Risposta ad una “accusa” mossa al Vatican Meeting for Bloggers

Le reazioni al Vatican Meeting for Bloggers sono contenute in oltre 17.000.000 di pagine web che ne hanno parlato, per tacere i contenuti condivisi su facebook o twitter (oltre 5.000 i tweets con l’hashtag #vbm11). Come ho già scritto su questo blog, il meeting è iniziato prima del suo inizio e deve ancora concludersi perché è vivo nella fitta rete di relazioni che si sono create.

Ovviamente oltre alle relazioni il meeting ha sviluppato reazioni. Per lo più sono state segnate dall’entusiasmo. Direi la quai totalità. E’ stato un evento elettrico che ha dato energia e ha mobilitato risorse, attese, idee. Si è trattato di un evento generatore di altro. Qualcuno però ha anche sollevato alcune critiche. Ed è bene che sia così, ovviamente. L’evento perfetto non esiste e se esistesse sarebbe falso. Lo stesso mons. Celli ho ha affermato nel suo discorso di apertura.

La critica di un certo spessore è quella secondo la quale sia stata “totalmente assente l’ipotesi che i social media possano essere un luogo d’ascolto” e dunque quella di considerare la blogosfera come un luogo di proselitismo

Consideriamo che l’incontro è stato tra bloggers che attivamente sono impegnati nella comunicazione di un messaggio. Anche se sono stati invitati bloggers non teneri con la Chiesa (cosa che avrebbe dovuto almeno far riflettere!), il meeting ha dato voce a un certo entusiasmo propositivo che solo una visione troppo preconcetta può restringere nei parametri del mero proselitismo. Al contrario la discussione tra i bloggers ha ondeggiato tra due possibilità in tensione dialettica: l’annuncio e l’omologazione. Solo uno sguardo superficiale può appiattire la tensione che si è sperimentata.

Se è difficile (e opinabile) la dimostrazione di questa tensione dialettica, almeno possiamo verificare gli interventi che hanno costituito l’impalcatura strutturale del meeting (seguendo anche i links che conducono agli interventi audio o video o testuali):

1) L’incontro si è aperto con alcune parole di mons. Celli che affermava chiaramente: “Siamo qui, quindi, per dialogare: un dialogo che, se da parte nostra significa convinzione della consistenza concreta, particolare ed importante della vostra presenza nel mondo della comunicazione, vuole anche dirvi il nostro desiderio di favorire e incrementare una certa relazione pervenendo – è troppo sperarlo? – a una qualche familiarità.”

2) Nell’avvio dell’incontro e del primo panel il dott. Richard Rouse ha espresso il senso dell’incontro tutto orientato a un confronto non trionfalistico ma “semplice” e finalizzato alla condivisione di idee, informazioni, bisogni, speranze, paure, aspirazioni…

3) Nell’avvio del secondo panel io stesso ho ripetuto parecchie volte proprio la parola “ascolto” perché ritengo che la presenza cristiana nella blogosfera abbia innanzitutto questo significato: ascoltare. Lo stesso annunzio del vangelo sarebbe flatus vocis se non fosse radicato nell’ascolto. In particolare ho cercato di insistere sull’ascolto delle culture emergenti.

4) Padre Federico Lombardi ha parlato chiaramente dell’ascolto dell’opinione pubblica nella Chiesa e della sua valorizzazione. Il suo intervento è stato seguito da un profluvio di tweets che hanno sottolineato le sue parole in questo senso.

5) Mons. Melchor Sánchez de Toca y Alameda nel suo intervento conclusivo ha ribadito e rafforzato il concetto. Ha detto chiaramente (e per ben 4 volte!) che l’invito era a dialogare ma, da parte dei Pontifici Consigli, esso era motivato dall’ascolto, dalla necessità di comprendere l’atmosfera comunicativa (e non gli strumenti) in cui viviamo.

6) Mons. Paul Tighe ha chiaramente ribadito che comunicare non è trasferire informazioni in maniera verticale ma creare comunità. E così ha chiuso l’incontro con parole molto semplici, dirette e immediate.

Il messaggio a mio avviso è stato dato con chiarezza.

Detto questo, non significa che non sia necessario vigilare perché il cristiano in Rete non sia un propagandista. E se ho segnalato la forte presenza del tema dell’ascolto è innanzitutto per ribadire il concetto e non semplicemente per “difendere” il meeeting da una “accusa”. Ma è lo stesso Benedetto XVI nel suo recente messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che ci mette in guardia quando scrive: “La proclamazione del Vangelo richiede una forma rispettosa e discreta di comunicazione, che stimola il cuore e muove la coscienza”.

Valgono, a mio avviso, le parole di mons. Celli: “Questa iniziativa – che non ha mancato di suscitare grande interesse, stimolando valutazioni più o meno favorevoli – vuole essere – almeno da parte nostra – una presa di coscienza ufficiale dell’esistenza e della importanza nella vita di oggi della “blogosfera”. Prendere coscienza, come mi sembra sia stato chiaro nell’incontro, implica (e deve implicare sempre di più) la necessità di una capacità profonda di ascolto delle istanze che emergono da quello spazio antropologico che oggi è la Rete.