La Civiltà Cattolica mai è stata e mai sarà una rivista-sarcofago. Ecco perché.

FullSizeRender 7La Civiltà Cattolica è la più antica rivista culturale d’Italia. L’11 febbraio 2017 ha pubblicato il suo fascicolo numero 4000.

La Civiltà Cattolica è una rivista impossibile: esce due volte al mese, è scritta solo da gesuiti e da persone che vivono insieme e che, nonostante questo, sono ancora vive!

La Civiltà Cattolica è una rivista di cultura seria, impegnativa ma popolare e che scrive di tutto ciò che è umano: teologia, scienza, politica, cinema, economia, arte…

La Civiltà Cattolica da adesso esce in 5 lingue: italiano, spagnolo, inglese, francese e coreano. La rivista, infatti, nasce internazionale nel 1850, diventa nazionale nel 1861, ridiventa internazionale nel 2017

Perché questa svolta linguistica?

  • la rivista da sempre ha avuto una aspirazione e una ispirazione internazionale
  • il Papa ci chiede di essere ponte. Il ponte non è un casa. Il ponte è attraversato e fornisce il contesto del passaggio. Noi accogliamo sempre di più e meglio articoli di gesuiti da tutto il mondo. Adesso immaginando la loro traduzione in altre lingue sappiamo che possiamo svolgere un compito di collegamento importante.
  • La rivista diventa internazionale da Roma, luogo dove risiede non solamente un leader religioso importante, ma anche un leader morale e, in certo senso, politico di livello internazionale

Per questo abbiamo incontrato il Papa e abbiamo incontrato il Presidente Mattarella. La rivista ha le sue radici saldamente piantate su due colli: il colle Vaticano e il colle Quirinale.

La rivista si presenta oggi con tutta la sua storia, fatta di luci e di ombre, di alti e di bassi. La rivista non è una raccolta di carta, ma è una storia viva. E questa storia, fatta di volti e persone, è organica alla storia di questo Paese.

Non difendiamo tutte le sue scelte. Tutt’altro. Siamo talvolta anche critici nei confronti dei nostri predecessori. Talaltra invece li ammiriamo e torniamo a loro per avere ispirazione. Sappiamo però che una rivista culturale si impasta con i tempi che attraversa. Un giornalista l’ha definita come un «barometro». Io aggiungerei anche la definizione di «termometro».

E dopo 167 anni questa rivista vuole dire al suo pubblico di lettori almeno 4 cose:

  • che è ancora qui per stabile — come dicevano i nostri predecessori— un legame di «amicizia e segreta intimità» con i lettori.
  • che i suoi scrittori si considerano non «intellettuali» ma «lavoratori»: la definizione è del nostro fondatore.
  • che oggi c’è spazio per una riflessione «in mare aperto» che non intende difendere «idee cattoliche», ma incarnare lo sguardo di Cristo sul mondo. E questo con Inquietudine Incompletezza Immaginazione.
  • E vuole dire anche un’altra cosa. Oggi avvertiamo una tentazione forte — a volte anche nel mondo cattolico —, quella di serrare le file. Si avverte la tentazione di opporre al caos percepito la risposta di un cattolicesimo intransigente e identitario.

Noi oggi riconosciamo che una «civiltà cattolica» non è una bolla chiusa in se stessa né alimenta rancori nei confronti di un mondo che sembra ormai perso e alla deriva, abbandonato da Dio. La Civiltà Cattolica non è quella costruita sull’intransigenza dei puri che uccide lo spirito. La tentazione identitaria è la necrosi del cristianesimo.

Ci ha detto Papa Francesco nel suo discorso nell’occasione dell’udienza del 9 febbraio scorso: «La sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguità della vita. Ma bisogna penetrare l’ambiguità, bisogna entrarci, come ha fatto il Signore Gesù assumendo la nostra carne. Il pensiero rigido non è divino perché Gesù ha assunto la nostra carne che non è rigida se non nel momento della morte».

E noi non vogliamo essere, non siamo mai stati e mai saremo una rivista-sarcofago

Nell’editoriale del primo fascicolo del 1850, la nostra rivista ha dato una chiara interpretazione della propria «cattolicità»: «Una Civiltà cattolica non sarebbe cattolica, cioè universale, se non potesse comporsi con qualunque forma di cosa pubblica».

Noi facciamo nostre, mille fascicoli dopo, le parole che i nostri predecessori scrivevano nel 1975, in occasione della pubblicazione del numero 3.000: si deve

«escludere ogni pretesa integrista: sia la pretesa di costruire una “civiltà cattolica” noncurante della pluralità delle idee, delle concezioni del mondo oggi vigenti e del diritto che i non-cattolici hanno di farle valere in forza della loro libertà di coscienza; sia la pretesa che i “cattolici” possano e debbano costruire la “nuova civiltà” da soli, respingendo l’apporto che possono dare altri, portatori di valori diversi, ma pure validi perché “umani”».

(schema della mia introduzione alla tavola rotonda di presentazione del numero 4000 di Civiltà Cattolica il 18 febbario 2017 con Emma Fattorini, Andrea Riccardi e Giuliano Amato)

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