La Rete, parte integrante dell’unico «ambiente divino» che è il nostro mondo

E’ necessario cominciare a pensare la Rete teologicamente, dunque. Il pensatore che, pur inevitabilmente tra ombre e ambiguità, ha avviato una profonda riflessione teologica sulla cultura digitale è stato anzitempo, potemmo dire “profeticamente” il gesuita p. Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955).

Il suo libro Il fenomeno umano — ha ricordato p. Federico Lombardi in un suo intervento al Convegno sui Testimoni digitali organizzato dalla Cei nell’aprile 2010 — «ci parla della storia del mondo in una prospettiva molto dinamica di evoluzione: con un disegno che parte da lontano, dalla creazione, e guarda lontano, verso il Punto Omega della storia, dove il Cristo Risorto riassume il significato di tutta questa storia».

Si passa attraverso stati diversi, ha riassunto p. Lombardi: «Noi abbiamo sotto i nostri piedi una litosfera, una prima tappa dell’evoluzione del nostro pianeta, un nucleo ancora senza vita. Ma poi attorno ad essa si sviluppa una pellicola sottile ma estremamente dinamica che è la biosfera, la nascita della vita vegetale e animale e poi compare l’uomo. E c’è un nuovo strato che piano piano si forma sul nostro pianeta, prima fragile e sottile come una piccola ragnatela, e poi sempre più intenso, fitto di maglie, di rapporti, di comunicazione di pensiero e di conoscenza. Il p. Teilhard parla della Noosfera, la sfera della conoscenza e del pensiero. In passato era soltanto embrionale, molto fragile, ma poi è diventata molto più fissa e più spessa, densissima. Negli ultimi anni è cresciuta a dismisura.

Se io metto qui una piccola antenna con un decodificatore posso leggere migliaia, milioni di messaggi, testi, immagini: qui in questo punto e in tutti i punti attorno a noi sulla terra. Siamo immersi in questa sfera in cui in tutte le direzioni passano messaggi, prodotti del pensiero, dell’intelligenza umana. Basta captarli. E sono tanti e belli, ma anche tanti e cattivi. È estremamente ambiguo ciò che si muove in questa sfera attorno a noi. Ma noi ci siamo immersi».

Ecco, dunque, il senso delle riflessioni teilhardiane: «Questa è la nostra condizione. Vediamola in questa grande storia che per chi ha fede parte da un disegno e mira anche a un disegno di Dio, a un punto conclusivo di questa storia che vuole essere di salvezza». Fin qui ho trascritto l’intervento del p. Lombardi.

È da notare che il Punto Omega non è il prodotto immanente della complessità e della coscienza, ma è il suo punto di attrazione, la causa trascendente dell’evolvere stesso dell’universo, cioè Cristo. Il Punto Omega nella visione di Teilhard coincide con la Parusia. Non si fa fatica a riconoscere in internet quella che lui immaginava essere la struttura «fisica» che rende possibile lo sviluppo della Noosfera. L’intuizione teologica teilhardiana intravede una attrazione magnetica di Cristo che parte dalla fine e dal di fuori della storia. Questa attrazione valorizza e dà senso a tutti gli sforzi dell’interazione fra le menti umane in reti sociali e partecipative sempre più complesse. Teilhard coglie una direzione: la Rete così viene vista come parte integrante dell’unico «ambiente divino» che è il nostro mondo.