Il mio grazie personale a padre Federico Lombardi

CONCLAVE: P.LOMBARDI, NON ANCORA DEFINITA DATAOggi, 11 luglio 2016, Papa Francesco ha accolto la rinuncia, presentata da P. Federico Lombardi, dall’ufficio di Direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

Padre Federico Lombardi è un grande comunicatore. Ovviamente potrei scrivere subito dell’aspetto professionale della sua figura, ma qui vorrei esprimermi innanzitutto per esperienza personale, umana e spirituale.

È ben noto per le sue doti evidenti e sperimentate al servizio della Santa Sede sin dal 1990, quando divenne direttore dei programmi della Radio Vaticana, fino ad oggi. Io lo ricordo anche per il suo prezioso servizio a La Civiltà Cattolica dal 1973 al 1984. Io, qui, in realtà lo ricordo innanzitutto come Superiore Provinciale dei Gesuiti d’Italia, carica che ha ricoperto dal 1984 fino al 1990.

Il p. Lombardi che io ho conosciuto è stato il padre Lombardi «Provinciale» dei gesuiti. Se adesso sono gesuita, infatti, è «per colpa» sua: lui mi ha ammesso nel noviziato della Compagnia, vagliando la mia vocazione. Tuttavia prima di giungere a questa decisione ha conosciuto e dialogato molto con mia madre, che all’inizio era molto contraria alla mia scelta in quanto sono figlio unico: non ho né fratelli né sorelle. In questa occasione ho compreso che p. Federico Lombardi non «fornisce informazioni» ma «condivide la sua esperienza». Infatti ha ascoltato mia mamma facendosi davvero carico del suo problema, assumendo le sue istanze in maniera equilibrata, ascoltandola, comunicando con lei a un livello profondo. Posso dirvi che, anche prima di accettare la mia vocazione, come poi ha fatto pienamente, da subito mia madre ha imparato a voler bene e ad apprezzare quello che sarebbe stato il mio Superiore religioso.

Successivamente, quando non era più Provinciale, ho sperimento la capacità comunicativa di p. Lombardi in altre occasioni, come, ad esempio, le nostre «Congregazioni Provinciali», una sorta di «capitolo» dell’Ordine. Quando c’era un problema si faceva ricorso a lui. E in genere i problemi erano (e sono tuttora) di comunicazione.

Conosco il suo impegno da noi a Civiltà Cattolica soltanto grazie all’eco che ancora in casa è vivo della sua azione come vicedirettore. Padre Lombardi lavorava, lavorava tanto. In quegli anni, tra l’altro, scalava il monte Amaro (2.800 metri, la cima più alta della Majella) in 3 ore, mi dicono. In metà tempo rispetto a molti altri: un’immagine della sua capacità di lavoro e di servizio.

Circa il suo ruolo come direttore della Sala Stampa posso aggiungere un piccolo aneddoto: alla fine del Conclave, dopo l’elezione del Papa, ho incontrato una giornalista statunitense considerata «pericolosa». Ero molto nervoso per questa intervista. Ma mi ha colpito la prima cosa che mi disse: «Sa una cosa, padre? Io amo il p. Lombardi». Alla mia domanda sul perché, su che cosa intendesse dire, lei proseguì: «sono rimasta colpita dal suo modo di gestire con precisione, ma anche leggerezza il suo ruolo».

Padre Lombardi esprime una tensione pastorale di accoglienza unita a una discrezione che non lo mette sotto la luce dei riflettori, eppure lo rende in qualche modo necessario: crea l’ambiente comunicativo corretto. Io lo ammiro anche perché ha saputo adattarsi a due stili completamente diversi di vivere il Pontificato: la discrezione e la delicatezza di Benedetto; la spontaneità comunicativa imprevedibile di Francesco.

Concludo con un altro piccolo tassello aneddotico. Mi ha colpito quando in un’occasione ufficiale di festeggiamento per l’Ottantesimo l’anniversario della Radio Vaticana, padre Lombardi disse con la sua proverbiale compostezza: «La Radio Vaticana non è una radio». No, non intendeva fare il verso a René Magritte che nel 1948 dipinse «Questa non è una pipa», ma far capire che il mondo della comunicazione era cambiato e che la convergenza dei media fa sì che non ci sia un «mezzo» di comunicazione, e poi un altro «mezzo», e poi un altro «mezzo»… tutti uno accanto all’altro come differenti pianeti di un sistema solare. Voleva far capire all’uditorio che la comunicazione è complessa e ogni piattaforma comunicativa non può far a meno delle altre. La Radio oggi è anche testi, video, social networks… Ovviamente questo lavoro è possibile anche grazie alle sinergie tra i diversi media della Santa Sede. E la sinergia non si inventa: è frutto di una sapiente mediazione, nella quale il p. Lombardi è maestro. E la sua maestria si è confermata nella gestione coraggiosa e sapiente della complessa macchina comunicativa del recente Sinodo straordinario sulla famiglia.

Aggiungo una parola sui viaggi con Papa Francesco: andare sul volo papale guidati e accompagnati da p. Federico è stata una esperienza straordinaria: lui è sempre stato consapevole delle possibili sorprese dietro l’angolo, ma è anche sempre stato capace di adeguarvisi con un aplomb magistrale. Non dimenticherò mai il confronto con lui su discorsi, eventi e sorprese… E soprattutto la fraternità e la condivisione, a volte anche del luogo dove fare una breve sosta.

A te, caro Federico, complimenti e, di cuore, grazie per il tuo servizio a tre Papi (molto diversi tra loro!), svolto sempre con intelligenza, fedeltà e passione umile e disponibile per il bene della Chiesa!

Antonio  Spadaro S.I.
direttore de La Civiltà Cattolica

Lettera in occasione del conferimento a p. Federico Lombardi del Dottorato honoris causa dell’Università Pontificia Salesiana

CONCLAVE: P.LOMBARDI, NON ANCORA DEFINITA DATAOggi, 14 novembre 2014, è stato conferito a p. Federico Lombardi S.I. il dottorato honoris causa in Scienze della Comunicazione Sociale da parte della Facoltà di Comunicazione Sociale della Pontificia Università Salesiana. A causa di un problema non mi è  stato possibile essere presente e intervenire alla laudatio come previsto dal programma. Per questo ho scritto la seguente lettera al Decano della Facoltà, prof. don Mauro Mantovani, perché venisse letta nell’occasione.

Caro don Mauro Mantovani,

le scrivo questa lettera perché purtroppo non potrò essere presente, come invece era previsto, al conferimento del Dottorato honoris causa a p. Federico Lombardi. Oggi mi trovo in Sardegna a causa del grave lutto familiare di un confratello della mia comunità al quale sento il dovere di essere vicino in questo momento difficile. Tuttavia ho il desiderio di lasciare un breve saluto personale.

Da ex allievo, grato per la formazione ricevuta, saluto il Rettor Maggiore, don Artime. Saluto mons. Domenico Pompili col quale ho collaborato sulle frontiere della comunicazione ecclesiale, e tutti coloro che prendono parte a questo incontro sul «Ripensare la comunicazione», e che festeggiano il conferimento di questo Dottorato.

Padre Federico Lombardi è un grande comunicatore. Ovviamente potrei scrivere subito dell’aspetto professionale della sua figura, ma qui vorrei esprimermi innanzitutto per esperienza personale, umana e spirituale.

Tutti lo conoscete per le sue doti evidenti e sperimentate al servizio della Santa Sede sin dal 1990, quando divenne direttore dei programmi della Radio Vaticana, fino ad oggi. Qualcuno lo ricorda anche per il suo prezioso servizio a La Civiltà Cattolica dal 1973 al 1984. Io, qui, in realtà lo ricordo innanzitutto come Superiore Provinciale dei Gesuiti d’Italia, carica che ha ricoperto dal 1984 fino al 1990.

Il p. Lombardi che io ho conosciuto è stato il padre Lombardi «Provinciale» dei gesuiti. Se adesso sono gesuita, infatti, è «per colpa» sua: lui mi ha ammesso nel noviziato della Compagnia, vagliando la mia vocazione. Tuttavia prima di giungere a questa decisione ha conosciuto e dialogato molto con mia madre, che all’inizio era molto contraria alla mia scelta in quanto sono figlio unico: non ho né fratelli né sorelle. In questa occasione ho compreso che p. Federico Lombardi non «fornisce informazioni» ma «condivide la sua esperienza». Infatti ha ascoltato mia mamma facendosi davvero carico del suo problema, assumendo le sue istanze in maniera equilibrata, ascoltandola, comunicando con lei a un livello profondo. Posso dirvi che, anche prima di accettare la mia vocazione, come poi ha fatto pienamente, da subito mia madre ha imparato a voler bene e ad apprezzare quello che sarebbe stato il mio Superiore religioso.

Successivamente, quando non era più Provinciale, ho sperimento la capacità comunicativa di p. Lombardi in altre occasioni, come, ad esempio, le nostre «Congregazioni Provinciali», una sorta di «capitolo» dell’Ordine. Quando c’era un problema si faceva ricorso a lui. E in genere i problemi erano (e sono tuttora) di comunicazione.

Conosco il suo impegno da noi a Civiltà Cattolica soltanto grazie all’eco che ancora in casa è vivo della sua azione come vicedirettore. Padre Lombardi lavorava, lavorava tanto. In quegli anni, tra l’altro, scalava il monte Amaro (2.800 metri, la cima più alta della Majella) in 3 ore, mi dicono. In metà tempo rispetto a molti altri: un’immagine della sua capacità di lavoro e di servizio.

Circa il suo ruolo come direttore della Sala Stampa posso aggiungere un piccolo aneddoto: alla fine del Conclave, dopo l’elezione del Papa, ho incontrato una giornalista statunitense considerata «pericolosa». Ero molto nervoso per questa intervista. Ma mi ha colpito la prima cosa che mi disse: «Sa una cosa, padre? Io amo il p. Lombardi». Alla mia domanda sul perché, su che cosa intendesse dire, lei proseguì: «sono rimasta colpita dal suo modo di gestire con precisione, ma anche leggerezza il suo ruolo».

Padre Lombardi esprime una tensione pastorale di accoglienza unita a una discrezione che non lo mette sotto la luce dei riflettori, eppure lo rende in qualche modo necessario: crea l’ambiente comunicativo corretto. Io lo ammiro anche perché ha saputo adattarsi a due stili completamente diversi di vivere il Pontificato: la discrezione e la delicatezza di Benedetto; la spontaneità comunicativa imprevedibile di Francesco.

Concludo con un altro piccolo tassello aneddotico. Mi ha colpito quando in un’occasione ufficiale di festeggiamento per l’Ottantesimo l’anniversario della Radio Vaticana, padre Lombardi disse con la sua proverbiale compostezza: «La Radio Vaticana non è una radio». No, non intendeva fare il verso a René Magritte che nel 1948 dipinse «Questa non è una pipa», ma far capire che il mondo della comunicazione era cambiato e che la convergenza dei media fa sì che non ci sia un «mezzo» di comunicazione, e poi un altro «mezzo», e poi un altro «mezzo»… tutti uno accanto all’altro come differenti pianeti di un sistema solare. Voleva far capire all’uditorio che la comunicazione è complessa e ogni piattaforma comunicativa non può far a meno delle altre. La Radio oggi è anche testi, video, social networks… Ovviamente questo lavoro è possibile anche grazie alle sinergie tra i diversi media della Santa Sede. E la sinergia non si inventa: è frutto di una sapiente mediazione, nella quale il p. Lombardi è maestro. E la sua maestria si è confermata nella gestione coraggiosa e sapiente della complessa macchina comunicativa del recente Sinodo straordinario sulla famiglia.

Grazie a tutti per aver pazientemente ascoltato questa mia testimoniaza. A te, caro Federico, complimenti e, di cuore, grazie!

p. Antonio Spadaro S.I.
direttore de La Civiltà Cattolica