Papa Francesco e la comunicazione

Papa Francesco, sin dal primo incontro con la gente che lo acclamava subito dopo la sua elezione al Pontificato, ha imposto uno stile comunicativo sobrio, semplice, asciutto ma estremamente efficace. Le sue frasi sono brevi, ritmate, decise, ma pronunciate con la dolcezza naturale dell’accento argentino. Il suo obiettivo appare essere una comunicazione che crei contatto diretto con chi ascolta, coinvolgendolo quanto più è possibile nell’evento della comunicazione. Ad esempio, il silenzio della preghiera che ha chiesto a tutti e al quale lui si è unito prima di dare la prima benedizione “Urbi et Orbi” ha coinvolto tutti in un medesimo gesto.

La sua sobrietà ha fatto pensare a qualcuno che egli sia decisamente lontano dai cosiddetti “nuovi mezzi di comunicazione” a volte erroneamente intesi come espressione di una “novità” massificante, fonte di fraintendimenti.

In realtà a Papa Francesco interessa sostanzialmente una cosa: l’apertura della Chiesa, l’uscita da una possibile condizione di autoreferenzialità. Dunque la comunicazione, quella vera, capace di creare ponti. Ha affermato in una intervista molto recente: “se la Chiesa rimane chiusa in se stessa, autoreferenziale, invecchia. E tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima“.

Queste strade sono le strade del mondo dove la gente vive, dove la gente è raggiungibile effettivamente, le frontiere del nostro tempo, così radicate nella missione e nel carisma della Compagnia di Gesù, tra l’altro, secondo ciò che Paolo VI e Benedetto XVI hanno ribadito. E tra queste strade per Papa Francesco ci sono anche quelle digitali. Infatti ha affermato in quella intervista:

“Cerchiamo il contatto con le famiglie che non frequentano la parrocchia. Invece di essere solo una Chiesa che accoglie e che riceve, cerchiamo di essere una Chiesa che esce da se stessa e va verso gli uomini e le donne che non la frequentano, che non la conoscono, che se ne sono andate, che sono indifferenti. Organizziamo delle missioni nelle pubbliche piazze, quelle in cui si raduna molta gente: preghiamo, celebriamo la messa, proponiamo il battesimo che amministriamo dopo una breve preparazione. È lo stile delle parrocchie e della stessa diocesi. Oltre a questo cerchiamo anche di raggiungere le persone lontane attraverso i mezzi digitali, la rete web e dei brevi messaggi“.

Da queste espressioni possiamo forse intuire la visione che ispirerà Papa Francesco nel prendere decisioni sulla comunicazione intesa come ponte per raggiungere le persone.