Cyberteologia.it compie 1 anno! Storia e filosofia di un progetto

Oggi, 1 gennaio 2012, il blog cyberteologia.it compie 1 anno.  Nasceva infatti il 1 gennaio del 2011. Nel 2011 abbiamo celebrato il XX anniversario del web. Certamente la riflessione sulla Rete non come fatto tecnico ma come luogo antropologico si è intensificata come mai prima.

Scrivendo per La Civiltà Cattolica di nuove tecnologie, comunicazione e cultura, sentivo giunto il momento di considerare la possibilità anche di una cyberteologia intesa come l’intelligenza della fede al tempo della Rete. Essa sarebbe il frutto della fede che sprigiona da se stessa un impulso conoscitivo in un tempo in cui la logica della Rete segna il modo di pensare, conoscere, comunicare, vivere. Per questo ho deciso di creare un blog: per avere, cioè, la possibilità di un confronto più rapido e diretto con lettori che poi, nel gioco virtuoso della condivisione sociale, divenissero collaboratori di una riflessione tutta da organizzare, impostare, fondare.

La domanda su come pensare la fede nel contesto della cultura della Rete ha avuto in me una genesi precisa.Nel gennaio 2010 avevo ricevuto da mons. Domenico Pompili l’invito a tenere una conferenza all’interno di un grosso convegno dal titolo Testimoni Digitali organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana. Mi chiedeva di parlare di fede e internet. Fino ad allora, e sin dal 1999, avevo scritto per La Civiltà Cattolica molti articoli su singoli aspetti della Rete o sui singoli social networks. In qualche modo proseguivo così la tradizione di coinvolgimento forte della rivista della quale sono diventato direttore nell’ottobre 2011, avviata da p. Enrico Baragli, vero pioniere degli studi sui mass media, e proseguito da p. Antonio Stefanizzi con articoli sulle nuove tecnologie della comunicazione.

Quando ricevetti la richiesta da mons. Pompili avevo già scritto due libri sull’argomento: Connessioni. Nuove forme della cultura al tempo di internet (2006) e Web 2.0. Reti di relazione (2010). Ma quell’invito mi metteva comunque a disagio. Capivo che dentro quella richiesta non c’era la domanda di esporre una fenomenologia degli «strumenti» di Rete per l’evangelizzazione. Né mi veniva chiesta una riflessione sociologica sulla religiosità in internet. O almeno queste riflessioni non mi sembravano sufficienti. Mi ricordo che, quando provai a organizzare un discorso, rimasi davanti allo schermo bianco del mio computer senza sapere come iniziare, che cosa scrivere. Capivo però che era necessario fare un discorso «teologico». Era il momento di dire qualcosa che fosse frutto dell’impulso conoscitivo che la fede sprigiona da se stessa in un tempo come il nostro in cui la logica della Rete segna il modo di pensare, conoscere, comunicare, vivere.

Allora ho cominciato ad esplorare un territorio che mi è apparso, sin dall’inizio, ancora «selvaggio», poco frequentato. La ricerca di una bibliografia mi ha portato a verificare che ormai è stato scritto molto sulla dimensione pastorale, che comprende la Rete come strumento di evangelizzazione. Davvero poco frequentata mi è sembrata invece la riflessione teologico-sistematica.  Le mie domande erano: quale impatto ha la Rete sul modo di comprendere la Chiesa e la comunione ecclesiale? E così quale impatto ha sul modo di pensare la Rivelazione, la Grazia, la liturgia, i sacramenti… e così i temi classici della teologia sistematica. La mia relazione del 23 aprile 2010 al convegno Testimoni Digitali è stato il primo passo di una riflessione personale che considero ancora in fase di avviamento.

Dal quel 23 aprile 2010 ho cominciato a scrivere sulla Civiltà Cattolica una serie di articoli che mi hanno poi condotto a confrontare la mia riflessione in vari convegni e incontri, in Italia e all’estero. Ad esempio in Brasile dove la Conferenza Episcopale di quel Paese ha organizzato un seminario riservato ai vescovi e dedicato proprio alla comunicazione in Rete. La mia riflessione è proseguita grazie anche al sostegno amichevole, e anche ricco di scambi intellettuali, da parte del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, soprattutto nelle persone di mons. Claudio Celli e mons. Paul Tighe.


Se la parte fondamentale della riflessione che ho definito di «cyberteologia» è rifluita in alcuni saggi su La Civiltà Cattolica, ho sentito necessario aprire la mia riflessione anche al confronto e al dibattito in Rete. E così il 1 gennaio del 2011 ho aperto il blog Cyberteologia.it e successivamente anche la pagina Facebook Cybertheology, un account Twitter (@antoniospadaro) e il quotidiano The CyberTheology Daily, che è un servizio di content curation. In questo modo ho cercato di rendere la riflessione «sociale». Dall’aprile 2011, infine, una rubrica mensile di Cyberteologia sul mensile Jesus.

L’esigenza di affrontare con coraggio queste domande comincia a essere condivisa. Ed è lo stesso Benedetto XVI che il 28 febbraio del 2011 si è rivolto così ai partecipanti all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali: «Non si tratta solamente di esprimere il messaggio evangelico nel linguaggio di oggi, ma occorre avere il coraggio di pensare in modo più profondo, come è avvenuto in altre epoche, il rapporto tra la fede, la vita della Chiesa e i mutamenti che l’uomo sta vivendo. E’ l’impegno di aiutare quanti hanno responsabilità nella Chiesa ad essere in grado di capire, interpretare e parlare il “nuovo linguaggio” dei media in funzione pastorale (cfr Aetatis novae, 2), in dialogo con il mondo contemporaneo, domandandosi: quali sfide il cosiddetto “pensiero digitale” pone alla fede e alla teologia? Quali domande e richieste? Il mondo della comunicazione interessa l’intero universo culturale, sociale e spirituale della persona umana. Se i nuovi linguaggi hanno un impatto sul modo di pensare e di vivere, ciò riguarda, in qualche modo, anche il mondo della fede, la sua intelligenza e la sua espressione. La teologia, secondo una classica definizione, è intelligenza della fede, e sappiamo bene come l’intelligenza, intesa come conoscenza riflessa e critica, non sia estranea ai cambiamenti culturali in atto. La cultura digitale pone nuove sfide alla nostra capacità di parlare e di ascoltare un linguaggio simbolico che parli della trascendenza. Gesù stesso nell’annuncio del Regno ha saputo utilizzare elementi della cultura e dell’ambiente del suo tempo: il gregge, i campi, il banchetto, i semi e così via. Oggi siamo chiamati a scoprire, anche nella cultura digitale, simboli e metafore significative per le persone, che possano essere di aiuto nel parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo».

Un momento importante di queste riflessioni si è rivelato il Vatican Meeting for Bloggers del 2 maggio 2011. L’incontro è stato organizzato dal Pontificio Consiglio della Cultura e dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Ho vissuto questo evento come animatore del panel istituzionale, anche accompagnandolo con alcuni post prima e dopo il suo svolgimento. E’ stata l’occasione di un dialogo vivo con persone che sanno che cosa significa abitare da protagonisti l’ambiente digitale.

Il 3 settembre l’Economist pubblica un articolo dedicato alla mia cyberteologia dal titolo What would Jesus hack? Cybertheology: Just how much does Christian doctrine have in common with the open-source software movement? Il tema è la questione dell’etica hacker e la fede che avevo trattato in un mio articolo apparso su La Civiltà Cattolica.

Il 1 ottobre 2011 assumo la direzione della rivista La Civiltà Cattolica. E’ la rivista più antica d’Italia: 161 anni di vita. Scrivevo nel mio primo editoriale che nel nostro tempo, segnato profondamente dalle reti sociali e dai nuovi media digitali, comunicare significa sempre meno «trasmettere» notizie e sempre più essere testimoni e «condividere» con altri visioni e idee.

Ovviamente i post di questo blog sono da considerarsi come una introduzione a un lavoro che è, e sarà sempre, in progress. Le riflessioni che qui possono essere lette sono parte di una «ecosistema» di riflessione, che si è sviluppata (e spero continuerà a svilupparsi) poi in tanti colloqui personali e scambi di idee con amici. E che continuerà ad essere in progress

… ed ecco che nel dicembre 2011 ricevo la nomina pontificia a Consultore sia del Pontificio Consiglio della Cultura sia del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali. Un anno intenso, ricco di incontri e riflessioni, dunque, ma anche di impegni e prospettive aperte. Il mio lavoro di direttore de La Civiltà Cattolica si unisce e si integra con gli stimoli e le idee che vengon condivise nella collaborazione con i due dicasteri vaticani… oltre alla effettiva collaborazione quotidiana con giornalisti, collaboratori, amici e followers…

Buon 2012!