Cyberteologia: l’indice del LIBRO

Ecco di seguito l’indice del libro:

 

  • Premessa 9
  • Internet tra teologia e tecnologia 15 Internet e la vita quotidiana 16 La leggerezza dei dispositivi 17 Una ri-forma mentis 19 La spiritualità della tecnologia 23 Linguaggio informatico e intelligenza della fede 28 Salvare, convertire, giustificare, condividere… 29 Che cos’è la cyberteologia? 32
  • L’uomo decoder e il motore di ricerca di Dio 37 La capacità di ascolto della musica come ambiente 37 Il mixaggio dell’obbedienza 39 Il supermarket della fede 40 L’uomo decoder e i contenuti ‘orbitali’ 41 Il vangelo e le merci 43 La ricerca di senso non è motorizzata 44
  • Corpo mistico e connettivo 49 La rete è un luogo ‘caldo’ 49 Chi è il mio ‘prossimo’? 51 Dov’è il mio ‘prossimo’? 53 Una Chiesa ‘liquida’? 55 Una Chiesa ‘hub’? 57 Tralci di vite o fili di rete? 61 L’apertura di un’«isola di senso» 63 Autorità, gerarchia e network 66 I contenuti passano dentro le relazioni 69
  • Etica hacker e visione cristiana 73 Chi sono gli hacker? 73 Lo sforzo giocoso della creazione 75 Il surplus cognitivo e la questione dell’autorità 78 La cattedrale e il bazar 80 La Rivelazione nel bazar 83 Il dono al tempo della rete: peer-to-peer o face-to-face? 85 Il dono dato gratis 88 Il surplus della grazia e il surplus cognitivo 91
  • Liturgia, sacramenti e presenza virtuale 95 Dal microfono sull’altare alla preghiera dell’avatar 95 Ci sono sacramenti in internet? 97 Il networking è esperienza di comunione? 100 La liturgia e la sua ‘riproducibilità tecnica’ 101 L’evento liturgico: tra presenza virtuale e interfaccia grafica 105 La logica dello schermo 109 Il testo ‘galleggiante’ e la resistenza liturgica 110 Realtà ‘aumentata’ e sacramento 113 I problemi e le sfide: l’uomo in rete desidera pregare 115
  • Le sfide teologiche dell’‘intelligenza collettiva’ 119 Pierre Lévy: come pensare l’‘intelletto collettivo’? 120 «Ciò che fu teologico diventa tecnologico» 121 Pierre Teilhard de Chardin e il cammino verso la noosfera 123 Un sistema nervoso planetario 126 Un «Centro distinto irradiante nel cuore di un sistema di centri» 128 Una rete ‘eucaristica’ 130 Un’intelligenza convergente 132
  • Bibliografia133
  • Indice dei nomi 145

Cyberteologia: IL LIBRO

Cari amici, oggi è uscito Cyberteologia. Pensare la fede al tempo della rete (Milano, Vita e pensiero, 2012, pp. 150, euro 14). Ecco di seguito la presentazione editoriale:

Motori di ricerca, smartphone, applicazioni, social network: le recenti tecnologie digitali sono entrate prepotentemente nella nostra vita quotidiana. Ma non solo come strumenti esterni, da usare per semplificare la comunicazione e il rapporto con il mondo: esse piuttosto disegnano uno spazio antropologico nuovo che sta cambiando il nostro modo di pensare, di conoscere la realtà e di intrattenere le relazioni umane. A questo punto, la domanda che Antonio Spadaro si pone e ci pone è: la rivoluzione digitale tocca in qualche modo la fede? Non si deve forse cominciare a riflettere su come il cristianesimo deve pensarsi e dirsi in questo nuovo paesaggio umano? Forse, egli risponde, è giunto il momento di considerare la possibilità di una ‘cyberteologia’, intesa come intelligenza della fede (intellectus fidei) al tempo della rete. Non si tratta però, semplicemente, di cercare nella rete nuovi strumenti per l’evangelizzazione o di intraprendere una riflessione sociologica sulla religiosità in internet. Si tratta piuttosto – e qui sta la pionieristica novità di Spadaro – di trovare i punti di contatto e di feconda interazione tra la rete e il pensiero cristiano. La logica della rete, con le sue potenti metafore, offre spunti inediti alla nostra capacità di parlare di comunione, di dono, di trascendenza. E, dal canto suo, il pensiero teologico può aiutare l’uomo in rete a trovare nuovi sentieri nel suo cammino verso Dio. È un territorio ancora inesplorato, nel quale Spadaro entra con indiscusso background teologico e grande competenza tecnica, ma soprattutto con spirito di fiducia nella capacità del cristianesimo e della Chiesa di essere presenti là dove l’uomo sviluppa la sua capacità di conoscenza e relazione. La rete è un contesto in cui la fede è chiamata a esprimersi non per una mera ‘volontà di presenza’, ma per una connaturalità del cristianesimo con la vita degli uomini. La sfida, dunque, non è come ‘usare’ bene la rete, ma come ‘vivere’ bene al tempo della rete.

Le mie riflessioni sul Vatican Bloggers Meeting (a distanza di un mese)

Riporto qui integralmente il mio articolo apparso su La Civiltà Cattolica (2011 II 492-500). E’ una riflessione ampia che (oltre a descrivere la natura del blog e l’evento stesso) cerca di mettere in luce il significato dell’evento e le prospettive a un mese di distanza dal suo svolgimento. Oltre ad affermare un interesse per le «culture emergenti», l’evento ha auspicato un giornalismo con un valore aggiunto che vada al di là della produzione di notizie, ma che debba, in qualche modo, comprendere l’approfondimento, la riflessione e l’interpretazione narrativa della realtà condivisa all’interno di reti sociali.

Il 2 maggio scorso, il giorno dopo la beatificazione di Giovanni Paolo II, si è svolto in Vaticano il Vatican Bloggers Meeting, un incontro tra persone che operano in Rete scrivendo regolarmente in un blog. L’evento, organizzato dai Pontifici Consigli della Cultura e delle Comunicazioni Sociali, mirava a favorire un dialogo tra bloggers e rappresentanti ecclesiali per meglio comprendere le esigenze di questa particolare comunità, ascoltare il loro punto di vista e anche immaginare il loro ruolo nella vita della Chiesa. Ma che cosa sono i blog? Chi sono i bloggers? Perché questo incontro? Quali effetti ha avuto? Quali le prospettive?

Che cosa sono i blog?

Non è facile definire che cosa sia un blog. È infatti un sistema di pubblicazione on line che sfugge a classificazioni troppo rigide e va oltre le tecnologie da cui ha origine. Il termine blog di per sé non significa nulla. Esso è frutto della contrazione delle parole inglesi web e log: web, che significa «ragnatela» e sta per Rete, e log, che significa «diario» o anche «giornale di bordo»: la traduzione italiana di blog dunque potrebbe essere «diario in Rete». Questa è, in effetti, la definizione più semplice: uno spazio virtuale, autonomamente gestito, che consente di pubblicare una sorta di diario o, più in generale, contenuti di qualunque tipo che appaiono in ordine cronologico, dal più recente fino al più vecchio, e conservati in un archivio sempre consultabile. I contenuti possono essere arricchiti da collegamenti ad altri blog e ad altri siti all’interno di una fitta ragnatela di connessioni reciproche. Man mano che i nuovi materiali vengono inseriti, quelli più datati si posizionano più in basso fino a confluire nell’archivio settimanale, mensile o annuale.

Sin dal suo inizio, nel 1997, questa forma di espressione ha rivestito una doppia funzione: mettere on-line storie personali, riflessioni dell’autore, pensieri in forma di almanacco, per i quali la cadenza quotidiana dell’aggiornamento riproduce i ritmi della vita ordinaria; realizzare una forma di comunicazione diffusa dal basso, senza filtri di carattere economico o spaziale, che dia informazione e soprattutto faccia opinione, in genere «alternativa» rispetto a quella dei media più ufficiali. È necessario aggiungere che ogni contenuto immesso può prevedere il commento da parte dei suoi lettori, i quali quindi possono interagire direttamente con chi lo ha scritto e con gli altri lettori.

La dimensione diaristica e quella giornalistica in qualche modo risultano fuse tra loro. Il blog infatti vive a metà strada tra Leggi tutto “Le mie riflessioni sul Vatican Bloggers Meeting (a distanza di un mese)”

Mons. Ravasi sul Vatican Bloggers Meeting: un «cortile dei gentili» in piena Rete

Riflessione di mons. Gianfranco Ravasi (L’Osservatore Romano, 22 maggio 2011).

Il 21 luglio di cento anni fa nasceva a Edmonton, capitale dello Stato canadese dell’Alberta e grosso centro agricolo, industriale e commerciale, Herbert Marshall McLuhan, il cui nome sarebbe divenuto una sorta di vessillo nell’orizzonte sempre più vasto della comunicazione di massa. Ben presto lo slogan «Il mezzo è il messaggio», ingiusta e un po’ banale semplificazione della sua ricerca, si sarebbe trasferito sulle labbra di tanti conferenzieri, e opere come appunto Il medium e il messaggio o La galassia Gutenberg o La città come aula scolastica sarebbero entrate in tutte le biblioteche, perché considerate un «aggiornamento» indispensabile. I suoi asserti, spesso incisivi, colpivano un’evoluzione sempre più accelerata della comunicazione secondo la quale «i modelli di eloquenza non sono più i classici, ma le agenzie pubblicitarie (…) con le quali la moderna Cappuccetto Rosso non avrebbe nulla in contrario a lasciarsi mangiare dal lupo», come scriveva nella sua raccolta di saggi sul «folclore dell’uomo industriale» La sposa meccanica (1955).

Ebbene, a distanza di pochi decenni, le sue pagine e le sue teorie, pur suggestive e sempre dotate di echi permanenti, rischiano di sembrare impolverate o di essere simili a voci che provengono da una remota e pur nobile età del ferro. Ad esempio, il ritratto del fenomeno televisivo e dei suoi eccessi che un grande regista come l’appena scomparso Sidney Lumet metteva in scena nel suo attraente Quinto potere (1976) — significativamente intitolato nell’originale americano Network — da allora ha visto ulteriori e sorprendenti scenari, capaci di stupire lo stesso McLuhan, oltre che Lumet, per non parlare dell’Orson Welles del celeberrimoQuarto potere (1941), l’archetipo di questo genere.

Il segno più rilevante di questo mutamento che un sociologo americano, John Barlow, ha comparato alla scoperta del fuoco, è nel fatto che per la civiltà contemporanea la comunicazione non è più uno strumento simile a una protesi dei nostri sensi come supponeva McLuhan, ma un «ambiente» totale, un’atmosfera globale che avvolge e penetra tutto e tutti.

Uno degli emblemi più significativi è certamente il blog, il fitto reticolo comunicativo che ormai ha avvolto l’intero nostro pianeta. È per questo che due dicasteri della Santa Sede, il Pontificio Consiglio della Cultura e il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, hanno deciso di proporre il 2 maggio scorso, a ridosso del grande evento della beatificazione di Giovanni Paolo II, un incontro tra i bloggers, possibilmente rappresentanti i 157 milioni di abitanti della blogsfera sparsi in tutto il mondo (nonostante «Wired Magazine», nel 2008, avesse annunciato la morte dei blog!).

Non si è trattato, quindi, di un incontro dei bloggers cattolici ma di tutti questi variopinti frequentatori delle pagine della rete, con il loro linguaggio speciale, colorito, soprattutto conciso, quasi ridotto a una sorta di codice. Essi, infatti, non amano i lunghi discorsi e le conferenze, ma i dibattiti on line in diretta, con il sistema del «botta e risposta», quasi come in uno scambio tennistico di impressioni, valutazioni, giudizi, a volte taglienti, comunque diretti e fulminei.

Un appuntamento organizzato attraverso una semplice e-mail, Leggi tutto “Mons. Ravasi sul Vatican Bloggers Meeting: un «cortile dei gentili» in piena Rete”

La mia introduzione al 2° panel del Vatican Meeting for Bloggers

Al Vatican Blog Meet “ho visto il futuro già presente”

di Fabio Colagrande @ L’Osservatore Romano, 6 maggio 2011

«La Chiesa ha qualcosa da imparare dai blogger», da quanti cioè comunicano attraverso la rete, a cominciare «dal loro modo di esprimersi libero e con un linguaggio attuale». Lo ha detto l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, nell’intervista rilasciata al nostro giornale a margine del primo Blog Meet, un incontro dedicato ai blogger, cattolici e non, che, ideato dal Pontificio Consiglio della Cultura e organizzato insieme al dicastero delle Comunicazioni Sociali, si è svolto il 2 maggio scorso in Vaticano. «Noi invece — ha aggiunto il presule — ancora risentiamo delle difficoltà di un certo tipo di linguaggio ecclesiale che spesso le nuove generazioni fanno fatica a capire. I blog sono spazi di autenticità e allo stesso tempo di provocazione e ci aiutano a crescere, a guardarci attorno e a capire che per essere ascoltati dobbiamo usare linguaggi comprensibili». In questa intervista il bilancio dell’iniziativa appena conclusa, tracciato dall’arcivescovo Celli.

Qual è stato l’impatto dell’incontro con il mondo della blogosfera?

Molto positivo. È stato un incontro diverso dagli altri in cui si respirava un clima di attesa, ma anche di grande vivacità. In un certo senso ho visto il futuro già presente, mi è sembrato di vivere direttamente la dinamica dell’odierno mondo delle comunicazioni. È stato importante che due organismi della Santa Sede — il dicastero della cultura che l’ha ideato e noi che ci siamo associati — abbiano dato un segnale del loro interesse positivo per la blogosfera. Abbiamo dimostrato di riconoscere l’importanza di questa realtà comunicativa e di considerarne la valenza in campo sociale e culturale, nonché di guardare con molto interesse alle aperture della blogosfera nei confronti dei Leggi tutto “Al Vatican Blog Meet “ho visto il futuro già presente””

L’intervento di padre Lombardi al Vatican Meeting for Bloggers

(n.b.: si tratta di una trascrizione non rivista dall’autore)

Tre premesse

Ringrazio molto per essere stato invitato. Per me è un piacere essere con voi. Io non sono un grande frequentatore dei blog, ma quando sono entrato qui ho sentito fin dall’inizio un’atmosfera molto intensa di comunicazione personale. Come ha detto padre Spadaro, noi che faremo ora questa seconda serie di interventi siamo rappresentanti della comunicazione istituzionale, di istituzioni. Invece, in questa sala oggi si sente benissimo che si è in un gruppo, in una comunità di persone abituate ad esporsi molto personalmente nella comunicazione, in un certo senso a testimoniare, a dire quello che ognuno pensa, quello che ognuno è. E questo è anche per me molto piacevole ed influisce anche un poco sul tono di questa mia comunicazione con voi.

Una seconda breve premessa: all’inizio è stato detto chiaramente che questo non vuole essere un incontro di bloggers cattolici, ma vuole essere un incontro aperto, anche se sappiamo benissimo che una gran parte di voi naturalmente sono cattolici, membri della Chiesa, anche impegnati in essa. Voglio osservare che in questa stessa sala, nei giorni passati, la Radio Vaticana ha organizzato l’assemblea annuale delle radio del servizio pubblico (membri della Unione Europea di Radiodiffusione), non delle radio cattoliche. Quindi, per noi è naturale, anche come istituzioni vaticane, sentirsi inseriti in una realtà molto ampia, avendo anche la nostra identità, la nostra missione – se vogliamo -, ma con grande desiderio di un’apertura, di un dialogo rispettoso e aperto con tutti coloro che vogliono contribuire a mettersi in comunicazione.

La terza piccola premessa riguarda il Papa: credo che tutti voi, guardando a me, in un certo senso vi diciate: “Ecco una persona che ha a che fare con il Papa! Che cosa ci dice del Papa? Può portare al Papa il nostro saluto, il senso di quello che stiamo facendo qui?”. E allora mi sembrava doveroso ricordare che il Papa è una persona che, anche se non fa twitter in ogni momento, non ha un suo blog personale, però è estremamente attenta e intelligente e quindi capisce bene che cosa succede nel nostro mondo ed è molto desiderosa di aiutare e di partecipare.

Quando per la GMG di Sydney gli è stato detto: “Si possono mandare degli sms con parole del Papa, ogni giorno, ai giovani che partecipano?”, io ho trasmesso questa proposta e lui è stato immediatamente disponibile. Quando gli abbiamo proposto di aprire un canale vaticano su You Tube – quindi la notizia sarebbe stata: “Il Papa su You Tube”! – lui ha capito ed è stato immediatamente disponibile. Quando Rosario Carello – che è uno di voi – gli ha chiesto di rispondere in televisione alle domande su Gesù, il Venerdì Santo, è stato immediatamente disponibile, più di quanto io mi aspettassi. Poi c’è stato il libro-intervista con Seewald – che è già stato ricordato anche qui – e si potrebbe parlare ancora di tutta la sua disponibilità. Questa mattina ho avuto un incontro di tipo tecnico-organizzativo con dei responsabili di quello che dovrebbe essere il collegamento con la Stazione spaziale che ruota intorno alla terra, che è previsto nei prossimi giorni, sempre che lo Shuttle riesca a partire per le buone condizioni del tempo e per il superamento degli inconvenienti tecnici. E quindi il Papa si è subito detto disponibile per il colloquio con gli astronauti, sempre che la missione si sviluppi bene nei prossimi giorni. E lo stiamo preparando. Ecco: questo è il Papa; è disponibilissimo, è aperto ad ogni possibilità di comunicazione che gli venga offerta.

Due riflessioni e un consiglio

Da parte mia, cosa dire ora per questo incontro? Ci sono soprattutto due considerazioni per cui mi dico: “I bloggers probabilmente sono molto importanti per la Chiesa e per la società”.

La prima è quella dell’opinione pubblica nella Chiesa. Non so se voi avete una certa conoscenza del Magistero della Chiesa sulle comunicazioni sociali, ma nel documento conciliare (Inter mirifica, nn. 8 e 14), e più ancora nella “Communio et progressio” – che è l’Istruzione per l’applicazione del documento conciliare sui media -, si parla abbastanza ampiamente del fatto che anche nella Chiesa ci deve essere un’opinione pubblica (nn.117-127: “La pubblica opinione e la mutua comunicazione nella vita della Chiesa”). E il Magistero si deve sviluppare anche in dialogo con questa opinione pubblica dei fedeli nella Chiesa. Non vuol dire che il Magistero perda la sua funzione di guida, ma che c’è anche un formarsi di un’opinione tra i fedeli che aiuta il formarsi del pensiero della Chiesa, in particolare nel dialogo con il mondo di oggi.

Questo tema dell’opinione pubblica nella Chiesa – che è da approfondire e sviluppare – non è stato forse tanto sviluppato negli ultimi decenni. E io credo che la realtà dei blog sia un elemento che può entrare dinamicamente nello sviluppo di questa dimensione. Quindi c’è una Leggi tutto “L’intervento di padre Lombardi al Vatican Meeting for Bloggers”

Risposta ad una “accusa” mossa al Vatican Meeting for Bloggers

Le reazioni al Vatican Meeting for Bloggers sono contenute in oltre 17.000.000 di pagine web che ne hanno parlato, per tacere i contenuti condivisi su facebook o twitter (oltre 5.000 i tweets con l’hashtag #vbm11). Come ho già scritto su questo blog, il meeting è iniziato prima del suo inizio e deve ancora concludersi perché è vivo nella fitta rete di relazioni che si sono create.

Ovviamente oltre alle relazioni il meeting ha sviluppato reazioni. Per lo più sono state segnate dall’entusiasmo. Direi la quai totalità. E’ stato un evento elettrico che ha dato energia e ha mobilitato risorse, attese, idee. Si è trattato di un evento generatore di altro. Qualcuno però ha anche sollevato alcune critiche. Ed è bene che sia così, ovviamente. L’evento perfetto non esiste e se esistesse sarebbe falso. Lo stesso mons. Celli ho ha affermato nel suo discorso di apertura.

La critica di un certo spessore è quella secondo la quale sia stata “totalmente assente l’ipotesi che i social media possano essere un luogo d’ascolto” e dunque quella di considerare la blogosfera come un luogo di proselitismo

Consideriamo che l’incontro è stato tra bloggers che attivamente sono impegnati nella comunicazione di un messaggio. Anche se sono stati invitati bloggers non teneri con la Chiesa (cosa che avrebbe dovuto almeno far riflettere!), il meeting ha dato voce a un certo entusiasmo propositivo che solo una visione troppo preconcetta può restringere nei parametri del mero proselitismo. Al contrario la discussione tra i bloggers ha ondeggiato tra due possibilità in tensione dialettica: l’annuncio e l’omologazione. Solo uno sguardo superficiale può appiattire la tensione che si è sperimentata.

Se è difficile (e opinabile) la dimostrazione di questa tensione dialettica, almeno possiamo verificare gli interventi che hanno costituito l’impalcatura strutturale del meeting (seguendo anche i links che conducono agli interventi audio o video o testuali):

1) L’incontro si è aperto con alcune parole di mons. Celli che affermava chiaramente: “Siamo qui, quindi, per dialogare: un dialogo che, se da parte nostra significa convinzione della consistenza concreta, particolare ed importante della vostra presenza nel mondo della comunicazione, vuole anche dirvi il nostro desiderio di favorire e incrementare una certa relazione pervenendo – è troppo sperarlo? – a una qualche familiarità.”

2) Nell’avvio dell’incontro e del primo panel il dott. Richard Rouse ha espresso il senso dell’incontro tutto orientato a un confronto non trionfalistico ma “semplice” e finalizzato alla condivisione di idee, informazioni, bisogni, speranze, paure, aspirazioni…

3) Nell’avvio del secondo panel io stesso ho ripetuto parecchie volte proprio la parola “ascolto” perché ritengo che la presenza cristiana nella blogosfera abbia innanzitutto questo significato: ascoltare. Lo stesso annunzio del vangelo sarebbe flatus vocis se non fosse radicato nell’ascolto. In particolare ho cercato di insistere sull’ascolto delle culture emergenti.

4) Padre Federico Lombardi ha parlato chiaramente dell’ascolto dell’opinione pubblica nella Chiesa e della sua valorizzazione. Il suo intervento è stato seguito da un profluvio di tweets che hanno sottolineato le sue parole in questo senso.

5) Mons. Melchor Sánchez de Toca y Alameda nel suo intervento conclusivo ha ribadito e rafforzato il concetto. Ha detto chiaramente (e per ben 4 volte!) che l’invito era a dialogare ma, da parte dei Pontifici Consigli, esso era motivato dall’ascolto, dalla necessità di comprendere l’atmosfera comunicativa (e non gli strumenti) in cui viviamo.

6) Mons. Paul Tighe ha chiaramente ribadito che comunicare non è trasferire informazioni in maniera verticale ma creare comunità. E così ha chiuso l’incontro con parole molto semplici, dirette e immediate.

Il messaggio a mio avviso è stato dato con chiarezza.

Detto questo, non significa che non sia necessario vigilare perché il cristiano in Rete non sia un propagandista. E se ho segnalato la forte presenza del tema dell’ascolto è innanzitutto per ribadire il concetto e non semplicemente per “difendere” il meeeting da una “accusa”. Ma è lo Leggi tutto “Risposta ad una “accusa” mossa al Vatican Meeting for Bloggers”

Bloggers in Vaticano con tanti desideri. Intervista all’agenzia SIR

Promuovere un dialogo tra bloggers e Chiesa. Con questo obiettivo si è svolto il 2 maggio il primo incontro in Vaticano per bloggers, promosso dai Pontifici Consigli della cultura e delle comunicazioni sociali. Centocinquanta bloggers, autori di scritti personali su Internet, si sono ritrovati per “un primo approccio nel tentativo d’instaurare un dialogo”, come ha spiegato al SIR mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali (clicca qui). Padre Antonio Spadaro, gesuita e redattore de “La Civiltà Cattolica”, ha moderato una sessione dell’incontro. Il SIR lo ha incontrato.

Può tracciare un bilancio di questa iniziativa? Quali impegni per il futuro?

“Il clima in sala era davvero di grande entusiasmo e d’interesse intelligente. Nessuno sapeva bene cosa aspettarsi dall’incontro. Non c’era un programma rigido su temi e questioni da trattare, ma solamente un orario, una struttura. Questo ha fatto sì che ciascuno sia venuto con tanti desideri ma anche con l’unica aspettativa d’incontrare altre persone, altri bloggers, magari conosciuti già on line. Era palpabile il desiderio di uno scambio di esperienze, di visioni, d’idee. Non ci sono impegni fissi per il futuro. Il meeting non si è concluso con appuntamenti precisi. Ma è chiaro che proprio la mancanza d’impegni definiti sta mobilitando la fantasia e sta creando in Rete un pullulare d’idee e progetti”.

In un post sul suo blog (www.cyberteologia.it) elencava quattro obiettivi per questo incontro…

“Più che obiettivi parlerei di desideri. Il primo è certamente quello d’incoraggiare la presenza cristiana nella comunità dei bloggers. Invitare la blogosfera in Vaticano è un modo non solamente per riconoscerne la presenza, ma anche per confermarne il valore e il significato. È un modo per mettersi in ascolto. Un secondo desiderio è quello di stimolare il dialogo tra la fede e le culture emergenti. Il blog nasce dal basso. Le culture emergenti sono quelle che hanno una forte radice ‘popolare’ e che si diffondono orizzontalmente. Dare ospitalità a un evento di questo tipo significa riconoscere la rilevanza di questi fenomeni e incoraggiare il dialogo tra fede e cultura a questo livello. Dunque è un incontro che ha un significato che, a mio avviso, può andare anche al di là dell’incontro con i bloggers. Un terzo desiderio molto chiaro da parte della Chiesa è quello di raggiungere l’ampia comunità on line. La Chiesa è dove ci sono gli uomini. E oggi gli uomini sono anche in Rete, che è sempre di più uno spazio antropologico. Il ‘Vatican Meeting for Bloggers’ riconosce questo spazio in maniera più esplicita. Infine direi che emerge con chiarezza il desiderio d’incrementare la familiarità tra il Vaticano come realtà istituzionale e la blogosfera”.

Cosa s’intende per blogosfera? E cosa c’è dietro la scelta di essere un blogger?

“C’è un desiderio di comunicare. Il blog vive a metà strada tra il diario, il giornale e la comunicazione per passaparola. Il passaparola è un messaggio condiviso in un contesto di relazioni e questo è qualcosa di molto vicino al blog. Tuttavia tutti i paragoni sono insufficienti: il blog è anche radicalmente ‘altro’. Il blog insomma, utilizzando un’espressione del sociologo Clifford Geertz, è uno dei blurred genres, un ‘genere confuso’ o, se vogliamo, più semplicemente, un nuovo genere espressivo”.
È possibile “un dialogo tra bloggers e rappresentanti della Chiesa”?“È bene chiarire che dietro il dialogo non c’è alcuna volontà di fornire regole o dare guide di comportamento. Si desidera un incontro ‘aperto’. Quando s’invita una persona è anche perché le si riconosce un valore e si ha la necessità e il bisogno di conoscersi meglio. Durante l’incontro sono state presenti persone che hanno un compito istituzionale nel Vaticano. L’invito dunque riconosce la necessità d’incrementare una facilità di relazione, una maggiore conoscenza e familiarità”.

Ci sono dei punti di contatto tra comunità credente e blogosfera?

“Non si tratta di semplici ‘punti di contatto’, come dicevo, ma della condivisione di uno spazio antropologico, quello della comunicazione”.
È possibile comunicare i contenuti della fede cristiana con questi nuovi linguaggi?“È un dato di fatto. Il blog è un’occasione peculiare per esprimere la fede. Sulla rivista ‘La Civiltà Cattolica’ tempo fa parlai dell’emergere della ‘teoblogia’ frutto di un vero e proprio ‘bloggare teologico’. La ‘blogosfera cristiana’ è ampia e comprende siti di riflessione e discussione teologica tra studenti, blog legati a riviste cristiane, spazi personali d’ispirazione religiosa, anche di pastori e sacerdoti”.

L’incontro si è svolto all’indomani della beatificazione di Giovanni Paolo II, un papa che ha avuto un’attenzione particolare per il mondo dei media…

“Giovanni Paolo II ha promosso e incoraggiato la presenza cristiana in Rete. Lo ha fatto con i suoi discorsi, ma soprattutto con il suo stile personale di comunicare il messaggio evangelico, uno stile che ha indicato che il modo di comunicare la fede non è cosa separata dalla fede stessa. Il suo esempio, oltre che il suo magistero sono di grande ispirazione”.

Fonte: http://www.agensir.it

Bloggers in Vaticano: una tranquilla eccitazione che apre al futuro

E così il Vatican Meeting for Bloggers è entrato a far parte della storia. sì, della storia.

La storia è l’esperienza che prende una forma e una direzione. E credo che questo incontro abbia fatto confluire esperienze diverse e ha dato loro una forma.

Il clima nella Sala Congressi  del Palazzo Pio X era di palpabile “tranquilla eccitazione”. Gente che si conosceva in Rete ma non si era mai incontrata si è potuta abbracciare e salutare. Si avvertiva un grande desiderio di poter ascoltare ma anche di poter parlare. E questo desiderio è proseguito nella notte. Ho notato che non ero il solo che non riusciva ad addormentarsi e continuava a «twittare» nella notte…

No, lo ribadisco, non c’erano obiettivi rigidi da raggiungere. C’erano desideri da verificare. Nessuno sapeva bene cosa aspettarsi dall’incontro. Non c’era un programma rigido su temi e questioni da trattare, ma solamente un orario, una struttura per poter permettere uno scambio. E tutti son tornati a casa, a mio avviso, confermando i loro desideri e il loro impegno sul versante della comunicazione. Le parole del padre Lombardi riecheggiano ancora nelle menti e nei blog… «I blogger cattolici sono l’opinione pubblica nella Chiesa. Il magistero conciliare già prevedeva questa realtà». O ancora: «L’ego è un elemento problematico/significativo della realtà dei blogger. Lo vedo come un problema su cui riflettere anche dal punto di vista esistenziale. Io invece vivo il mio lavoro di comunicatore sulla parola servizio: sono un nemico totale… dell’ego… Nella comunicazione la dimensione del servizio al mio interlocutore è la chiave. E servizio alla crescita di una comunità umana nella democrazia, nel rispetto e nel dialogo».

Il primo panel ha registrato tutta la voglia di comunicare. Forse è stata data poca rilevanza all’ascolto, come qualcuno ha notato. Sembrava che la Chiesa fosse attenta ai blogs per desiderio di comunicare e non di ascoltare. Si tratta di una impressione che definirei irrealistica: si era lì per la prima volta e tutti sono stati vinti dal desiderio di celebrare una presenza. Forse troppo, ok. Ma a un certo punto la parola «ascolto» ha fatto breccia ed è stata ripetuta più volte fino alla fine dell’incontro.

La mia esperienza di moderatore del secondo panel, quello più istituzionale è stato very exciting, direbbero i miei amici anglofoni. La verità è che con le orecchie seguivo gli interventi e con gli occhi guardavo il twitter feed che si aggiornava ritmicamente e velocissimamente registrando gli umori, le idee, i pensieri, i feedback non solo di chi era in sala ma anche di gente che partecipava all’evento via internet come poteva. Non è stato un panel, ma una nuvola comunicativa che registrava le aspettative più importanti, le delusioni, le domande… moderare per me ha significato essere immerso in maniera responsabile dentro questa «nuvola» che non distraeva, ma al contrario concentrava l’attenzione sui significati.

Non ci sono impegni fissi per il futuro. Il meeting non si è concluso con appuntamenti precisi. Se accadrà di incontrarsi ancora, magari a diverso livello, sarà in maniera diversa. Magari, ad esempio, dando la parola ai bloggers per interventi e domande e avere come relatori persone chiamate a interagire in modo dinamico con risposte o rilanci di idee o domande. Ma comunque è chiaro che proprio la mancanza di impegni definiti sta mobilitando la fantasia e sta creando in Rete un pullulare di idee e progetti… Il meeting prosegue in Rete, certamente.