Un tweet storico. Monsignor Celli spiega www.news.va

articolo di Mario Ponzi. Tratto da L’Osservatore Romano del 29 giugno 2011

Dear friends, I have just launched http://www.news.va . Praised be Our Lord Jesus Christ. With my prayers and blessing. Benedictus XVI (“Cari amici, ho appena lanciato http://www.news.va . Sia lodato Nostro Signore Signore Gesù Cristo. Con le mie preghiere e benedizioni. Benedetto XVI”). È il testo del primo tweet in assoluto di un Pontefice. Il tweet è uno di quei brevi messaggi che i frequentatori della rete si scambiano quotidianamente attraverso i social network – twitter in questo caso – nell’era digitale. Nel lanciare martedì pomeriggio, 28 giugno, nei vespri della solennità dei santi Pietro e Paolo, il nuovo portale della Santa Sede news.va

Benedetto XVI ha anche accolto la proposta di rivolgere la sua benedizione al popolo della rete. L’idea è stata dell’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali: “ma devo dire – ci ha confidato – che il Papa ha accettato immediatamente e di buon grado. Del resto, tiene moltissimo alla comunicazione e soprattutto tiene a che la Chiesa sia presente là dove l’uomo vive e si incontra”. Quando ieri, durante la presentazione del nuovo portale nella Sala Stampa della Santa Sede, l’arcivescovo ha dato la notizia che sarebbe stato il Papa personalmente a lanciarlo, è stato anche ricordato quel lontano 12 febbraio 1931, giorno in cui Pio XI, inaugurando la Radio Vaticana, pronunciò in latino dai suoi microfoni il primo radiomessaggio: “Udite o cieli, quello che sto per dire; ascolti la terra le parole della mia bocca. Udite e ascoltate o popoli lontani”. Da allora sono trascorsi più di ottant’anni e di strada ne è stata percorsa tanta, soprattutto in campo tecnologico. Sono cambiati i tempi, ma certamente non è cambiato l’annuncio. Ne abbiamo parlato con l’arcivescovo Celli in questa intervista rilasciata al nostro giornale.

Il Papa che comunica attraverso twitter è certamente un segno dei tempi. Ma quali tempi?

Le rispondo prendendo in prestito le parole del messaggio pontificio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di quest’anno. Sono parole che illuminano e guidano la nostra attività, e danno un senso ai nostri sforzi e alle sfide con le quali quotidianamente ci confrontiamo. “Quando le persone si scambiano informazioni – si legge nel messaggio – stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze. Ne consegue che esiste uno stile cristiano di presenza nel mondo digitale: esso si concretizza in una forma di comunicazione onesta ed aperta e rispettosa dell’altro”. Ecco le tre caratteristiche qualificanti della comunicazione della Chiesa: che deve essere appunto onesta, aperta, rispettosa, in ogni tempo e in ogni situazione. Naturalmente bisogna fare i conti con il mutare delle circostanze e con le conseguenti trasformazioni culturali e tecnologiche. Queste ultime, in particolare, stanno cambiando non solo il modo di comunicare ma anche la stessa comunicazione.

Presentando il nuovo portale lei ha molto insistito sulla particolare attenzione con la quale il Papa segue l’evolversi delle conquiste tecnologiche nel mondo della comunicazione, anche se generalmente non usa il computer né naviga in rete.

Eppure il mondo di internet lo stupisce, lo affascina. Già in un’altra occasione ho avuto modo di soffermarmi su questo particolare aspetto. Benedetto XVI, da uomo di studio ma soprattutto di dialogo, ha compreso che ormai è nato un nuovo modo di apprendere e di pensare, che apre enormi possibilità di stabilire nuove relazioni e di costruire comunione. Da qui la sua convinzione che nel mondo digitale si possa trovare un nuovo spazio di confronto tra tutte le correnti culturali del nostro tempo. Per questo è sempre molto attento alle conquiste in questo campo. Egli vuole incontrare l’uomo nei luoghi quotidiani di vita e di relazione. Compreso lo spazio cibernetico.

Dunque in questo momento guarda al cosiddetto popolo della rete, che non ha confini geografici o ideologici.

Direi proprio di sì. È comunque un popolo formato da uomini. Da uomini liberi. La Chiesa deve essere in mezzo a loro. Per offrire i valori di cui è portatrice, i valori proclamati dal Vangelo. E per farsi capire deve usare il linguaggio di questo popolo. Il Papa lo ha compreso benissimo. Lo ha lasciato capire molto chiaramente proprio nel messaggio che prima ho citato, quando ha scritto: “Comunicare il Vangelo attraverso i nuovi media significa non solo inerire contenuti dichiaratamente religioso sulle piattaforme dei diversi mezzi, ma anche testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo”. Ecco, la coerenza è l’altro grande valore sul quale egli richiama spesso l’attenzione. Lo ha fatto anche lo scorso anno, quando parlò ai rappresentanti del mondo culturale in Portogallo raccomandando il rispetto degli altri e la coerenza con quanto si comunica.

Come si inserisce in questa strategia il portale lanciato dal Papa?

Direi che tutto ciò di cui abbiamo parlato sino a questo momento fa parte della filosofia alla base del nuovo portale. Come ho spiegato presentandolo ai giornalisti, non si tratta di una testata nuova rispetto a quelle già esistenti all’interno della Chiesa. Non ha una sua linea editoriale e neppure una sua redazione. È molto semplicemente un aggregatore di notizie fornite dalle diverse testate del Vaticano, secondo formule e priorità che esse stesse ci segnalano. Possiamo parlare di una piattaforma multimediale: dunque, consente di leggere notizie, ascoltare programmi o interviste, scorrere immagini riferite ad appuntamenti del Papa. Avrà una grande potenzialità, perché consentirà un consistente numero di contatti anche contemporanei: permetterà, per esempio, di seguire in diretta la missione del Papa in Vaticano, a Roma, in Italia e in tutto il mondo.

Si occuperà soltanto dell’attività del Pontefice?

No. Ci sono diversi settori d’informazione, che comprendono anche i dicasteri vaticani e, più in generale, quanto accade nella vita della Chiesa nel mondo. Questa grande massa di informazioni giungerà dalle redazioni dei media vaticani. Noi, nel rispetto dei tempi e dell’identità dei vari soggetti fornitori, provvederemo ad aggiornare costantemente il sito secondo il flusso delle notizie. Inizialmente prevedo tre interventi di aggiornamento giornalieri. Daremo la possibilità – e questo mi sembra molto importante – di entrare direttamente nei siti delle nostre fonti, consentendo così a una fetta sempre più grande di pubblico di accedere alle realtà che compongono il mondo della comunicazione della Santa Sede e di farne diretta conoscenza.

Oltre all’edizione in italiano e in inglese, ha annunciato la prossima in spagnolo, dopo l’estate. E per quanto riguarda le altre lingue?

Progressivamente cercheremo di accontentare un’altra buona parte di pubblico, almeno con il francese, il portoghese e il tedesco.

Il sito in lingua cinese è il sogno segreto?

Direi di no, almeno per ora. C’è già la versione in cinese di www.vatican.va e credo che per il momento sia sufficiente. Pensiamo piuttosto a una edizione in arabo. Del resto, l’idea era quella di consentire al più vasto numero possibile di persone di ricevere notizie della Chiesa dalla Chiesa stessa. Da oggi basta avere un iphone o un ipod per sapere cosa accade in casa del Papa. E non mi sembra un risultato di poco conto riuscire comunque ad assicurare la presenza della Chiesa nelle reti sociali.