Internet dono di Dio. Dialogo con Vint Cerf e mons. Claudio Maria Celli

1509048_10152179968587508_240925938_nVenerdì 21 febbraio ho moderato un incontro organizzato da GOOGLE in collaborazione con LA CIVILTÀ CATTOLICA, la rivista che dirigo. L’incontro si è svolto a Roma sulla terrazza del Campidoglio. Il tema scelto era relativo al Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni e ha avuto per titolo “Internet, dono di Dio”. Ho avuto il ruolo di moderatore del dialogo tra due persone di rilievo:

Vinton Gray Cerf, noto anche come Vint Cerf è conosciuto come uno dei “padri di Internet” perché insieme a Bob Kahn inventò il protocollo TCP/IP, cioè l’insieme di protocolli su cui si basa il funzionamento della rete Internet (Transmission Control Protocol e Internet Protocol). Nel settembre del 2005 è stato assunto da Google con la carica di “Chief Internet Evangelist”, Mons. Claudio Maria Celli, arcivescovo. Grande esperto di relazioni internazionali, ha partecipato a varie delegazioni inviate in Oriente. Dal 27 giugno 2007 è presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e presidente della Filmoteca Vaticana.

Ecco gli appunti che ho usato per introdurre il discorso e poi i temi sui quali ho sollecitato i relatori… 

Perché siamo qui stasera?

L’occasione è data dalla pubblicazione del 48° Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali dal titolo «Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro». In questo testo c’è una affermazione chiave…. «Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio», ha scritto papa Francesco in un suo messaggio di fine gennaio 2014. Ricordiamoci che il Premio Nobel per la pace Liu Xiaobo qualche mese prima del suo secondo arresto, nell’aprile 2009, aveva scritto «Internet è un dono di Dio».

Il Papa touch, il Papa che ama abbracciare fisicamente, sa che l’ambiente digitale non è un altro mondo, una inutile second life, ma è un altro modo perché gli uomini si tocchino al di là dello spazio e del tempo.

Papa Francesco è un cyber-entusiasta ma un profeta: vede nella Rete il segno di una vocazione dell’umanità a essere unita, connessa. Pur vedendo tutti i rischi, ci vede soprattutto un disegno di Dio. Il Papa crede alla «sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una carovana solidale» (Evangelii Gaudium, 87). La carovana, la marea, il caos: tre immagini per una rete che comporta sfide «appassionanti».

La cultura della rete è cultura di condivisione e non di scarto. La rete anzi deve dare voce agli scarti sociali e culturali; crea un ambiente nel quale non bisogna rinunciare alle proprie idee «ma alla pretesa che siano uniche ed assolute».

Ma questo significa che senza una gift culture per la quale la condivisione delle risorse risulta sempre più facile e spontanea (open sourcecreative commons…) non si va da nessuna parte.

Il Papa dice che la rete è fatta di persone non di fili. La rete è la rete delle persone non delle tecnologie. E così forse il papa dice che la rete non esiste perché da sempre ognuno di noi vive in una rete di relazioni, è un «nodo» che lo rende persona e non individuo.

I media di massa erano modellati da pochi produttori centrali sia nella struttura sia nel contenuto. Su internet invece non c’è centro né periferia, e la partecipazione è generata dal basso dentro piattaforme

Temi per il dialogo:

Hai inventato internet, hai visto il suo sviluppo, hai valutato i suoi effetti. Che ne pensi di internet? Ti sei pentito (regret) di averlo inventato? Ne sei felice? Avresti immaginato come sarebbe andata a finire? Avevi intuito ciò che sarebbe stato?

Qual è il più grande problema di internet, quale il maggiore vantaggio?

Larry Wall, creatore del linguaggio Perl, insieme a gente come Tom Pittman e altri hackers della prima ora, aveva collegato strettamente la propria creatività alla fede.

Oggi Papa Francesco ci dice: le reti ci spingono alla visione di un «mondo differente», di una condivisione aperta che richiede «energie fresche e un’immaginazione nuova». Hackers e cristiani sono interessati, in definitiva a una cosa: al significato della vita. Non credi che, in ultima analisi, ci sia una convergenza?

La rete è una invenzione troppo grande, troppo globale, troppo storica nell’evoluzione del cammino dell’uomo. Si è mai posto la domanda: qual è il ruolo della rete nel piano di Dio sull’umanità?

Chi è il mio «prossimo» quando in rete sono abbattute le barriere dello spazio e del tempo? Come si manifesta l’essere prossimo nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Il buon samaritano passa anche per le «“strade” digitali»?

Abbiamo davanti una risorsa enorme, l’intelligenza connessa, un surplus cognitivo fenomenale. Senza valutare il surplus cognitivo che stiamo sperimentando non si capisce il dono di Dio. Che ne facciamo? Che ne faremo? Lo scopriremo, ma certo richiede una forte presa di coscienza. Forse questa presa di coscienza potrà arrivare soltanto da qualcosa terza alle istituzioni comuni come i governi e alle big company. A questo punto mi chiedo: non potrebbe la Chiesa giocare questo ruolo di presa di coscienza?

Come si fa a dialogare in Rete? Non c’è il rischio di vivere in una bolla filtrata? I motori di ricerca di offrono le risposte che ci somigliano perché conoscono i nostri gusti. I social networks ci offrono le news delle persone che ci somigliano perché conoscono i nostri gusti… Non finiremo per vivere in una filtered bubble? Vale la pena di essere connessi? Leggi tutto “Internet dono di Dio. Dialogo con Vint Cerf e mons. Claudio Maria Celli”

La cyberteologia della Civilt

Schermata_10_04_13_22_18Ecco il pezzo di Luca De Biase apparso su Nova del Sole 24Ore domenica 7 aprile 2013 col titolo “La cyberteologia della civiltà cattolica”:

Il Papa Francesco annuncia la “buona novella” cristiana congiungendola con semplicità all’esperienza di chi lo ascolta. E nell’omelia della notte di Pasqua ha mostrato di comprendere come la novità del messaggio religioso generi timore. «Quando qualcosa di veramente nuovo accade nel succedersi quotidiano dei fatti, ci fermiamo, non comprendiamo, non sappiamo come affrontarlo: la novità spesso ci fa paura». Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica e fondatore della cyberteologia, commenta: «Il Papa ci dà una lezione di vita e ci spinge a essere aperti, radicalmente disposti ad accogliere ciò che non corrisponde alle categorie mentali che ci siamo formati nel tempo». E conclude: «Mi sembra una sfida anche per chi fa informazione, che è chiamato come ha detto Papa Francesco, a offrire gli elementi per una lettura della realtà».

La paura delle novità importanti è un freno all’evoluzione della vita umana. E la paura dell’informazione imprevista è un freno all’evoluzione della conoscenza. Un approccio tradizionalista alla gestione dei media è la somma dei due freni. E non per niente, Spadaro, giunto alla direzione del quindicinale cattolico, non ha esitato a lanciarlo in una fortissima riprogettazione. La Civiltà Cattolica ha esordito nel 1850, non ha mai mancato un numero e ha raggiunto grande autorevolezza. Arriva con la valigia diplomatica a tutte le nunziature. È da sempre un giornale innovativo. E Spadaro non ha paura di trasformarlo. L’app per iPad è basata sulla tecnologia di Paperlit. Presto sarà pronto l’archivio online con accesso libero costruito assemblando, grazie a Google, le copie digitalizzate dalle biblioteche di Oxford, Harvard e New York. In progettazione un sistema di etichettatura per trovare gli articoli con diverse chiavi di lettura. E più attenzione alla conversazione via Twitter e Facebook. «Insomma» dice Spadaro «mettiamo a disposizione la rivista più antica d’Italia tra quelle che mai hanno interrotto le pubblicazioni, come patrimonio pubblico del Paese, nel modo più aperto e condivisibile possibile».

 

Cyberteologia no Brasil: ebook de 20 artigos e entrevistas em português

Muitos têm me perguntado quando meu livro Cyberteologia será publicado no Brasil. Eu não sei. Decidi entretanto coletar 20 artigos e entrevistas em português a disponibilizar a todos os interessaram em aprofundar a Cyberteologia. Obviamente são textos curtos e fragmentados, mas você pode começar a ter uma idéia esperando por isca de Cyberteologia mesmo no Brasil.

Esta coleção intitulada “Cyberteologia no Brasil” é no formato ePub e pode ser lido com leitores de eBook normal e naturalmente também em dispositivos Android, iPhone, iPod touch e iPad.

O eBook livre pode ser baixado AQUI 

Aqui está a lista de artigos e entrevistas: http://readlists.com/1049509b/

Aqui é o ÍNDICE do livro:

  • Em busca de Deus em tempos de Google
  • A ciberteologia das redes
  • Entrevista sobre Cyberteologia com Padre Antonio Spadaro SJ
  • A internet é um ambiente, parte integrante da nossa própria vida
  • Espiritualidade e elementos para uma teologia da comunicação em rede
  • O que faria Jesus se fosse um hacker?
  • Habitar a Rede: como vencer o risco de viver em uma bolha filtrada?
  • Limitar o acesso à web? ”É como tirar um pedaço de território”
  • Como encontrar Deus nos «blogs»
  • O fenômeno do Blog: I-II-III-IV
  • Steve Jobs e Inácio de Loyola
  • Deus procurado e achado em todas as coisas
  • Uma Civiltà de escritores, poetas e navegadores da Web 
  • ”Somos chamados a estar nas fronteiras, encruzilhadas e trincheiras”
  • ”A fé nos ajuda a entender a Internet”
  • Antonio Spadaro – Wikipédia, a enciclopédia livre
  • Tweetstreaming de palestras “Comunicação que transforma vidas” e “Mística do comunicador” – Brasília, 19 de maio 2012

Boa leitura!

pe. Antonio Spadaro SJ

Senti Cyberteologia e ti viene in mente Philip Dick

Riprendo qui una intervista di Filippo Sensi apparsa su Europa il 27 aprile 2012

Senti cyberteologia e ti viene in mente Philip K. Dick, o magari uno di quei videogiochi spara-spara, magari con una curvatura esoterica, che spopolano tra gli smanettoni. E invece è una riflessione cognitiva ormai matura, anche se in progress, lo sforzo speculativo di “pensare il cristianesimo al tempo della rete”, come recita il sottotitolo dell’ultimo libro di Antonio Spadaro, da qualche mese direttore della Civiltà Cattolica, la più antica rivista italiana, come ci dice con orgoglio lui stesso, in una conversazione con Europa, a partire proprio dal suo volume (Cyberteologia, Vita e pensiero, 14 euro).

Quarantacinque anni, gesuita, con una formazione «mista, a cavallo tra una disciplina e l’altra», Spadaro ci tiene a preservare la fisionomia distinta della cyberteologia rispetto alle pastorali, alle sociologie della rete, perfino alle teologie contestuali: nei suoi interrogativi c’è, piuttosto, una urgenza epistemologica, una intelligenza delle fede che mira ad andare al nodo ultimo, verso il “Punto Omega”, per usare il lessico di un pensatore molto amato dal direttore della Civiltà Cattolica, Teilhard de Chardin.

«È un autore complesso, geniale, e il pensiero geniale è sempre sorgivo, fangoso, impastato», spiega Spadaro, «è la sua ambiguità a renderlo grande, ci impone di cogliere in lui più le domande che le risposte». Se l’itinerarium del teologo messinese, per ora, fa stazione presso la noosfera teilhardiana come tensione/attrazione dell’umanità, sempre più connessa come in un sistema nervoso planetario, verso Dio, il punto di partenza della sua riflessione è che Internet non può essere banalizzato come strumento, ma è ormai l’ambiente in cui ci muoviamo.

«La rete e la Chiesa – scrive – sono due realtà da sempre destinate a incontrarsi. La sfida, dunque, non deve essere come “usare” bene la rete, come spesso si crede, ma come “vivere” bene al tempo della rete». In questa contemporaneità della riflessione, anche etica, di Spadaro si può leggere un umanesimo profondo, mutuato dalla lunga frequentazione della letteratura, in particolare con la scrittura di Flannery O’Connor, la poesia di Gerard Manley Hopkins e di Walt Whitman (che il teologo ha anche tradotto); una dimensione che consente al teologo di utilizzare una sensibilità linguistica preziosa e penetrante. Come quando si interroga sulla persistenza, nel lessico della tecnologia, di concetti presi a prestito dal piano religioso, come “salvare”, “convertire”, “giustificare”, “condividere” («il linguaggio della fede è talmente denso di siginificato che poi sconfina», azzarda una risposta il direttore della Civiltà Cattolica).

O come quando chiede «come cambia la ricerca di Dio al tempo dei motori di ricerca», per negare, però, poi radicalmente la possibilità di una «googlizzazione della fede». Se l’assunto di partenza della cyberteologia è che Leggi tutto “Senti Cyberteologia e ti viene in mente Philip Dick”

Abitare la Rete: come vincere il rischio di vivere in una bolla filtrata?

Ecco farsi avanti un rischio rilevante per l’uomo d’oggi nel momento in cui la Rete sta diventando un luogo rilevante per accedere alla conoscenza.  Sia i social network come Facebook sia i motori di ricerca come Google conservano le informazioni delle persone che li frequentano, e questi dati sono utilizzati per dirigere le risposte o gli aggiornamenti circa i contatti personali.

È come se Google costruisse il nostro profilo di interessi sulla base dei nostri accessi alla rete, dei siti che visitiamo, di cosa ci interessa di più. E tutto questo
viene analizzato, in maniera anonima, attraverso degli algoritmi di riferimento, per cui le nostre ricerche non sono mai neutre, o basate su criteri esclusivamente oggettivi, ma sui nostri interessi specifici. Sono quindi orientate sul soggetto e dunque soggetti diversi ottengono risultati differenti.

Il vantaggio è immediato: arrivo subito a ciò che presumibilmente mi interessa di più perché Google mi ‘conosce’ e mi suggerisce cosa possa attirarmi maggiormente. Ma d’altra parte c’è un grande rischio: quello di rimanere chiusi in una sorta di ‘bolla’, per cui io non sono più in grado di accedere a ciò che non corrisponde alla mia figura e ai miei interessi, cioè a ciò che esprime un’opinione diversa dalla mia. Quindi, alla fine, io sarò circondato da un mondo di informazioni che mi somigliano, rischiando di rimaner chiuso alla provocazione intellettuale che proviene dall’alterità e dalla differenza

Il rischio è evidente: perdere di vista la diversità, aumentare l’intolleranza, chiusura alla novità, all’imprevisto che fuoriesce dai miei schemi relazionali o mentali. L’altro diventa per me significativo se mi è in qualche modo simile, altrimenti non esiste. Come evitare questo rischio? Lettura consigliata: E Pariser, The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You, Penguin Press, New York 2011.