La “trascendenza” dell’iCloud

Oggi è il giorno di iCloud. Nel mondo Apple si passa oggi dai contenuti residenti nei singoli dispositivi ai contenuti che risiedono “nella nuvola”, cioè in server centrali. Essi così restano sempre disponibili e scaricabili dall’alto verso il basso.

La logica del cloud computing è quella di centralizzare tutto. I dati da un punto vanno a finire tutti in una “nuvola” (cloud) nella quale restano sempre aggiornati e salvati, e dalla quale sono scaricati, usati,… Il cloud computing collega un punto con un deposito centrale sempre disponibile a tutti i punti che sono autorizzati ad accedervi. Tutto «sale» e tutto «discende». 

Il punto è che la Rete è un ambiente che segue e modifica le forme della conoscenza e della relazione, non un semplice strumento che risponde a modalità “strumentali”. Il cloud computing è una delle “logiche” della Rete sulla quale già Google ha fondato i suoi servizi. Ci sono già in Rete consigli su come prepararsi bene a questo passaggio. La mia domanda, a questo punto, è la seguente: come questa nuova metafora influirà nel nostro modo di pensare e di vivere, di relazionarci alla stessa conoscenza?

In questo caso notiamo che il linguaggio teologico resta una fonte del discorso tecnologico… A parte ogni possibile riferimento sub contraria specie alla Nube della Non Conoscenza, lo confermava Steve Jobs quando, parlando presentando iCloud ha usato espressioni come “Now some people think the Cloud is just a hard disk in the sky” o, meglio ancora: “The truth is in the cloud”.

Nel cloud computing il server nel quale sono depositati i propri dati è esterno al proprio computer, e i dati dunque sono sempre custoditi «altrove», in una dimensione «trascendente». Si sviluppa il senso di un «altrove» al quale devo essere aperto, ma anche di una conoscenza che sta sempre radicalmente «fuori» di me e che, nel contempo, è sempre disponibile. Quali le conseguenze non semplicemente per i nostri “strumenti” ma anche per il modo in cui vivremo il modo di conoscere e di rapportarci alla realtà?

P. S. Un esempio dell’impatto di questo approccio ai dati può essere riscontrato in campo ecclesiologico ed è interessante quanto sia in grado di provocare reazioni e dibattito.

Some Theology at WWDC 2011 by Steve Jobs…


 

 

 

 

Alcuni giorni fa parlavo di cloud computing. La sua logica è quella di centralizzare tutto. Le informazione di un punto vanno a finire tutte in una “nuvola” (cloud) nella quale restano sempre aggiornati e salvati, e dalla quale sono scaricati, usati,… Tutto «sale» e tutto «discende». Questo server è esterno al proprio computer, e i dati dunque sono sempre custoditi «altrove», in una dimensione «trascendente». Si sviluppa il senso di un «altrove» al quale devo essere aperto, ma anche di una conoscenza che sta sempre radicalmente «fuori» di me. Alla fine il linguaggio teologico restano una fonte del discorso tecnologico… lo conferma Steve Jobs quando deve parlare di iCloud

Quattro logiche della Rete: peer-to-peer, cloud computing, social network, orbital content

Molti ieri mi hanno chiesto cosa pensavo del fatto che Microsoft abbia acquisito Skype per 8,5 miliardi di dollari. Non sono un esperto di economia e preferisco entrare in questioni che non sono certo le mie. Ma mi sono chiesto perché alcune persone (e tra queste alcuni giornalisti) si sono rivolte a me per avere un parere sull’operazione. Certo, potrei delineare scenari possibili. Le speculazioni non mancano: si potrebbe ipotizzare con il Kinect una modalità di gioco multiplayer online sulla piattaforma Xbox Live  aumentata con lo streaming delle immagini degli altri giocatori. Si potrebbe immaginare una social tv che permetta di chattare durante la visione di un programma. E così via…

L’acquisizione di Skype da parte di Microsoft in realtà a me ha fatto pensare ad altro, cioè alla sua logica e alla logiche che governano la Rete.

1) Che cos’è Skype? E’ un software di messaggistica istantanea e VoIP che unisce alla chat, un sistema di telefonate basato su un network peer-to-peer. L’uso più comune di Skype è infatti quello che permette di effettuare telefonate completamente gratuite e che funziona solamente se sia il mittente che il destinatario sono collegati a internet e sono connessi tramite il client Skype. Ecco il «cuore» di Skype: funzionando con la logica del peer-to-peer, non ha server centrali, non ha un deposito da cui si scarica qualcosa. Semplificando parecchio possiamo dire che la sua logica consiste nell’unire due punti tramite un sistema di connessione.

2) Google invece ha nel suo cuore un’altra logica, quella del cloud computing. La sua logica è quella di centralizzare tutto. Le informazione di un punto vanno a finire tutte in una “nuvola” (cloud) nella quale restano sempre aggiornati e salvati, e dalla quale possono essere scaricati, usati,… Se il peer-to-peer collega due punti, il cloud computing collega un punto con un deposito (la nuvola) sempre disponibile a tutti i punti che hanno ad esso accesso.

3) Facebook, ha invece nel luogo “cuore” la logica del social network che sostanzialmente mi dice che un punto condivide una informazione all’interno di una rete di relazioni ben precisa e nota: un punto verso una rete di punti. A loro volta questi singoli punti possono ritrasmetterla all’interno della loro rete di relazioni, e così via…

4) Instapaper. Ma io mi sto rendendo conto che sempre di più rispetto a prima sto usando una logica diversa. Mi ci ha fatto pensare un mio amico. In fondo, navigando on line i contenuti di cui usufruisco hanno radici ben piantate in uno dei molti siti o applicazioni del web. E così devo passare tempo a registrare bookmarks o a segnarmi la loro posizione o stampare sempre tutto. In realtà questo accadeva fino a qualche tempo fa. Adesso invece uso Instapaper e Read It Later e altre bookmarklet app. In questo modo che succede? Uso queste applicazioni come acchiappa-farfalle. Appena trovo un contenuto interessante lo faccio orbitare attorno a me salvandolo grazie a queste applicazioni. E’ la logica dell’orbital content: il contenuto non sarà più radicato nei siti web, ma fluttuerà in orbite gravitazionali attorno agli utenti. Questa trasformazione della nostra relazione con il contenuto è una logica che si sta facendo strada.

Al di là delle operazioni economiche credo dia necesario pensare alle logiche che ad esse sottostanno. La Rete è quanto di meno neutro di possa essere. Le sue logiche plasmano il nostro modo di agire. Peer-to-peer, cloud computing, social network, orbital content sono logiche che danno vita a visioni del mondo, del lavoro, della conoscenza, delle relazioni,..