La rete ci rende stupidi?

Alle ore 11.30 del 24 gennaio 2013 nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sul tema: “Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”. Sono intervenuti: S.E. Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali; il Rev.mo Mons. Paul Tighe, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio. Ne pubblico di seguito gli interventi:

INTERVENTO DI S.E. MONS. CLAUDIO MARIA CELLI

1. Desidero dare inizio a questo nostro incontro sottoponendo alla vostra considerazione vari dati statistici riguardanti la frequentazione delle reti sociali. Alcuni di questi dati sono legati alla realtà americana ed emergono da una indagine condotta dalla Georgetown University di Washington nel 2012; gli altri, come avrò l’opportunità di sottolineare, sono forniti da una società internazionale e riguardano i dati relativi a 21 Paesi dei 5 Continenti.

2. Il secondo punto di riferimento è dato da una linea di pensiero tendente a sottolineare gli effetti negativi che l’uso di Internet causa nello sviluppo della nostra persona. Faccio riferimento agli articoli e ai libri di un autore americano, il quale, senza mezzi termini, si domanda se la rete non ci renda stupidi, affermando come la rete, se da un lato rende più rapido il lavoro e più stimolante il tempo libero, dall’altra parte favorisce la riduzione delle nostre capacità di pensare in modo approfondito. La rete ci renderebbe superficiali, dato che ci porta a scorrere in forma frenetica fonti disparate per ricavarne dei dati. L’autore si domanda, inoltre, se la rete non stia modificando anche il nostro cervello.

3. In questo contesto, si situa il Messaggio di questa Giornata Mondiale che presenta una valutazione positiva dei social media, anche se non ingenua. Essi sono visti come opportunità di dialogo e di dibattito e con la riconosciuta capacità di rafforzare i legami di unità tra le persone e di promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Questa positività esige però che si agisca nel rispetto della privacy con responsabilità e dedizione alla verità , e con autenticità dato che non si condividono solo informazioni e conoscenze ma in sostanza si comunica una parte di noi stessi.

4. La dinamica dei social media – è opportuno sottolinearlo – è inserita in quella ancor più ricca e profonda della ricerca esistenziale del cuore umano. C’è un intrecciarsi di domande e di risposte che dà un senso al cammino dell’uomo.

5. In questo contesto Papa Benedetto XVI tocca un aspetto delicato della vicenda, quando cioè il mare delle eccessive informazioni sovrasta “la voce discreta della ragione”.

6. Il tema dell’attuale Giornata parla di nuovi spazi di evangelizzazione, evangelizzazione che è annuncio della Parola, che è annuncio di Gesù Cristo. Occorre però ricordare, a questo proposito, quanto già Papa Benedetto XVI scriveva nel Messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2011, quando sottolineava che non si tratta solo di una espressione esplicita della Fede ma sostanzialmente di una efficace testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita”. Nel contesto delle reti sociali e delle varie esigenze esistenziali di coloro che le “abitano” ha particolare valore l’indicazione data da Papa Benedetto: “Donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana”.

7. Nell’attuale contesto multiculturale e multireligioso della nostra società chi vuol coinvolgersi nel dialogo e nel dibattito anche nell’agorà originata dalle reti sociali trova nel magistero di Papa Benedetto due fondamentali punti di riferimento:

a. “La convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere perenne della verità, con il rispetto per altre “verità”, o con la verità degli altri, è un’ apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo. In questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità”.

b. “Costatata la diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello”. (Centro Cultural de Belém – Lisboa – 12 maggio 2010).

INTERVENTO DEL REV.MO MONS. PAUL TIGHE

Il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013, può essere forse meglio compreso come l’ultimo capitolo della sua riflessione permanente sui nuovi media. Negli ultimi cinque anni, Papa Benedetto ha mostrato una grande attenzione alla realtà in evoluzione dei media digitali e al loro significato per l’umanità e per la Chiesa. Quest’anno, la sua attenzione si focalizza sui social network e la sua preoccupazione consiste nell’invitare le persone ad apprezzare il potenziale di queste reti per contribuire alla promozione dello sviluppo umano e della solidarietà. Egli delinea alcuni degli atteggiamenti fondamentali e degli impegni che saranno richiesti a coloro che sono attivi nei social network, se si vuole che sviluppino questo potenziale. Inoltre, durante questo Anno della Fede, si rivolge ai credenti impegnati nelle reti sociali e chiede loro di riflettere su come la loro presenza può contribuire a far conoscere il messaggio evangelico dell’amore di Dio per tutti gli uomini.

Papa Benedetto XVI aveva già definito le nuove tecnologie della comunicazione “un dono per l’umanità” (Messaggio, 2009) e aveva sottolineato che Casino En Ligne “non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa” (Messaggio, 2011). Le tecnologie, tuttavia, non portano automaticamente a un cambiamento per il meglio: “I mezzi di comunicazione sociale non favoriscono la libertà né globalizzano lo sviluppo e la democrazia per tutti semplicemente perché moltiplicano le possibilità di interconnessione e di circolazione delle idee. Per raggiungere simili obiettivi bisogna che essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale” (Caritas in veritate 73, 2009). Afferma chiaramente che sono necessari uno sforzo e un impegno da parte dell’uomo, dal momento che “lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione” (Messaggio, 2013).

I commentatori spesso parlano di contenuti generati dagli utenti (user generated content) con riferimento ai social network. Papa Benedetto XVI ci ricorda che la stessa cultura delle reti sociali è generata dagli utenti. Se le reti sono intese come spazi in cui buone comunicazioni positive possono contribuire a promuovere il benessere individuale e sociale, allora gli utenti, le persone che compongono le reti, devono essere attenti al tipo di contenuti che stanno creando e condividendo. Una recente ricerca è stata dedicata alla crescente importanza delle reti sociali nel formare l’identità umana (“Foresight Future Identities”, previsione di identità future, Londra, 2013); in questo contesto è sempre più urgente che siamo attenti a garantire che questi ambienti risultino sicuri e umanamente arricchenti. Quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi (Messaggio, 2009).

È evidente che le reti possono essere veramente sociali solo se gli utenti eviteranno tutte le forme antisociali di comportamento e di espressione. Se vogliamo che le reti realizzino il loro potenziale per essere un forum che aiuti le persone a crescere nella comprensione e nell’apprezzamento reciproco, allora dovremmo cercare di essere rispettosi nelle nostre modalità espressive. Se vogliamo che aiutino le persone a crescere nella conoscenza e nella verità, allora dobbiamo impegnarci per l’onestà e l’autenticità dei nostri contributi. In un ambiente che permette alle persone di essere presenti in forma anonima, dobbiamo essere attenti a non perdere mai il senso della nostra responsabilità personale. Anche se i social network spesso sembrano dare maggiore attenzione a coloro che appaiono più provocatori o appariscenti nel loro stile di presentazione, dobbiamo insistere sull’importanza del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica e della persuasione non aggressiva. Anche se i social network rischiano di diventare “bolle di informazioni” o “camere a eco” (Sunstein, 2012) in cui le persone entrano in contatto soltanto con coloro che condividono le loro stesse opinioni e idee, il Papa ci ricorda che il dialogo e il dibattito possono fiorire solo quando siamo disposti a coinvolgere chi è diverso da noi e a prendere sul serio le sue idee. I social network esibiranno il massimo della loro ricchezza se saranno inclusivi.

Il Papa dà per scontata l’importanza dell’ambiente digitale come una realtà nella vita di molte persone. Non si tratta di una sorta di mondo parallelo, o solo virtuale, ma di un ambiente esistenziale in cui le persone vivono e si muovono. Si tratta di un ‘continente’ in cui la Chiesa deve essere presente e dove i credenti, se vogliono risultare autentici nella loro presenza, dovranno cercare di condividere con gli altri la fonte più profonda della loro gioia e della loro speranza, Gesù Cristo. Il forum creato dai social network ci permette di condividere la verità che il Signore ha trasmesso alla sua Chiesa, di ascoltare gli altri, di conoscere i loro interessi e le loro preoccupazioni, di capire chi sono e che cosa stanno cercando.

Il Papa individua alcune delle sfide che dobbiamo affrontare se vogliamo che la nostra presenza risulti efficace. Dobbiamo migliorare la nostra conoscenza del linguaggio dei social network, un linguaggio che nasce da una convergenza di testo, immagini e suoni, un linguaggio che si caratterizza per la sua brevità e che mira a coinvolgere i cuori e le menti, ma anche l’intelletto. A questo proposito, il Papa ci esorta ad attingere al nostro patrimonio cristiano, che è ricco di segni, simboli ed espressioni artistiche. Abbiamo bisogno di ricordare una verità fondamentale della comunicazione: la nostra testimonianza – le nostre azioni e i nostri modelli di comportamento – è spesso più eloquente delle nostre parole e dichiarazioni per esprimere chi siamo e ciò in cui crediamo. In ambito digitale, il Papa suggerisce che la nostra volontà di coinvolgerci con pazienza e rispetto nelle domande e nei dubbi di coloro che incontriamo nelle reti può costituire una potente espressione della nostra attenzione e sollecitudine nei loro confronti. Nonostante le sfide, dobbiamo sempre sperare. Ricordiamo la «forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo» (Messaggio, 2013).

Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata. (Isaia 55, 10-11).