L’incontro tra Francesco e Kirill a Cuba

russian_orthodox_patriarch_kirill_l_credit_patriarchiaru_popefrancis_r_credit_alexey_gotovsky_cna_1454847566Oggi, 12 febbraio 2016 avverrà un evento storico. Tra poco più di un’ora partirò con Papa Francesco, il suo seguito e i colleghi giornalisti per Cuba.
E a Cuba per la prima volta si incontreranno il Papa di Roma e il Patriarca di Mosca. Francesco e Kirill, due leader religiosi cristiani, si vedranno faccia a faccia e firmeranno una dichiarazione comune.

Cosa sarà scritto in quella dichiarazione importa meno, tutto sommato. Importa però quell’incontro.

Sarà un segno. E questo segno dice che non ci si può più nascondere davanti alla storia. Gli uomini, se sono di buona volontà, possono anche litigare, ma quando giunge il tempo, devono riconoscersi e decidere di camminare insieme.

È una «tappa importante nelle relazioni tra le due Chiese», e dunque non punto di arresto, ma parte di un processo che resta in divenire ed esso stesso frutto di una lunga, paziente e delicata tessitura diplomatica, religiosa e politica.

E questo incontro tra Roma e Mosca non avviene né a Roma né a Mosca. Non avverrà in Europa. Avverrà nel “Nuovo Mondo”, a Cuba. Papa Francesco aveva definito quest’isola un arcipelago che diventa ponte tra nord e sud tra Oriente e Occidente. Adesso comprendiamo il senso di quelle parole.

Ha qualcosa di singolare questo incontro in aeroporto a L’Avana. In realtà per Francesco un luogo sarebbe valso l’altro. Ma questa scelta un po’ casuale si presenta come un prendersi «al volo» reciprocamente mentre si va in missione pastorale, non seduti comodamente nelle rispettive sedi. Non, dunque, una chiesa o una curia sarà la cornice di questo incontro, ma un «non luogo» per eccellenza, la sala di un aeroporto, crocevia simbolico, che in ogni caso è l’opposto della cornice di un «grande evento».

Del resto l’obiettivo di Francesco non è una «santa alleanza» contro qualcuno o qualcosa, ma l’unità della Chiesa a favore del mondo, anche se questo costa la fatica dell’intendersi. In questo senso ciò che deve essere considerato attentamente è il fatto che Francesco non abbia imposto condizioni di alcun genere e, pur di stabilire l’incontro, sia disposto a tutto. Ostilità ed equivoci ci sono e ci saranno, ma alla fine cadranno se il cammino proseguirà. È questa la politica (anche ecclesistica) della misericordia. Dunque l’abbraccio di Francesco sarà un abbraccio senza condizioni che accoglie la Chiesa ortodossa russa così com’è adesso, amandola come sorella, con la sua storia complessa, difficile, e la sua tradizione luminosa.

Cuba: una ferita aperta nel Mar dei Caraibi, un muro di embargo, diventa il luogo adatto perché la storia d’Europa possa essere non riscritta, ma cambiare direzione. Quale messaggio religioso più forte può esserci? Quale messaggio politico più forte può mai esserci?