Quando Vito Mancuso confonde il profeta con l’idolo

Non ho molto da dire. Quel che avevo da dire al momento l’ho detto (poi servirà una riflessione più approfondita che richiede tempo e soprattutto riflettori spenti, almeno quelli che illuminano chi vuol esporsi).

E quel che avevo da dire l’ho detto qui intervistato da Vatican Insider.

Aggiungo semplicemente che oggi, 9 settembre, Vito Mancuso su Repubblica falsa il mio pensiero su Martini. O almeno lo interpreta in un modo nel quale io non mi riconosco affatto. Ripeto cose già dette: il modo migliore per marginalizzare il pensiero di un uomo che ha un compito pastorale di valore profetico è ridurlo a una categoria politica e farne un uomo di parte, cioè parziale. Ingabbiare Martini in categorie politiche (le solite) significa farne un idolo anziché un pastore e un profeta (cioè capace di parlare di Dio a tutti) per (tutta) la Chiesa. L’idolo ha bisogno di vestali che delimitino il terreno del sacro e regolino l’accesso, il profeta è libero di andare a destra e a sinistra. Quando sarà compresa la differenza tra “liberale” e “libero”?

 Se un pensiero è vivace non genera risentimento ma produce frutto. Persino quando non è compreso. Sono convinto che il pensiero davvero ecclesiale di Martini darà il suo frutto. Quanto dureranno invece i ricordi “piccoli” di un uomo “grande”?