Quando i valori non creano ghetti ma fanno essere “generativi”

Articolo del Corriere della Sera dedicato all'incontro. Fai CLICK SULL'IMMAGINE PER LEGGERLO

Ricopio qui gli appunti che avevo preso per rispondere ad alcune domande che mi sono state poste degli ex alunni dell’Istituto Massimo durante la convention tenutasi il 22 ottobre 2011 presso i locali dell’Istituto. Ovviamente si tratta  semplicemente di appunti.

Toccano anche alcuni temi “caldi” per la cosiddetta Generazione Y, incluso il ruolo dei social networks.

Vi ringrazio per l’invito. Il Massimo per me è un luogo fondamentale, dove, insegnando, ho scoperto meglio me stesso, le cose che so fare e che sono chiamato a fare. I miei legami fondamentali sono maturati qui. Adesso mi trovo a fare il direttore della Civiltà Cattolica, cioè di una rivista che ha 162 anni di vita. È la rivista più antica d’Italia tuttora vivente. Una rivista che ha all’interno della sua tradizione gli elementi di innovazione. Una tra le cose che più mi colpisce è l’interpretazione che la nostra rivista ha dato della sua cattolicità nel primo editoriale del 1850: «Una Civiltà cattolica non sarebbe cattolica, cioè universale, se non potesse comporsi con qualunque forma di cosa pubblica». Penso sia uno spunto interessante per voi exalunni.

Adesso cerco di rispondere come un alunno alle vostre domande…

1.    Quali sono le caratteristiche della vita privata e della partecipazione alla vita pubblica di persone formate nei collegi della Compagnia di Gesù

Gli ex-alunni hanno assorbito lo spiritualità ignaziana in un modo peculiare: non innanzitutto pregando ma imparando a conoscere il mondo (e di questa conoscenza si alimenta la preghiera e quella che Ignazio chiamava “l’applicazione dei sensi”) e a comprenderlo. Quindi credo che la prima caratteristica sia il ragionare non per ipotesi astratte o ideologie ma con gli occhi aperti sulla realtà, guardando in faccia sia i rischi sia le opportunità. Voi siete gente concreta, capace di agire nel mondo.

La crisi di spiritualità è per noi, uomini del nostro tempo, crisi del nostro rapporto con mondo. Non solo del rapporto legge/desiderio o eros/norma. Il “discernimento” non è semplice mediazione tra legge e desiderio. Il discernimento non è centrato sull’io. Il discernimento è capire il senso di ciò che mi muove. Oggi nessuno sa che senso ha quello che fa. Lo fa e basta. È qui il problema. Ma noi siamo anche gente che sa che la realtà è abitata da Dio. Ignazio  di Loyola dice che Dio “lavora e opera” nel mondo. Cioè Ignazio dice che Dio non ha steccati, riserve protette, schieramenti… Direi che, persino se l’ex alunno perde la fede, in genere conserva una apertura ampia, trascendente: il suo sguardo sul mondo resta sempre una “visione” e mai semplicemente una “veduta”…

Non solo: nella nostra tradizione, come ben sapete è fondamentale la cura personalis. E cioè contano le forme peculiari, singolari, originali di impegno nella vita, anche nella vita pubblica. La convergenza sui valori e su ciò che conta non costruisce ghetti, ma lascia libere le persone di aggregarsi secondo le loro peculiarità. Questa oggi sta diventando qualcosa di straordinario.

2.       A quali responsabilità sono chiamati oggi le persone formate nei collegi della Compagnia e, più in generale, a quali responsabilità sono chiamati oggi i laici cristiani formati ed adulti nellattuale contesto sociale e politico dellItalia e dellEuropa?

La prima responsabilità è quella di essere generativi. Io vedo un paese dove i vecchi competono con i giovani. Vedo un paese in cui chi ha esperienza perde la propria saggezza, oggi considerata un disvalore davanti alla prestazioneAbbiamo perso il discernimento tra saggezza e prestazione. Le generazioni entrano in competizione tra di loro. Così si diventa sterili, incapaci di generare. La generatività è una attitudine di cui ciascuno di noi è responsabile.

La generatività si gioca anche nella capacità di innovazione. L’innovazione infatti è la capacità di gestire la conoscenza al fine di generare qualcosa di nuovo. Il futuro appartiene alle persone che vedono le possibilità prima che diventino ovvie.

3.       Nellattuale contesto sociale come può viversi la dualità tra potere e servizio?

Il successo: occorre affrontare questa parola chiave del nostro tempo. Che significa essere uomini di successo? Parlando con LorenzoJovanotti” mi diceva che per lui il successo è semplicemente un participio passato: è successo, è accaduto…

Torno alla parola di prima: generatività. La tua vita ha successo se non è sterile, se ha dato frutti buoni. Servizio è un sinonimo di generatività. L’esercizio del potere che non “serve”, che non agisce per dar frutti buoni è già metafora della morte. La spiritualità ignaziana, gesuitica, è una spiritualità attiva, aperta all’azione, compromessa con la concretezza. La politica in questo senso è opus fidei.

4.       Esistono dei ruoli nuovi da occupare e da svolgere nella dimensione associativa da parte dei laici formati dalla Compagnia?

La dimensione associativa oggi è importante. Viviamo al tempo dei networks sociali. La sfida consiste proprio nell’abitare una nuova socialità diffusa che stiamo sperimentando. Sembrano sparire le aggregazioni forti. Mi colpiscono, ad esempio, i sistemi di geolocalizzazione condivisa… Esprimono il desiderio di una riscoperta dei legami, dell’incontro… Dell’impegno. Pensiamo a Twitter e alle rivoluzioni. La gente si aggrega non in movimenti articolati ma per aggregazioni spontanee, per flash mobsI cristiani sono chiamati ad abitare queste nuove forme di socialità. Sono chiamati ad abitare bene anche il bricolage che non è più nè il gruppo nè la massa. Non ho ricette, ma so che è importante. Anche perché ormai queste sono le strade per l’impegno. Non solo: il pensiero si forma lì. Assistiamo a forme di pensiero collettivo. I social network sono diventati luoghi di pensiero.

Il futuro vince sempre. Auguri!