La cyberteologia della Civilt

Schermata_10_04_13_22_18Ecco il pezzo di Luca De Biase apparso su Nova del Sole 24Ore domenica 7 aprile 2013 col titolo “La cyberteologia della civiltà cattolica”:

Il Papa Francesco annuncia la “buona novella” cristiana congiungendola con semplicità all’esperienza di chi lo ascolta. E nell’omelia della notte di Pasqua ha mostrato di comprendere come la novità del messaggio religioso generi timore. «Quando qualcosa di veramente nuovo accade nel succedersi quotidiano dei fatti, ci fermiamo, non comprendiamo, non sappiamo come affrontarlo: la novità spesso ci fa paura». Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica e fondatore della cyberteologia, commenta: «Il Papa ci dà una lezione di vita e ci spinge a essere aperti, radicalmente disposti ad accogliere ciò che non corrisponde alle categorie mentali che ci siamo formati nel tempo». E conclude: «Mi sembra una sfida anche per chi fa informazione, che è chiamato come ha detto Papa Francesco, a offrire gli elementi per una lettura della realtà».

La paura delle novità importanti è un freno all’evoluzione della vita umana. E la paura dell’informazione imprevista è un freno all’evoluzione della conoscenza. Un approccio tradizionalista alla gestione dei media è la somma dei due freni. E non per niente, Spadaro, giunto alla direzione del quindicinale cattolico, non ha esitato a lanciarlo in una fortissima riprogettazione. La Civiltà Cattolica ha esordito nel 1850, non ha mai mancato un numero e ha raggiunto grande autorevolezza. Arriva con la valigia diplomatica a tutte le nunziature. È da sempre un giornale innovativo. E Spadaro non ha paura di trasformarlo. L’app per iPad è basata sulla tecnologia di Paperlit. Presto sarà pronto l’archivio online con accesso libero costruito assemblando, grazie a Google, le copie digitalizzate dalle biblioteche di Oxford, Harvard e New York. In progettazione un sistema di etichettatura per trovare gli articoli con diverse chiavi di lettura. E più attenzione alla conversazione via Twitter e Facebook. «Insomma» dice Spadaro «mettiamo a disposizione la rivista più antica d’Italia tra quelle che mai hanno interrotto le pubblicazioni, come patrimonio pubblico del Paese, nel modo più aperto e condivisibile possibile».

 

A Civilt

Jorge Mario Bergoglio – Francesco
GUARIRE DALLA CORRUZIONEUMILTÀ, LA STRADA VERSO DIO

Saluto: Lorenzo Fazzini, direttore Editrice Missionaria Italiana
Introduce e modera: padre Antonio Spadaro S.I., direttore de La Civiltà Cattolica
Intervengono: don Luigi Ciotti, presidente di Libera e prof. Lucetta Scaraffia, Università La Sapienza, editorialista de L’Osservatore Romano

Martedì 26 marzo – ore 11
Sala Curci, La Civiltà Cattolica | Via di Porta Pinciana, 1 – 00187 Roma

“Peccatori sì, corrotti no!” di Jorge Mario Bergoglio

Ci farà molto bene, alla luce della parola di Dio, imparare a discernere le diverse situazioni di corruzione che ci circondano e ci minacciano con le loro seduzioni. Ci farà bene tornare a ripeterci l’un l’altro: «Peccatore sì, corrotto no!», e a dirlo con timore, perché non succeda che accettiamo lo stato di corruzione come fosse solo un peccato in più. (…) Il corrotto (…) passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo, al prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri. Il corrotto ha la faccia da non sono stato io, “faccia da santarellino”, come diceva mia nonna. Si meriterebbe un dottorato honoris causa in cosmetica sociale. E il peggio è che finisce per crederci. E quanto è difficile che lì dentro possa entrare la profezia! Per questo, anche se diciamo “peccatore, sì”, gridiamo con forza “ma corrotto, no!”.

Papa Francesco e la comunicazione

Papa Francesco, sin dal primo incontro con la gente che lo acclamava subito dopo la sua elezione al Pontificato, ha imposto uno stile comunicativo sobrio, semplice, asciutto ma estremamente efficace. Le sue frasi sono brevi, ritmate, decise, ma pronunciate con la dolcezza naturale dell’accento argentino. Il suo obiettivo appare essere una comunicazione che crei contatto diretto con chi ascolta, coinvolgendolo quanto più è possibile nell’evento della comunicazione. Ad esempio, il silenzio della preghiera che ha chiesto a tutti e al quale lui si è unito prima di dare la prima benedizione “Urbi et Orbi” ha coinvolto tutti in un medesimo gesto.

La sua sobrietà ha fatto pensare a qualcuno che egli sia decisamente lontano dai cosiddetti “nuovi mezzi di comunicazione” a volte erroneamente intesi come espressione di una “novità” massificante, fonte di fraintendimenti.

In realtà a Papa Francesco interessa sostanzialmente una cosa: l’apertura della Chiesa, l’uscita da una possibile condizione di autoreferenzialità. Dunque la comunicazione, quella vera, capace di creare ponti. Ha affermato in una intervista molto recente: “se la Chiesa rimane chiusa in se stessa, autoreferenziale, invecchia. E tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima“.

Queste strade sono le strade del mondo dove la gente vive, dove la gente è raggiungibile effettivamente, le frontiere del nostro tempo, così radicate nella missione e nel carisma della Compagnia di Gesù, tra l’altro, secondo ciò che Paolo VI e Benedetto XVI hanno ribadito. E tra queste strade per Papa Francesco ci sono anche quelle digitali. Infatti ha affermato in quella intervista:

“Cerchiamo il contatto con le famiglie che non frequentano la parrocchia. Invece di essere solo una Chiesa che accoglie e che riceve, cerchiamo di essere una Chiesa che esce da se stessa e va verso gli uomini e le donne che non la frequentano, che non la conoscono, che se ne sono andate, che sono indifferenti. Organizziamo delle missioni nelle pubbliche piazze, quelle in cui si raduna molta gente: preghiamo, celebriamo la messa, proponiamo il battesimo che amministriamo dopo una breve preparazione. È lo stile delle parrocchie e della stessa diocesi. Oltre a questo cerchiamo anche di raggiungere le persone lontane attraverso i mezzi digitali, la rete web e dei brevi messaggi“.

Da queste espressioni possiamo forse intuire la visione che ispirerà Papa Francesco nel prendere decisioni sulla comunicazione intesa come ponte per raggiungere le persone.

Habemus Papam Franciscum!