«L’amore prima del mondo». Papa Francesco risponde ai bambini del mondo

BergoglioMONDO300dpiCon il volume L’amore prima del mondo, pubblicato in Italia da Rizzoli (in inglese: Dear Pope Francis, Loyola Press) per la prima volta il Pontefice inaugura un dialogo diretto con i bambini di tutto il mondo in forma di libro, rispondendo con parole semplici e intime.

Come un padre che accoglie le loro domande, Francesco ha confidato ai più piccoli la sua riflessione sulla vita e sulla fede.

La storia del libro

L’idea de L’amore prima del mondo (Dear Pope Francis, nell’edizione inglese) è della Loyola Press, editrice statunitense legata alla Compagnia di Gesù. Tanti sono gli editori che lo hanno pubblicato nel mondo. In Italia esce per Rizzoli.

I responsabili della Loyola mi fecero parte della loro idea, che trovai subito molto interessante. Così lo scorso maggio ebbi modo di parlarne al Papa, il quale subito rispose di sì a questo progetto, e con gioia.
Si mise in moto, quindi, il processo che ha coinvolto 31 gesuiti e collaboratori sparsi in tutto il mondo, i quali hanno coperto 26 Paesi di tutti i continenti, tranne l’Antartide. Tra di essi la Cina continentale, la Russia, la Siria, il Kenya e tanti altri: centri urbani, campi profughi, ma anche campagne sperdute.Dear Pope Francis: Children of the World Bring Their Questions to Rome - The IN Network
Sono stati coinvolti ragazzi e ragazze tra i 6 e i 13 anni. In alcuni casi sono stati spediti colori e pennarelli, perché in alcuni Paesi questi materiali non erano a disposizione con facilità.

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Le spedizioni hanno coperto 270.000 chilometri nel mondo. Sono arrivate al Papa 31 delle 269 lettere giunte alla redazione della Loyola Press a Chicago, e questo grazie alla selezione compiuta da genitori, nonni, catechisti e anche da altri bambini che sono stati coinvolti.
Il 5 agosto 2015 il Papa mi ha dato appuntamento per leggere le lettere e dare le risposte. Gli ho consegnato domande e disegni.
Lui si è mostrato subito incuriosito, le ha sfogliate, le ha lette, esclamando: «Ma sono difficili, queste domande!». Le avevo lette, e davvero le avevo trovate anch’io difficili. Le domande dei bambini sono senza filtri, senza fronzoli, senza vie di fuga. Sono domande dirette, brusche, chiare. Non ci si può rifugiare nella penombra dei concetti troppo astratti o nei ragionamenti cavillosi. Sono anche domande molto concrete.

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L’ho subito capito: il Papa avrebbe voluto davanti a sé quei bambini. Il Papa ama guardare in faccia le persone che gli pongono le domande. L’ho verificato tante volte. In quel momento però aveva davanti me, che non ho certo il volto da bambino… Così ogni tanto ha voluto guardare nel vuoto e si è rivolto a un bambino che cercava di immaginare. Ha risposto guardando non me, ma una ipotetica immagine di quei bambini. Ho visto nel suo sguardo cura, simpatia. Sapevo che nel suo cuore stava rispondendo a loro. Si sforzava di immaginarli. Li avrebbe voluti lì con sé.
Io stesso mi sono identificato ogni tanto con loro, dicendogli che questa era una domanda che io avevo posto a mia madre. In un’occasione ho esclamato: «Ma com’è possibile? Non mi dica!». Insomma ho interagito con il Papa che interagiva nel suo cuore con il bambino o la bambina che gli aveva posto la domanda. Una situazione davvero curiosa, ma molto bella.

Il Papa ha guardato intensamente i disegni. Rispondendo o dopo aver risposto, li ha commentati, li ha interpretati: sono parte delle domande, del resto. Ho notato che, con la sua finezza spirituale, a volte coglieva il senso di una domanda più dalle immagini che dalle parole che gli leggevo.
Abbiamo trascorso così oltre un’ora e mezza senza interruzione, di seguito. Lui seduto sul divano e io su una poltrona, mentre l’immaginazione non poteva fare a meno di viaggiare per Canada, Brasile, Siria, Cina, Argentina, Albania… i luoghi dove questi bambini vivono: bei giardini o campi profughi. Lo capiamo dai disegni.
Il Papa mi ha detto chiaramente quello che avevo percepito: «È bello rispondere alle domande dei bambini, ma li dovrei avere qui con me, tutti! Lo so che sarebbe bellissimo. Ma so anche che questo libro di risposte andrà in mano a tanti bambini in tutto il mondo che parlano lingue differenti. E di questo sono felice».

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Papa Francesco tempo fa, in un suo discorso ai superiori generali degli Ordini religiosi, aveva detto: «Mi viene in mente quando Paolo VI ricevette la lettera di un bambino con molti disegni. Disse che su un tavolo dove arrivano solo lettere con problemi, l’arrivo di una lettera così gli fece tanto bene. La tenerezza ci fa bene».

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Chi sono i bambini, per Papa Francesco?

Il Papa non ha bisogno di «dire» chi per lui sono i bambini, perché il suo rapporto con loro lo si vede con chiarezza dal suo modo di fare, dai suoi gesti. Non sono rare le occasioni nelle quali ha avuto modo di parlare con loro, anche rispondendo alle loro domande.
L’udienza generale in piazza San Pietro del 18 marzo 2015 è stata una delle poche occasioni in cui Francesco ha parlato diffusamente dei bambini come tema del suo discorso. E in tale occasione ha detto: «Dio non ha difficoltà a farsi capire dai bambini, e i bambini non hanno problemi a capire Dio».03115_22022016
I bambini poi portano all’umanità tante ricchezze. Innanzitutto «portano il loro modo di vedere la realtà, con uno sguardo fiducioso e puro», «non ancora inquinato dalla malizia, dalle doppiezze, dalle “incrostazioni” della vita che induriscono il cuore», nonostante i loro egoismi, che pure hanno. Ma certo i bambini non sono «diplomatici: dicono quello che sentono, dicono quello che vedono, direttamente. E tante volte mettono in difficoltà i genitori, dicendo davanti alle altre persone: “Questo non mi piace perché è brutto”. Ma i bambini dicono quello che vedono, non sono persone doppie, non hanno ancora imparato quella scienza della doppiezza che noi adulti purtroppo abbiamo imparato».AlessioePapa

Un libro per tutti

Le risposte di Papa Francesco sono sintonizzate sulla freschezza infantile. E sappiamo che quando il Papa parla agli adulti, i bambini non ascoltano, ma quando parla ai bambini, ascoltano anche gli adulti. Francesco si lascia interrogare profondamente e offre risposte che anche il lettore adulto non farà fatica a comprendere quanto riguardino la vita della Chiesa oggi. Il Pontefice sa infatti che è stato lo stesso Gesù a invitare i suoi discepoli a «diventare come i bambini», perché «a chi è come loro appartiene il Regno di Dio» (Mt 18,3; Mc 10,14).
Cogliendo il valore de L’amore prima del mondo, il cardinal Tagle ha affermato in una intervista che « Questo libro cambia anche le false forme di “saggezza” o di “autosufficienza” che causano molti conflitti e sofferenza nel nostro mondo. […]. Se ascoltiamo i bambini, riscopriremo ciò che conta veramente nella vita».

 

Ecco il video che Papa Francesco ha girato con un iPhone. Il mio commento

PapaFrancesco ha registrato un video con un iPhone invitando i cristiani all’unità. Ecco il video e sotto un mio primo commento:

1. Papa Francesco sposa in pieno la logica relazionale della comunicazione. Il video è girato da un vescovo non cattolico amico del Papa da anni. La registrazione avviene perché essa sia condivisa con altri dentro una assemblea di preghiera. In questo senso il Papa recepisce il fatto che comunicare non significa semplicemente trasmettere ma condividere in un contesto di relazioni. E’ dunque sempre una testimonianza. Il video ha un forte taglio testimoniale.

2. Papa Francesco non ha alcun problema a mostrare la sua difficoltà a parlare l’inglese. E’ sempre se stesso. Dice alcune parole e poi passa all’italiano (non allo spagnolo), ma dicendo che in realtà parla la lingua del cuore che ha una grammatica semplice. Il Papa così appare autentico, semplice, senza filtri, senza bisogno di set o di luci aggiustate. E’ se stesso, naturale, a suo agio. Risolto.

3. Il Papa invia un messaggio alto ma lo fa in maniera semplice e facendo appello a due sentimenti: la nostalgia e la gioia. Il suo messaggio è quello dell’impegno ecumenico. Si riconosce fratello tra fratelli. Dice di provare gioia e nostalgia. Gioia perché parla a fratelli che pregano, e questo fa capire come il Signore è all’opera sempre e dovunque. Ma anche con nostalgia, nostalgia dell’abbraccio tra i cristiani. Perché i cristiani sono divisi. Gli manca quell’abbraccio. Le divisioni tra i cristiani ci sono, e sono colpa dei nostri peccati, dice. Solo il Signore è giusto. Sente il bisogno di invitare a quel pianto che riconcilia. Dunque il suo messaggio si modula a due livelli: l’impegno ecumenico a superare le divisioni, e i sentimenti di nostalgia e gioia. Quello di gioia è il primo perché dice l’unità, l’abbraccio ora possibile e necessario.

4. Il Papa comunica questo messaggio alto e impegnativo usando un mezzo pop come l’iPhone e con un messaggio che va innanzitutto a persone riunite, e poi va anche su una piattaforma pop come YouTube. Non solo: in questo messaggio semplice e diretto cita Alessandro Manzoni. Non c’è più distinzione tra alto e basso, tra cultura che si trasmette in forme alte e cultura pop che si trasmette in forme popolari.

5. Il Papa si rivolge a cristiani pentecostali, che rappresentano una grande sollecitazione per le Chiese, specialmente le più giovani. In questo senso il Papa abbraccia questa realtà, chiede di pregare. Accetta la sollecitazione e la pone su un piano di fede e di comunione fraterna. La risposta del vescovo protestante nel suo discorso di presentazione di questo video è eloquente. A proposito dei protestanti afferma: “The protest is over!” (La protesta è finita).

Questo video è talmente naturale e semplice da rivelare una grande sfida per la missione della Chiesa nel nostro tempo.

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Sono stato benedetto da due Papi differenti nello stesso giorno?

L’11 ottobre del 1962 papa Giovanni XXIII aprì il Concilio Vaticano II. L’11 ottobre 2012 papa Benedetto XVI si è affacciato dal suo balcone come aveva fatto il suo predecessore per benedire la folla che con le fiaccole in mano era affluita in via della Conciliazione e in piazza San Pietro, invitata dall’Azione Cattolica. Io ero lì.

In mezzo a decine di migliaia di persone, non mi sentivo immerso in una “folla” anonima, ma accanto a persone, giovani, di mezza età e anche anziane, che pregavano attendendo anche una parola del Papa e la sua benedizione. Tra le testimonianze che si sono succedute dal vivo e in video è stata trasmessa dai maxi schermi collocati in Piazza San Pietro la celeberrima ripresa televisiva del “discorso alla luna” di Giovanni XXIII in una versione completa, di poco più lunga dei video che circolano (anche in rete). Dall’inzio alla fine, cioè fino alla benedizione.

Ed ecco che, appena ho sentito l’altoparlante in piazza diffondere il sonoro del video al momento della benedizione, mi sono chiesto: e adesso che accadrà? Le parole di Giovanni XXIII venivano diffuse nella piazza come 50 anni prima ed ecco che le persone riunite, raccolte davanti ai maxi schermi si sono segnate come a ricevere quella benedizione Cialis “virtuale” che sembrava solcare non solo lo spazio (come avviene per le celebrazioni televisive trasmesse in diretta) ma anche il tempo proprio  grazie alla televisione. La gente aveva la percezione soggettiva di essere benedetta dal Papa Giovanni XXIII perdendo (o non curandosi del) la consapevolezza che quello era solamente un documentario.

Dopo pochi minuti si è affacciato Benedetto XVI dalla sua finestra. I volti che erano concentrati sulle immagini di 50 anni fa (che nella posizione in cui io ero collocato venivano viste sul lato sinistro della Piazza), si sono girati verso il lato destro, verso la finestra illuminata dalla quale è apparso il Papa. In quei pochi istanti tutti hanno viaggiato nella macchina del tempo e sono tornati “qui ed ora” e hanno raccolto la benedizione di Benedetto XVI facendo lo stesso gesto del segno della croce. Ho avuto l’impressione soggettiva di essere stato benedetto da due Papi nella stessa serata e a distanza di pochi minuti.

L’abitudine alla logica dello schermo e al senso di contemporaneità che i media ci offrono ha dato forma per molte persone a una esperienza singolare che pone molte questioni interessanti sul significato della “presenza” e della percezione della “contemporaneità” a un evento e della “partecipazione” ad Leggi tutto “Sono stato benedetto da due Papi differenti nello stesso giorno?”

Il cardinal Martini sull’impatto culturale e sociale dei nuovi media

Social Media e Chiesa: intervista al TG1

Steve Jobs & Ignazio di Loyola

“Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita”: queste le parole che Steve Jobs pronunciò il 12 giugno 2005 in un famoso discorso per i laureandi di Stanford. Questo “commencement address”, è stata per lui una occasione unica per raccontare se stesso. Rileggere questo discorso nel giorno in cui Steve Jobs ha lasciato questa terra è forse un buon modo per onorarlo.

E Steve ha ragione. Le sue parole riecheggiano quelle di Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti, il quale ritiene che un modo per fare una buona scelta nella vita consiste nel fare «come se fossi in punto di morte; e così regolandomi, prenderò fermamente la mia decisione (Esercizi Spirituali, 186). La morte non è nel caso di Ignazio e di Steve uno spauracchio, ma la constatazione che i timori, gli imbarazzi e le futilità scompaiono davanti al pensiero della morte e resta ciò che veramente conta, ciò che è per noi veramente importante. Non so se Jobs fosse credente. Da questo discorso non si deduce un granché. Qui parlo semplicemente della disposizione interiore a fare delle scelta significative nella vita, puntando a ciò che conta. Nessun uomo, credente o non credente, può fare delle scelte nella vita pensando a se stesso come immortale.

E questo Steve lo dice in una maniera fantastica con una frasetta da nulla: «Siamo già nudi». Esatto. Leggiamo nel libro di Giobbe: «Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra» (1, 21). Considerare la nostra nudità è la strada di una saggezza di vita, l’unica che è in grado di farci dire, come Steve ha fatto nella intraducibile chiusura del suo discorso: “Stay hungry. Stay Follish”, cioè rimani affamato, rimani folle.

E soprattutto il pensiero di essere nudi e mortali ci spinge a vivere in maniera intensa. Dice Steve: “dovete trovare quel che amate”. E sembra far eco a Ignazio di Loyola che nei suoi Esercizi Spirituali insiste costantemente a capire e chiedere “quello che voglio e desidero” veramente (ad esempio Esercizi, 48).

Solo chi sa che la propria vita è nuda e sempre lo sarà non perderà tempo a far finta di coprirsi, di essere giovane in eterno, di pensare di essere il padrone del mondo, ma saprà che la vita ha in sé una fame profonda. E’ questa fame, riconosciuta esplicitamente nella sua profonda fede, che spinge Ignazio di Loyola a scrivere: «preferisco essere considerato stolto e pazzo per Cristo, che per primo fu ritenuto tale, piuttosto che saggio e accorto secondo il giudizio del mondo» (Esercizi Spirituali, 167).

Ciò che conta è avere una visione in questo mondo e percepire che questa diventa una missione a fare di questo mondo un posto migliore.

Ecco il testo dello speech di Steve Jobs a Stanford tradotto in italiano:

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre Leggi tutto “Steve Jobs & Ignazio di Loyola”

Intervista di RaiNews 24 sul cambio di direttore alla rivista “La Civiltà Cattolica”

Faith 2.0 Keynote speech: Catherine Wybourne

How has religion been impacted by information technology and how has the public sphere in turn been influenced by this interaction?

The conference included world renowned scholars, policy makers and religious leaders whose work covers the positive, negative, and the outright surprising elements of this new and dynamic exchange. Panellists and audience members engaged in a lively discussion on the topics of Religious Identity and Internet; Religious Communities Online; and Religious Authority and Online Extremism.

(RSA website)

Spirituality & Social Media

About the “Orbital content” (again)

In un post precedente scrivevo che, navigando on line, uso sempre più spesso bookmarklet apps quali Instapaper e Watchlater. Uso queste applicazioni come acchiappa-farfalle. Appena trovo un contenuto interessante lo faccio orbitare attorno a me salvandolo grazie a queste applicazioni. E’ la logica dell’orbital content: il contenuto non sarà più radicato nei siti web, ma fluttuerà in orbite gravitazionali attorno agli utenti. Questa trasformazione della nostra relazione con il contenuto è una logica che si sta facendo strada. Mi sto interrogando su questa “logica”…

P.S.: Ho notato tra l’altro che mons. Enrico Dal Covolo ha ripreso in suo discorso un passaggio del mio post