Non c’è contraddizione tra Silenzio e Parola

L’editoriale dell’ultimo numero della Civiltà Cattolica è dedicato al Messaggio di Benedetto XVI per la 46a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Cito qui i primi paragrafi di questa analisi, rinviando al sito de La Civiltà Cattolica per la lettura del testo integrale. All’uscita del documento avevo già presentato in questo blog una prima analisi in 6 punti.

Poesia dal silenzio è il titolo scelto per la prima antologia di versi del Premio Nobel 2011 per la letteratura, Tomas Tranströmer, tradotti in lingua italiana. Il maggiore poeta svedese contemporaneo scrive versi densissimi di senso e molto concisi formalmente. Le sue parole, fedeli in questo senso alla vocazione classica dell’Ars poetica di Orazio, rispondono alla condizione di chi è Stanco di chi non offre che parole, parole senza lingua e scopre invece il desiderio di una Lingua senza parole (Dal marzo ’79). La grande poesia sa bene, infatti, che silenzio e parola non si oppongono. A questa concezione della parola fa riferimento Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 46a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, dal titolo «Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione», affermando che silenzio e parola sono «due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi».

Nell’accezione comune questi due momenti sembrano infatti opporsi in una contraddizione insanabile: si pensa che quando non si parla ci sia silenzio e che invece, appena si parla, il silenzio sparisca. Spesso, quando si discute dei media, si afferma, come per automatismo, che essi fanno «rumore», generano un frastuono dal quale occorre ripararsi, ritirandosi. Benedetto XVI, già dal titolo del Messaggio, afferma che silenzio e parola fanno parte di un unico «cammino», capovolgendo la prospettiva e proponendo un modo differente di vedere le cose e di leggere il significato del silenzio e della parola. Questo ci sembra infatti il primo nucleo centrale del Messaggio del Pontefice: il silenzio è parte integrante della comunicazione, parte della capacità dell’uomo di parlare, e non il suo opposto. Gli elogi del silenzio in sé e per sé, al di fuori di un tessuto comunicativo, rischiano di essere un elogio del mutismo, dell’isolamento, dell’autosufficienza. «Il silenzio è parte integrante della comunicazione» perché «senza di esso non esistono parole dense di contenuto», afferma Benedetto XVI. Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso, scrive Ungaretti nella poesia Commiato. La parola che comunica è scavata dal silenzio. Così avviene nella preghiera: il silenzio orante è proprio il luogo nel quale si elabora un linguaggio di comunicazione con Dio; è proprio per esprimere questa parola tutta interiore che l’orante tace esteriormente. Se così non fosse, il suo silenzio sarebbe altro: ricerca di quiete, bisogno di pace e solitudine, ma non ancora preghiera.

* * *

Comunicare non significa semplicemente trasmettere messaggi o riversare contenuti e informazioni. Il Papa ci ricorda che oggi si fa troppa attenzione a chi parla e si dimentica che la comunicazione vera è fatta di ascolto, di dialogo, è ritmata da parola e silenzio: «Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa».

Il silenzio inoltre non è solamente ascolto degli altri, ma anche ascolto di sé. Non è una semplice pausa perché gli altri possano parlare, ma anche pausa perché la mia stessa comunicazione sia comprensibile: senza virgole, punti, punti e virgole (cioè silenzi), nel discorso non c’è vera espressione, non si creano le condizioni per intendersi. Il silenzio è dunque ordinato e orientato alla comunicazione: «Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci». Senza il silenzio la nostra espressività rischia di essere superficiale, inintelligibile, confusa, impropria. Il Pontefice usa con precisione una parola: «ecosistema». Silenzio e parola sono infatti parte di un ambiente comunicativo che ha i suoi equilibri da rispettare per essere virtuoso. In questo senso il silenzio permette alla parola di diventare davvero luogo di esperienza e di incontro, al di là del meccanismo della information overload. E questo ambiente comunicativo prevede anche il bilanciamento virtuoso di immagini e suoni, che sono parte integrante della comunicazione umana. Un discorso che tocca silenzio e parola non può trascurare la presenza dell’immagine e dei suoni, e il silenzio è chiamato a comporsi con la capacità dell’uomo di recepirli.

* * *

Un altro passaggio chiave del Messaggio del Pontefice consiste nel constatare che l’uomo esprime anche dentro la Rete il suo bisogno di silenzio e di preghiera. In tal modo cade un pregiudizio diffuso che consiste nel credere che in Rete ci sia solo «rumore». Il Papa invece Continua a leggere il testo integrale sul sito de La Civiltà Cattolica.