Anche la terra digitale… Alessandro Zaccuri su “Cyberteologia”

Riporto qui la recensione di  Alessandro Zaccuri al mio Cybertoelogia apparsa sul mensile Popoli di maggio 2012. Zaccuri è girnalista e scrittore.

 

Qualche anno fa, quando le controversie sull’universo parallelo – e virtuale – di Second Life erano all’ordine del giorno, un giovane gesuita italiano se ne uscì con una proposta che fece discutere. Anche la terra digitale, sosteneva, è terra di missione, perché anche lì si trovano gli esseri umani, sia pure sotto la maschera di identità fittizie. Da allora molto è cambiato. Second Life non ha mantenuto le sue promesse, per esempio, e nel Web il gioco della finzione è stato soppiantato dalla logica della relazione: non più gli avatar di una realtà immaginaria, ma i “profili” attraverso i quali i social network cercano di restituirci alla nostra quotidianità.

Non per questo, però, padre Antonio Spadaro ha cambiato idea sulla necessità di una presenza credente, orante e dialogante in Internet. Anzi, ora che ha assunto la direzione della «Civiltà Cattolica» rilancia la sfida con questo Cyberteologia (Vita e Pensiero, pagine 152, euro 14,00). L’obiettivo, dichiarato con franchezza nel sottotitolo, è ancora quello di «pensare il cristianesimo al tempo della Rete», nella rinnovata convinzione che nessuna esperienza umana – per quanto mediata dalle tecnologie – possa essere considerata estranea al messaggio del Vangelo. In questo, e non solo in questo, il percorso di Spadaro assomiglia sempre di più a quello di uno dei suoi maestri, Marshall McLuhan, che come lo studioso messinese approdò alla riflessione sui media in seguito a un processo di ampliamento dell’originario interesse per la letteratura. Ma in Cyberteologia si impone con crescente evidenza un altro importante modello, quello dell’«ambiente divino» postulato dal grande Theilard de Chardin, le cui attese visionarie sembrano trovare compimento nella tessitura fittissima del Web 2.0.

Rispetto a buona parte della sua bibliografia di riferimento, spesso legata agli ambienti del tecno-entusiasmo statunitense, Spadaro conserva un invidiabile equilibrio teologico, che gli consente di apprezzare le analogie e di sottolineare le differenze, specie quando sono in gioco nozioni fondamentali come quella del Corpo mistico. Non viene meno, però, il gusto di una provocazione intellettuale sempre feconda, che invita tra l’altro a cogliere nella giusta prospettiva la dimensione del dono tipica della cosiddetta «etica hacker».