Papa Francesco e la Cina. A proposito del viaggio nel cuore dell’Asia

Il viaggio di Papa Francesco in Myanmar e Bangladesh è il primo che parte in maniera esplicita dal nuovo ruolo che la Cina vuole svolgere — e sta svolgendo già — nel contesto internazionale.

Un dato di fatto che il Papa stesso ha riassunto nella conferenza stampa rientrando a Roma con queste precise parole: «Pechino ha una grande influenza sulla regione, perché è naturale: il Myanmar non so quanti chilometri di frontiera ha lì; anche nelle Messe c’erano cinesi che sono venuti… Credo che in questi Paesi che circondano la Cina, anche il Laos, la Cambogia, hanno bisogno di buoni rapporti, sono vicini. E questo io lo trovo saggio, politicamente costruttivo se si può andare avanti. Però, è vero che la Cina oggi è una potenza mondiale: se la vediamo da questo lato, può cambiare il panorama»[1].

E il fatto che in questo viaggio abbia girato attorno alla Cina non è legato solamente al fatto che il Myanmar confina con quel grande Paese per 2.200 km. Come il Papa ha notato, c’era un gruppo di fedeli cinesi con la bandiera della Repubblica popolare ad attenderlo alla Cattedrale di Yangon dopo l’incontro con i vescovi.

Non solo: il 27 novembre Global Times — un tabloid prodotto dal quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese, il Quotidiano del Popolo — pubblica on line nella sezione «Diplomazia» un post fotografico di Francesco che abbraccia una ragazza vestita in abiti tradizionali dal semplice titolo di «Grande abbraccio» (Warm hug)[2].

E lo stesso quotidiano il 29 novembre ha dedicato per la prima volta un articolo ad un viaggio papale — con grande foto —, dando una valutazione positiva di ciò che Francesco ha detto e ha fatto in Myanmar. Il titolo nell’edizione a stampa era: Respect each ethnic group: Pope[3].

Ma il viaggio di Francesco era stato preceduto il 25 novembre da un articolo apparso su China Daily — il più diffuso quotidiano cinese in lingua inglese, con sede a Pechino — tutto dedicato ai gesuiti che hanno «lasciato un segno indelebile nella Nazione». Il titolo dell’articolo è chiaro: Men on a mission, «uomini in missione»[4].

Due dati ulteriori: il Consigliere di Stato e Ministro degli Affari Esteri del Myanmar, la Sig.ra Aung San Suu Kyi, dopo aver ricevuto Papa Francesco, è volata a Pechino.

E il Papa stesso ha rivelato nella conferenza stampa in volo che proprio in questi giorni si sarebbe svolta a Pechino una seduta della Commissione mista che studia i rapporti tra Cina e Santa Sede. E non ha nascosto i suoi desideri a proposito di una eventuale visita in Cina: «Mi piacerebbe, non è una cosa nascosta. Le trattative con la Cina sono di alto livello culturale». Ma ha aggiunto «Poi c’è il dialogo politico, soprattutto per la Chiesa cinese, con quella storia della Chiesa patriottica e della Chiesa clandestina, che si deve andare passo passo, con delicatezza, come si sta facendo. Lentamente». E ha concluso: «Ma le porte del cuore sono aperte. E credo che farà bene a tutti, un viaggio in Cina. A me piacerebbe farlo…».

[1] Corsivo mio.

[2] http://www.globaltimes.cn/content/1077488.shtml

[3] http://www.globaltimes.cn/content/1077697.shtml

[4] http://usa.chinadaily.com.cn/life/2017-11/25/content_34980286.htm

Per approfondire: