Esercizi Spirituali e Realtà Virtuale

Il libretto degli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola non è un testo da leggere di seguito, perché, in realtà, costituisce un insieme di indicazioni per la preghiera offerte a chi dà gli Esercizi spirituali perché possa aiutare chi li riceve. Gli Esercizi dunque non presentano meditazioni e preghiere, ma modi di meditare e di pregare che coinvolgono chi li applica nel contemplare il mistero scelto, anche con l’immaginazione e i sensi spirituali.

L’esercitante viene invitato a «immergersi» nel testo biblico in almeno tre modi: proiettando con l’immaginazione il proprio corpo nella scena rappresentata; partecipando alle emozioni dei personaggi; rivivendo passo passo le vicende del mistero contemplato. Si nota così come ogni esperienza spirituale sia associata a un elemento costitutivo della grammatica di una narrazione: ambientazione, personaggio e intreccio. Come esempio paradigmatico si può leggere il secondo «preambolo» alla contemplazione sulla Natività: «Qui sarà da vedere con gli occhi dell’immaginazione la via da Nazareth a Betlemme, considerandone la lunghezza e la larghezza, se tale via è pianeggiante o se attraversa valli o alture. Nello stesso modo, guardando il luogo o grotta della Natività, vedere quanto sia grande o piccolo, basso o alto e come sia addobbato. […] vedere le persone; vale a dire vedere la Madonna, Giuseppe e l’ancella e il bambino Gesù, appena nato. Mi farò simile a un povero e indegno schiavo, guardandoli, contemplandoli e servendoli nei loro bisogni, come se fossi lì presente, con tutto il rispetto e la riverenza possibili; […] guardare, notare e contemplare ciò che dicono, […] guardare e considerare ciò che fanno, per esempio, camminare e lavorare …» (ES 112-116).

L’esercizio spirituale implica un pieno coinvolgimento dell’esercitante, anche affettivo, il quale sperimenta «varie mozioni (mociones) che si causano nell’anima»: egli è chiamato «in qualche maniera [a] sentire e conoscere» (ES 313). I due verbi sentir e conocer costituiscono un binomio inscindibile, indicando una forma peculiare di conoscenza per la quale sono necessarie vere e proprie «regole» (ES 313-336). Ignazio presuppone infatti che esistano «tre tipi di pensieri, cioè uno mio proprio, che deriva unicamente dalla mia libertà e dalla mia volontà, e gli altri due che provengono dall’esterno, uno dallo spirito buono e l’altro dallo spirito cattivo» (ES 32) e dunque occorre «discernere» tra gli «spiriti» e i loro effetti, cioè pensieri e mozioni interiori (affetti e sentimenti quali pace, agitazione, confusione, gioia…) da essi generati. In tal modo, infatti, è possibile riconoscere l’azione di Dio nella propria vita, come anche le forze che spingono l’esercitante ad allontanarsi da lui.

Che cosa si deve dedurre? Che per fare gli Esercizi non bisogna leggere il libro ignaziano, ma occorre eseguire le indicazioni che esso offre: guardare, sentire, ma anche fare, «toccare con il tatto»  e discernere tra le reazioni affettive. L’esercitante dunque è chiamato a entrare in un vero e proprio ambiente virtuale, che è la cosiddetta composición viendo el lugar, composizione vedendo il luogo (ES 47) , una vera e propria visione stereoscopica totale. Facciamo un paragone esplicativo oggi possibile perché l’attuale tecnologia ci ha resi familiari alle simulazioni virtuali, entrate in molte case grazie ai videogame. Giocare a un videogame generalmente significa muovere un protagonista attraverso tutti gli ambienti, i livelli del gioco, mediante la pressione di pulsanti e di un cursore o manopola: esiste sì un’interazione, ma la distanza tra reale e virtuale rimane netta. Negli Esercizi, al contrario, non è prevista una separazione tra lo spettatore-attore (il giocatore) e lo spazio virtuale visualizzato nello schermo : l’esercitante è chiamato a immergersi nella realtà contemplata e a interagire pienamente con essa senza filtri. Gli Esercizi dunque rappresentano una prefigurazione di molti dei temi sviluppati dalla tecnologia VR, della «Realtà Virtuale.

Ovviamente si tratta di un’analogia: negli Esercizi è l’azione della Grazia a ispirare e accompagnare tutto il processo, che dunque, se veramente «spirituale», non è mai frutto della semplice volontà dell’esercitante o di una combinazione di tecniche.

Gli Esercizi dunque per essere «letti» devono essere «fatti»: soltanto così si sperimenta la loro forza potente ed efficace : la destinazione più autentica del testo di Ignazio non è la semplice lettura ma, appunto, l’esercizio spirituale che incide nella vita e nell’azione. Leggere gli Esercizi equivarrebbe al consultare un orario ferroviario: è utile per chi viaggia, ma è noioso e inutile per chi resta fermo. Si sarebbe tentati di dire che il testo è «altrove» o rimanda ad «altrove» rispetto al testo stampato. Spesso intendiamo per testo la «semplice comunicazione» tra un autore e un lettore. Questo schema è assolutamente falso per gli Esercizi. La letteralità del testo scritto richiede di essere infranta.

La «verità» dell’esperienza spirituale dell’esercitante si trova non nella pagina scritta, ma nel vivo effetto che essa produce. L’esercitante dunque appare in una posizione di vero «autore» degli Esercizi che fa. Semplificando: il vero «lettore» del testo ignaziano è un vero «autore». La dinamica che si sviluppa negli Esercizi può essere descritta come un «giocarsi»: l’esercitante «si mette in gioco». All’essere proprio del gioco non è pertinente che il giocatore si atteggi nei suoi confronti come verso un «oggetto». Infatti, ad esempio, giocare a calcio non significa soltanto tirare una palla, ma anche correrle dietro, «essere giocati» dalle situazioni che si verificano in campo: «ogni giocare è un esser-giocato».

Proprio su questa base H. G. Gadamer si occupa dell’opera d’arte, negando nei confronti di essa un rapporto di soggetto a oggetto e affermando anzi che il soggetto dell’esperienza artistica non è colui che fa esperienza dell’opera d’arte, ma l’opera stessa. Infatti «il gioco raggiunge il proprio scopo solo se il giocatore si immerge totalmente in esso» . Il soggetto del gioco dunque non è il giocatore, ma il gioco stesso, che si produce attraverso i giocatori.

Così chi contempla negli Esercizi non è «soggetto» nel senso che è colui che guida l’azione. Il soggetto degli Esercizi è il mistero stesso nel quale l’esercitante viene coinvolto attivamente. Così l’esercitante è vero «autore» in modo formalmente simile a un giocatore sul campo da gioco: egli fa il gioco, ma nello stesso tempo il gioco si fa attraverso di lui, nel senso che egli è totalmente preso dalla situazione che vive.

Ha ben intuito tutto questo fratel Andrea Pozzo, pittore gesuita (Trento, 30 novembre 1642 – Vienna, 31 agosto 1709) e lo ha espresso, ad esempio, adoperando la tecnica dell’anamorfosi…