Perché Papa Francesco “sbarca” su Instagram?

Papa Francesco è su Instagram dal 13 marzo 2013

Papa Francesco «sbarca» su Instagram sabato 19 marzo 2016. In realtà è da capire subito una cosa: Papa Francesco è già su Instagram. Nel senso che lo è da quando si è affacciato per la prima volta dalla loggia delle benedizioni, subito dopo la sua elezione. Dobbiamo infatti comprendere che non siamo sui social network solo quando apriamo un account personale (o istituzionale), ma da quando gli altri parlano di noi e condividono nostre parole o la nostra presenza nei loro network sociali.

downloadDa quando Papa Francesco si è affacciato dalla loggia delle benedizioni sono state scattate foto con cellulari e tablet che sono subito finite sui social e dunque anche su Instagram. Attualmente abbiamo molti account che portano il suo nome che postano foto e brevi video che lo vedono protagonista. Ma la presenza più rilevante è quella che si deve ai tanti che postano e condividono immagini sui loro account personali.

Ogni foto può essere contraddistinta da un hashtag, cioè da una parola che ne identifica il contenuto preceduto dal carattere #. E così molti postano immagini con hashtags, persino plurilingue #PopeFrancis #PapaFrancesco #PapaFrancisco #PapstFranziskus #PapeFrancois #ПапаФранциск #PapaFranciscus #PapiezFranciszek #FranciskusPåve #PapaFrancesc #PausFranciscus #교황프란치스코 #PausFransiskus Dunque basta fare una ricerca per hashtag, uno o tutti, e vedere come il Papa sia da tempo presente su Instagram.

E possiamo aggiungere una cosa: proprio le immagini scattate dai fedeli raccontano questo Papa in tutta la sua forza pastorale e simbolica. Le immagini che lo ritraggono al meglio addirittura a volte non sono quelle che ai fedeli sono venute bene, «pulite» e nitide, ma quelle «sporche», persino sfocate e mosse. Il Papa del popolo viene raccontato dal popolo che coglie non solo i gesti ma anche il contesto dei gesti dal di dentro. E in questo modo, appunto, il Papa è già in Instagram dall’inizio al di là di ogni ufficialità.

La logica pastorale del selfie su Instagram

Ma c’è stato un momento speciale di questa presenza: quando Papa Francesco ha accolto un gruppo di scout, ragazze e ragazzi, arrivati a San Pietro dall’oratorio di S. Fiorenzo di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) il 28 agosto 2013. Uno di loro ha tirato fuori dalla tasca un telefonino e ha scattato un selfie, cioè un autoritratto con l’obiettivo frontale. Ha fotografato così se stesso, gli amici e il Papa in mezzo a loro, e lo ha caricato su Instagram, appunto.papa-autoscatto-2

Si tratta di una di quelle foto «sporche» e non nitide di cui parlavo prima. Da quel momento il social network si è popolato di giovani che fanno selfie col Papa. Se politici e diplomatici fanno foto protocollari o dei cosiddetti baciamano, i giovani fanno i selfie. E il Papa accetta questa dinamica comunicativa. Perché? Perché è pastorale, adatta a chi incontra. Il Papa ama far sì che i suoi interlocutori non siano passivi recettori di un evento, ma siano dentro l’evento comunicativo. Con una foto normale il Papa è protagonista e tu lo documenti. Con un selfie tu sei con il Papa protagonista di quell’evento. Questo non diminuisce affatto la sua autorevolezza, ma la vicinanza che crea, al contrario, la aumenta. 065314692-c51282fe-2c2d-4000-a3da-0eaf4823ee24

Dunque, più che «comunicare», Papa Francesco crea «eventi comunicativi», ai quali si ci sente richiamati a partecipare attivamente. In questo senso si è dinanzi a una riconfigurazione del linguaggio che pone accenti differenti e priorità nuove.

Perché le foto?

Perché la foto parla. Non intendo dire solamente che ha valore simbolico, ma innanzitutto è oggetto di condivisione. Condividere una propria foto è un gesto che permette di condividere un pezzo di vita vissuta. E oggi non c’è più bisogno di una macchina fotografica. Tutti gli smartphone, che siano iPhone, Android o Windows Phone o altro ancora, sono ormai dotati di un obiettivo di una certa qualità. Avere uno smartphone in tasca significa dunque anche avere sempre a portata di mano una macchina fotografica. Questa evoluzione tecnologica sta dando vita a una vera e propria rivoluzione della esperienza umana della fotografia che consiste nel fatto che oggi si può fotografare in qualunque istante della vita. E il gesto del fotografare è diventato — a volte in maniera ingombrante, certo— parte dell’esperienza di una udienza o un evento papale di qualunque genere.2015_01_17_15_10_42

La «macchina fotografica» è obsoleta come oggetto, o meglio è riservata a cultori del click. Si vanno moltiplicando, anzi, i professionisti, e specialmente i reporter, che praticano la cosiddetta «phonografia». La caratteristica di questa pratica fotografica consiste nel fatto che lo scatto ne è solamente il primo momento. A questo, infatti fa seguito il secondo momento, cioè la post-produzione, cioè l’elaborazione della foto grazie a numerose applicazioni che ne permettono la modifica anche applicando filtri: è un gesto che permette di elaborare un’immagine per adeguarla alla propria visione. Il terzo momento consiste nella condivisione: ogni scatto elaborato può sempre essere condiviso sui social networks. 
Dunque: scatto, elaborazione e condivisione.
Papa Francesco entra in questa dinamica ordinaria della comunicazione al tempo dei social.

Negli ultimi anni sono nati anche dei social networks specifici di condivisione di foto. Il più noto di essi è Instagram, appunto. Ma ne sono nati anche altri, ciascuno con qualche puculiarità quali Streamzoo, Pixlr-o-matic, Hipster, PicYou, e altri.

La fotografia è un gesto democratico

Dunque la fotografia è diventata un gesto «democratico» e aperto alla condivisione. La logica del social network, sposandosi con quella dello scatto ha così trasformato la fotografia da «memoria» a «esperienza». Si scattano foto per «vedere» meglio ciò che si vede e per condividere l’esperienza che si sta facendo sul momento con gli amici. Le «istantanee» diventano i pezzi di una narrazione «lifestreaming». La condivisione in diretta delle fotografie sviluppa un flusso di immagini che non è pensato per essere archiviato, indicizzato, memorizzato. Le foto si accavallano, si sostituiscono, man mano che vengono postate in successione. Più che creazione di memoria, dunque, si tratta di plasmare l’esperienza e di condividerla. E qui troviamo una vera e propria cifra del pontificato: il realismo dell’esperienza e la forza e il calore della condivisione.elezione-papa-2005-2013

La presenza del Papa su Instagram era già garantita dall’account ufficiale News.vaAdesso la sua presenza personale offre un altro livello, più alto e visibile, di «identità» che potrà permettere di estendere la «piazza» fisica a quella digitale.

Come cambierà il modo di dire la fede al tempo delle istantanee simboliche e condivise?

Ma ecco una domanda più ampia e generale sollevata dalla presenza del Papa su Instagram: Come cambierà il modo di dire la fede al tempo delle istantanee simboliche e condivise? Non lo sappiamo, ma certo lo stiamo vivendo: la fede si esprime e si condivide grazie anche alle foto. Per questo Papa Francesco «sbarca» su Instagram.  Perché in questo flusso di immagini si può discernere un «desiderium naturale videndi Deum». Ci sono vari esperimenti a questo proposito dai nomi interessanti quali «Framing God in all things»  o «Picturing God».

theologyNon solo: #theology è diventato anche un hashtag abbastanza usato su Instagram. Il potenziamento dell’espressione simbolica certamente avrà un impatto anche sulla nostra capacità di dire la fede nella cultura della digitale.

E’ una strada interessante da percorrere anche per gruppi e comunità: quali le immagini per dire la fede? Quali gli hashtag, cioè le parole-chiave, da usare? La Chiesa ha una lunga tradizione di catechesi visiva in tempi in cui l’alfabetizzazione era limitata. E questa tradizione può dire molto all’uomo d’oggi alla ricerca di immagini per esprimere il proprio desiderio di una vita piena, oltre che di trascendenza.