dal restyling della testata, alla creazione di un marchio, dall’impaginazione della copertina, alle gabbie interne, fino alla declinazione per tablet.

In relazione a questa decisione di cambiamento abbiamo coinvolto una società di comunicazione esperta e internazionale, la «Aleteia Communication» (1986), che ci ha donato questo progetto. Il dott. Giovanni Parapini che ha seguito il nuovo progetto.  L’Art Direction è di Turi Di Stefano, che ha curato del progetto nel dettaglio in un confronto continuo e serrato con tutto il Collegio degli Scrittori.

La testata è rimasta in Bodoni, vero filo conduttore dalla fondazione a oggi, ma passando dal Bodoni Poster al Bodoni Normal, leggermente ridisegnato, per avere un’identità sobria, ravvivata dalla presenza del colore bordeaux. Anche tutti i titoli interni sono rimasti in Bodoni.

È cambiato, invece, il carattere interno, mutando dal Simoncini Garamond al Cardo, font più «tondo» e chiaro, che facilita una lettura più riposante. Le gabbie interne sono state riprogettate secondo tre varianti, a secondo della sezione della rivista, a uno o due colonne.

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foto3csmiA livello di struttura scompaiono le «cronache» in un mondo in cui la cronaca è affidata ai quotidiani, e oggi anche ai blog e ai tweets in tempo reale. Insisteremo invece sui «ponti», cioè sulle riflessioni, le valutazioni critiche, i ragionamenti, anche sulla contemporaneità più attuale, grazie alla rubrica «Focus» con articoli legati all’attualità di carattere politico, economico, internazionale, di società, di diritto. La riflessione sulla Chiesa avrà un posto fisso al cuore, cioè al centro, della rivista. Appariranno nuove rubriche mobili quali il «Profilo» e l’«Intervista».

Più in generale ecco il senso della nuova struttura: La Civiltà Cattolica per tradizione e natura esprime una forma «alta» di giornalismo culturale. La rivista – scrivevano i nostri predecessori nel 1851 – «ti entra in casa per recarti novelle, per proporti dubbi, per darti schiarimenti su questa o quella quistione delle più dibattute». La Civiltà Cattolica vuole trattare «quistioni dibattute» e così rispondere all’appello dei Pontefici rivolto alla Compagnia di Gesù nel suo complesso, e in particolare a quello di Paolo VI, ripreso poi da Benedetto XVI:

«Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i Gesuiti».

Non intendiamo semplicemente commentare eventi culturali o riflessioni già formulate. Per quanto ci è possibile vogliamo intuire ciò che sarà, anticipare le tendenze e i fenomeni, prevederne l’impatto, tenere desta l’attenzione dei nostri lettori, dunque. Paolo VI ci aveva chiesto di avere uno «sguardo profetico e dinamico verso l’avvenire […] per scoprire, indovinare se occorre, i segni dei tempi, cioè i doveri, i bisogni, le vie aperte all’avvenire della società e specialmente della Chiesa pellegrinante verso il domani».

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Un’altra innovazione riguarda il digitale. I nostri predecessori chiesero al tipografo di acquistare in Inghilterra una «macchina celere» in sostituzione di quella per la stampa a mano. E questo per fedeltà alla richiesta di Pio IX riguardo ai loro scritti di «spargerli e diffonderli ampiamente in tutti i Paesi», come si legge nella Gravissimum supremi. Nel 1854 la tiratura salì a 13.000 copie.

Oggi per noi questo ha significato l’approdo sui supporti digitali per rendere la rivista maggiormente fruibile da parte di un numero maggiore di persone. La rivista così oggi diventa disponibile su tutti i tablet con applicazioni su iPad, iPhone, Android, Kindle Fire e Windows 8.

È possibile sin da questo momento scaricare gli ultimi due numeri della rivista: l’ultimo della vecchia versione e il primo della nuova.

Abbiamo affidato questo lavoro alla società italo-californiana «Paperlit». A curare con estrema pazienza e cura tutti gli aspetti tecnici è stato l’Ufficio Servizi Informatici della Pontificia Università Gregoriana con a capo l’ing. Gianfranco Fattorini e il lavoro specifico come programmatore e analista del sign. Giovanni Di Giorgio.

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Copia di foto2csLa Civiltà Cattolica, nata nel 1850, ha solcato decenni nei quali sono cambiati non solamente le modalità della comunicazione, ma i suoi stessi significati. Oggi comunicare significa sempre meno «trasmettere» notizie e sempre più essere testimoni e «condividere» con altri visioni e idee.

Per questo il contenuto della rivista nella forma essenziale dell’abstract è «aperto» alle reti sociali per la fruizione, la condivisione, il commento nell’ambito proprio: non il nostro sito ma i networks sociali come Facebook e Twitter.

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Inoltre, grazie alla collaborazione di Google – rappresentata da Giorgia Abeltino, Policy & Government Relation Counsel di Google Italia – è stato avviato un progetto per cui saranno resi fruibili su web tutti i fascicoli pubblicati dal 1850 al 2008. Google aveva infatti digitalizzato i volumi nel contesto del suo progetto Google Libri, attraverso accordi con diverse biblioteche in Europa e negli Stati Uniti. I volumi ancora tutelati da copyright verranno ora resi disponibili su nostra autorizzazione.

Sono previste anche forme instant book digitali che raccolgono articoli pubblicati nel corso degli anni su alcuni argomenti significativi per offrire al lettore una panoramica esaustiva di come è stato trattato.

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Dal 1850 al 1933 la rivista non firmava gli articoli per significare che essi sono espressione non di un singolo ma di una comunità, il cosiddetto «collegio degli scrittori», composto attualmente da 7 gesuiti. La Civiltà Cattolica è l’espressione del lavoro di una équipe. Noi scrittori siamo, come ci scrisse Leone XIII nel breve Sapienti consilio, «uniti in comunanza di vita e di studi».

I nostri nomi li conoscete, immagino: P. Michele Simone, P. Giovanni Cucci, P. Luciano Larivera, P. Francesco Occhetta, P. Domenico Ronchitelli, P. Giovanni Sale. Ma accanto a loro scrivono ancora regolarmente p. Ferdinando Castelli, P. Virgilio Fantuzzi, p. Giuliano Raffo, P. Giandomenico Mucci e p. GianPaolo Salvini che è stato direttore per oltre 26 anni e che tutti ben conoscete.

Oggi più che mai però la cultura è diversificata. Aumenterà dunque, rispetto al passato, la presenza di firme internazionali di padri gesuiti e la varietà degli argomenti trattati, anche se la rivista sarà sempre «cucinata» in casa all’interno di una redazione stabile composta da 7 gesuiti.

Alcuni di voi mi hanno chiesto di vedere il backstage della rivista. In realtà il baci stage non c’è. Chi venisse a visitarci avrebbe forse l’impressione di un monastero dove i gesuiti studiano e scrivono (e pregano!) nelle loro stanze. Eppure questa apparente calma nasconde invece un confronto continuo tra di noi – a volte calmo a volte teso – in occasioni formali e informali (prendere insieme caffè e biscotti a metà mattina è una di queste!). Pranziamo e ceniamo alla stessa ora, evitando però di parlare di lavoro…

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Noi gesuiti che oggi componiamo la redazione della Civiltà Cattolica siamo convinti che – come ci disse Benedetto XVI nel 2006 – «La Civiltà Cattolica, per essere fedele alla sua natura e al suo compito, non mancherà di rinnovarsi continuamente». E il rinnovamento che oggi presentiamo è una tappa di questo cammino.

Fr. Lombardi: my thoughts on good and evil in communications

Father Federico Lombardi SJ – the Director of Vatican Radio, the Vatican Press Office and the Vatican Television Centre – delivered the 2009 World Communications Day lecture in London. Speaking on May 21 2009  at Allen Hall Seminary in Chelsea, Fr Lombardi spoke of the challenges and opportunities that the new media landscape presents the Church with – especially the Vatican. 

 

The changes that have taken place in social communications during recent years and decades are obvious to all who have ears to hear and eyes to see.

Communications experts in academia are constantly studying all the phenomena associated with these great changes, and are therefore best placed to discuss the broader picture in abstract generality.

However, I live these changes personally and concretely. I am immersed in the use of various communications media, and so also in their transformations.

I got my start in communications as a writer for La Civiltà Cattolica, a cultural review that continues to publish thoughtful analysis today, just as it did when it was founded 160 years ago. Then I was sent to work in radio, and then to a television production centre; my experience with these media introduced me to, and forced me to come to grips with, the rapid development of communications technology. In order to communicate the relevance of the Christian message to current events, I also had to grasp the ways in which these new technologies were affecting life in the newsroom and behind the editor’s desk.

The advent of satellite distribution systems, particularly for radio, gave us the chance to bring Vatican Radio’s linguistically diverse programming to vastly larger audiences across the world; the introduction of digital production profoundly changed the work methods and the professional profiles of both journalists and technicians. Then came the Internet, and with it new ways of gathering and exchanging information: instantaneous communication via email, and widespread, channelled content distribution on the web.

These past few years at the Vatican Press Office have shown me the need to look for ways to establish a more organic and constructive dialogue and exchange between the communications organs of the Holy See and today’s world of social communications – for today’s communications environment is rapidly becoming something vastly different from that which my generation first experienced it.

In April 2009, a document prepared by Microsoft entitled ‘Europe Logs On: European Internet Trends of Today and Tomorrow’, offered the following piece of information: if it continues to grow at the projected rate, then by June of 2010 internet use will surpass traditional television use among European consumers, reaching an average of more than 14 hours per week, to television’s 11.5.

In 2008, the Internet surpassed all other media except television as the principal source of information for national and international current events. Its rise continues and seems unstoppable.

I consider myself interested in and responsible for many different vectors of communication in the Church – for communication to many different countries where a wide array of situations are to be encountered and where a broad spectrum of different circumstances obtain. I am well aware that in a large part of the world, communication happens in ways that are very different from those found in more developed countries. It is also true that even in the more developed countries, there are palpable differences that need to be taken into account. The document I just cited speaks of a ‘digital divide’, separating North from South as far as internet access and use is concerned.

From the Church’s point of view, leaving those with fewer possibilities on the margins is simply not an option. For us, the poor and developing countries are at least as important as the wealthy, if not more. So, we cannot leave the traditional technologies and forms of communication by the wayside, for they are still necessary to serve a large part of humanity. At the same time, we cannot but be attentive to the direction in which communications are moving, nor can we allow ourselves to lose touch with the latest advancements in the world of communications.

Reflection and debate regarding the way the Church communicates both internally and externally – that is, with her members and with the larger world – have intensified recently, not only because of discussions about the Pope and the Church, but also because of the way those discussions were conducted. The coverage was widespread and just about every news outlet took an editorial stance at one point or another. Throughout it all, many different issues got confused, but no one can doubt that the whole business did raise some very real questions. It is our job to get to the bottom of those questions and then figure out something useful to say about them.

Shockwaves

A first and obvious consideration regards the speed and intensity with which news spreads, especially sensational news. Internet communications have greatly increased both the speed with which the shockwaves spread, and their reach. Communication happens around the clock, 24/7. News no longer reaches people to the rhythm of the morning paper or the TV bulletins.

Additionally, the vast and ever-growing variety of voices makes it more and more difficult to attract people’s attention, and this results in the tendency to sensationalise news, to ‘spice up’ the headlines. Many journalists and news outfits are endlessly searching for the next big scoop, as though getting it were the one thing that, in the midst of the great sea of words and images, can give their existence some sort of affirmation.

We are all aware of this situation, and we see the continuous risks, but we can’t seem to understand how to fix it.

Let’s consider more closely some recent cases, like Leggi tutto “Fr. Lombardi: my thoughts on good and evil in communications”