Bloggers in Vaticano con tanti desideri. Intervista all’agenzia SIR

Promuovere un dialogo tra bloggers e Chiesa. Con questo obiettivo si è svolto il 2 maggio il primo incontro in Vaticano per bloggers, promosso dai Pontifici Consigli della cultura e delle comunicazioni sociali. Centocinquanta bloggers, autori di scritti personali su Internet, si sono ritrovati per “un primo approccio nel tentativo d’instaurare un dialogo”, come ha spiegato al SIR mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali (clicca qui). Padre Antonio Spadaro, gesuita e redattore de “La Civiltà Cattolica”, ha moderato una sessione dell’incontro. Il SIR lo ha incontrato.

Può tracciare un bilancio di questa iniziativa? Quali impegni per il futuro?

“Il clima in sala era davvero di grande entusiasmo e d’interesse intelligente. Nessuno sapeva bene cosa aspettarsi dall’incontro. Non c’era un programma rigido su temi e questioni da trattare, ma solamente un orario, una struttura. Questo ha fatto sì che ciascuno sia venuto con tanti desideri ma anche con l’unica aspettativa d’incontrare altre persone, altri bloggers, magari conosciuti già on line. Era palpabile il desiderio di uno scambio di esperienze, di visioni, d’idee. Non ci sono impegni fissi per il futuro. Il meeting non si è concluso con appuntamenti precisi. Ma è chiaro che proprio la mancanza d’impegni definiti sta mobilitando la fantasia e sta creando in Rete un pullulare d’idee e progetti”.

In un post sul suo blog (www.cyberteologia.it) elencava quattro obiettivi per questo incontro…

“Più che obiettivi parlerei di desideri. Il primo è certamente quello d’incoraggiare la presenza cristiana nella comunità dei bloggers. Invitare la blogosfera in Vaticano è un modo non solamente per riconoscerne la presenza, ma anche per confermarne il valore e il significato. È un modo per mettersi in ascolto. Un secondo desiderio è quello di stimolare il dialogo tra la fede e le culture emergenti. Il blog nasce dal basso. Le culture emergenti sono quelle che hanno una forte radice ‘popolare’ e che si diffondono orizzontalmente. Dare ospitalità a un evento di questo tipo significa riconoscere la rilevanza di questi fenomeni e incoraggiare il dialogo tra fede e cultura a questo livello. Dunque è un incontro che ha un significato che, a mio avviso, può andare anche al di là dell’incontro con i bloggers. Un terzo desiderio molto chiaro da parte della Chiesa è quello di raggiungere l’ampia comunità on line. La Chiesa è dove ci sono gli uomini. E oggi gli uomini sono anche in Rete, che è sempre di più uno spazio antropologico. Il ‘Vatican Meeting for Bloggers’ riconosce questo spazio in maniera più esplicita. Infine direi che emerge con chiarezza il desiderio d’incrementare la familiarità tra il Vaticano come realtà istituzionale e la blogosfera”.

Cosa s’intende per blogosfera? E cosa c’è dietro la scelta di essere un blogger?

“C’è un desiderio di comunicare. Il blog vive a metà strada tra il diario, il giornale e la comunicazione per passaparola. Il passaparola è un messaggio condiviso in un contesto di relazioni e questo è qualcosa di molto vicino al blog. Tuttavia tutti i paragoni sono insufficienti: il blog è anche radicalmente ‘altro’. Il blog insomma, utilizzando un’espressione del sociologo Clifford Geertz, è uno dei blurred genres, un ‘genere confuso’ o, se vogliamo, più semplicemente, un nuovo genere espressivo”.
È possibile “un dialogo tra bloggers e rappresentanti della Chiesa”?“È bene chiarire che dietro il dialogo non c’è alcuna volontà di fornire regole o dare guide di comportamento. Si desidera un incontro ‘aperto’. Quando s’invita una persona è anche perché le si riconosce un valore e si ha la necessità e il bisogno di conoscersi meglio. Durante l’incontro sono state presenti persone che hanno un compito istituzionale nel Vaticano. L’invito dunque riconosce la necessità d’incrementare una facilità di relazione, una maggiore conoscenza e familiarità”.

Ci sono dei punti di contatto tra comunità credente e blogosfera?

“Non si tratta di semplici ‘punti di contatto’, come dicevo, ma della condivisione di uno spazio antropologico, quello della comunicazione”.
È possibile comunicare i contenuti della fede cristiana con questi nuovi linguaggi?“È un dato di fatto. Il blog è un’occasione peculiare per esprimere la fede. Sulla rivista ‘La Civiltà Cattolica’ tempo fa parlai dell’emergere della ‘teoblogia’ frutto di un vero e proprio ‘bloggare teologico’. La ‘blogosfera cristiana’ è ampia e comprende siti di riflessione e discussione teologica tra studenti, blog legati a riviste cristiane, spazi personali d’ispirazione religiosa, anche di pastori e sacerdoti”.

L’incontro si è svolto all’indomani della beatificazione di Giovanni Paolo II, un papa che ha avuto un’attenzione particolare per il mondo dei media…

“Giovanni Paolo II ha promosso e incoraggiato la presenza cristiana in Rete. Lo ha fatto con i suoi discorsi, ma soprattutto con il suo stile personale di comunicare il messaggio evangelico, uno stile che ha indicato che il modo di comunicare la fede non è cosa separata dalla fede stessa. Il suo esempio, oltre che il suo magistero sono di grande ispirazione”.

Fonte: http://www.agensir.it

Bloggers in Vaticano: una tranquilla eccitazione che apre al futuro

E così il Vatican Meeting for Bloggers è entrato a far parte della storia. sì, della storia.

La storia è l’esperienza che prende una forma e una direzione. E credo che questo incontro abbia fatto confluire esperienze diverse e ha dato loro una forma.

Il clima nella Sala Congressi  del Palazzo Pio X era di palpabile “tranquilla eccitazione”. Gente che si conosceva in Rete ma non si era mai incontrata si è potuta abbracciare e salutare. Si avvertiva un grande desiderio di poter ascoltare ma anche di poter parlare. E questo desiderio è proseguito nella notte. Ho notato che non ero il solo che non riusciva ad addormentarsi e continuava a «twittare» nella notte…

No, lo ribadisco, non c’erano obiettivi rigidi da raggiungere. C’erano desideri da verificare. Nessuno sapeva bene cosa aspettarsi dall’incontro. Non c’era un programma rigido su temi e questioni da trattare, ma solamente un orario, una struttura per poter permettere uno scambio. E tutti son tornati a casa, a mio avviso, confermando i loro desideri e il loro impegno sul versante della comunicazione. Le parole del padre Lombardi riecheggiano ancora nelle menti e nei blog… «I blogger cattolici sono l’opinione pubblica nella Chiesa. Il magistero conciliare già prevedeva questa realtà». O ancora: «L’ego è un elemento problematico/significativo della realtà dei blogger. Lo vedo come un problema su cui riflettere anche dal punto di vista esistenziale. Io invece vivo il mio lavoro di comunicatore sulla parola servizio: sono un nemico totale… dell’ego… Nella comunicazione la dimensione del servizio al mio interlocutore è la chiave. E servizio alla crescita di una comunità umana nella democrazia, nel rispetto e nel dialogo».

Il primo panel ha registrato tutta la voglia di comunicare. Forse è stata data poca rilevanza all’ascolto, come qualcuno ha notato. Sembrava che la Chiesa fosse attenta ai blogs per desiderio di comunicare e non di ascoltare. Si tratta di una impressione che definirei irrealistica: si era lì per la prima volta e tutti sono stati vinti dal desiderio di celebrare una presenza. Forse troppo, ok. Ma a un certo punto la parola «ascolto» ha fatto breccia ed è stata ripetuta più volte fino alla fine dell’incontro.

La mia esperienza di moderatore del secondo panel, quello più istituzionale è stato very exciting, direbbero i miei amici anglofoni. La verità è che con le orecchie seguivo gli interventi e con gli occhi guardavo il twitter feed che si aggiornava ritmicamente e velocissimamente registrando gli umori, le idee, i pensieri, i feedback non solo di chi era in sala ma anche di gente che partecipava all’evento via internet come poteva. Non è stato un panel, ma una nuvola comunicativa che registrava le aspettative più importanti, le delusioni, le domande… moderare per me ha significato essere immerso in maniera responsabile dentro questa «nuvola» che non distraeva, ma al contrario concentrava l’attenzione sui significati.

Non ci sono impegni fissi per il futuro. Il meeting non si è concluso con appuntamenti precisi. Se accadrà di incontrarsi ancora, magari a diverso livello, sarà in maniera diversa. Magari, ad esempio, dando la parola ai bloggers per interventi e domande e avere come relatori persone chiamate a interagire in modo dinamico con risposte o rilanci di idee o domande. Ma comunque è chiaro che proprio la mancanza di impegni definiti sta mobilitando la fantasia e sta creando in Rete un pullulare di idee e progetti… Il meeting prosegue in Rete, certamente.

 

4 obiettivi del Vatican Meeting for Bloggers

Organizzare un Vatican Meeting for Bloggers significa mettere in modo desideri e aspettative, come scrivevo nel precedente post. L’evento vaticano ha già sortito il suo principale effetto: mobilitare risorse, energie, volontà di connessione e collaborazione,…

Proseguendo nelle mie riflessioni vorrei schematicamente proporre alcuni obiettivi di questo incontro:

1) Incoraggiare la presenza cristiana nella comunità dei bloggers. Un evento del genere è una maniera per ribadire l’importanza delle presenza cristiana nella blogosfera. Su questo non ci sono dubbi, credo. Invitare la blogosfera in Vaticano è un modo non solamente per riconoscerne la presenza, ma anche per confermarne il valore e il significato.

2) Stimolare il dialogo tra la fede e le culture emergenti. Il blog nasce dal basso. Si è parlato di “Citizen Journalism”, ad esempio. Le culture emergenti sono quelle che hanno una forte radice “popolare” e che si diffondono orizzontalmente e imprimono una spinta “bottom up”. Dare ospitalità a un evento di questo tipo significa riconoscere la rilevanza di questi fenomeni e incoraggiare il dialogo tra fede e cultura a questo livello. Dunque è un incontro che ha un significato che, a mio avviso, può andare anche al di là dell’incontro con i bloggers.

3) Raggiungere l’ampia comunità on line. La Chiesa è dove ci sono gli uomini. E oggi gli uomini sono anche in Rete, che è sempre di più uno spazio antropologico. Il Vatican Meeting for Bloggers riconosce questo spazio in maniera più esplicita.

4) Incrementare la familiarità tra il Vaticano come realtà istituzionale e la blogosfera. Quando si invita una persona è anche perché si riconosce a quella persona un valore e si riconosce la necessità e il bisogno di conoscersi meglio. Durante l’incontro saranno presenti persone che hanno un compito istituzionale. L’invito dunque riconosce la necessità di incrementare una facilità di relazione, una maggiore conoscenza e familiarità.

Non si intendono fornire regole o dare guide di comportamento: questo risulta chiaro. Si tratta di un incontro “aperto” in cui sostanzialmente si scambieranno esperienze e si solleveranno domande.

Sui vari social networks sarà poi possibile partecipare in maniera più estesa al dibattito. Si ha già l’impressione che il Vatican Meeting for Bloggers sarà un evento pienamente integrato nella realtà della Rete…

Di cosa parliamo quando parliamo di “Vatican Meeting for Bloggers”?

Ieri è stato comunicato il programma ufficiale del Vatican Meeting for Bloggers. Io avrò il compito di moderare il secondo “panel”.

Come già ho scritto assisteremo ad un evento che che è tanto fruttuoso perché potenzialmente “rischioso”.

Cerco di chiarire cosa intendo dire.

Si tratta di un evento a cui 750 bloggers hanno chiesto di partecipare. Ciò significa che si tratta di un evento che ha già raggiunto uno dei suoi principali obiettivi: aggregare e creare attenzione in vista di un futuro.

Ma questo significa anche che le aspettative sono alte. Forse troppo alte. Sarà certamente un incontro importante, infatti, unico nel suo genere. Bisogna sempre ricordare comunque che si tratta di un evento che durerà 3 ore e che intende promuovere in Vaticano un primo dialogo tra bloggers e persone impegnate nelle strategie comunicative della Chiesa. Occorre dunque, a mio avviso, calibrare bene le aspettative ed essere entusiasti ma anche realisti.

Certo l’evento ha già creato un brulicare di iniziative su ogni piattaforma: Facebook, Twitter, Wiki Delicious,… e ovviamente blogs. Non sto qui a contarle. Ma questo è fantastico. E’ questa fibrillazione che ha attivato qualcosa che a mio avviso resterà.

Occorre anche ricordare con chiarezza che la selezione non è affatto la top ten dei siti cattolici perché 1) alcuni non sono blog cattolici 2) c’è di mezzo un sorteggio arbitrario 3) i posti sono molto limitati. La frustrazione di chi non ha visto il proprio nome apparire è da considerare e smorzare. Non essere stati scelti non significa essere stati respinti. Confidiamo in altre occasioni: questa è solo la prima. Del resto, come dicevo, virtuosamente sia chi è stato scelto sia chi non lo è stato si sta già aggregando in Rete in gruppi Facebook o sta seguendo il twitter feed #vbm11 già molto attivo.

Chi vuol dunque seguire l’evento può farlo grazie a iniziative spontanee e non ufficiali quali:

1) iscriversi a un gruppo Facebook dedicato
2) seguire la lista con i tweet di tutti i bloggers che partecipano
3) seguire l’hashtag ufficiale dell’incontro #vbm11
4) seguire il wiki creato apposta
5) consultare la lista dei bloggers su Delicious

… e così via…

A che cosa “serve” il Vatican Meeting for Bloggers?

Molti si sono chiesti quale sia il significato e lo scopo per Vatican Meeting for Bloggers. Perché, ci si chiede, il “Vaticano” organizza un incontro del genere? Poi, quando la lista dei bloggers che parteciperanno all’incontro, è apparsa, le reazioni sono state di vario tipo: dall’esultanza per la possibilità di essere presenti al rammarico per non essere stati scelti o perché certi tipi di blogs sono più presenti e altri meno… e così via. Tutto perché, ovviamente, si esprime un giudizio anche sulla base delle attese rispetto a questo incontro. Che dire, dunque? Mi piace cominciare a dire qualcosa circa il mio modo di vedere questo evento…

1) Il fatto che l’evento abbia suscitato molte reazioni è fatto in sé positivo. Anche le reazioni negative dicono che molti erano carichi di aspettative. Alcune sono state gratificate, altre frustrate. Ma ce ne sono e dunque c’è spazio per il futuro, per tenere aperto il dibattito. Non sarà un incontro fine a se stesso: lo si capisce di già.

2) Il titolo è chiaro: “Vatican Meeting for Bloggers”. Dunque non è il “Meeting for Catholic Bloggers”. Non è l’incontro riservato ai bloggers cattolici. E’ invece una iniziativa che intende promuovere in Vaticano un dialogo tra bloggers (cattolici e non) e persone impegnate nelle strategie comunicative della Chiesa. Dunque si pone in un territorio rischioso perché non facilmente etichettabile e molto facilmente criticabile (e dunque a rischio di fraintendimenti). E’ una scelta coraggiosa, a mio avviso. Oggi è difficile organizzare eventi di genere così “blurred”.

3) I 150 non sono dunque in alcun modo etichettati come cattolici doc. Non sono affatto i bloggers con il tag “cattolico” ufficiale. Anzi, in alcuni casi troviamo blogs che esplicitamente non lo sono. C’è stato anche un sorteggio di mezzo proprio per confondere le acque e rendere l’iniziativa più ampia possibile. Quindi questi 150 blogs non sono affatto i migliori blogs cattolici! Anzi, ripeto, c’è anche qualche blog non “tenero” con la Chiesa. Ha chiesto di partecipare e dunque è rientrato nella lista dei possibili.

4) Il Vatican Meeting for Bloggers dunque è certamente il tentativo di fornire una piazza di incontro. Se questa valorizza la presenza cattolica in Rete, intende anche essere aperta a contributi differenti. Si tratta di un incontro (in fondo di poche ore…) che è già stato in grado di smuovere le acque e dunque capace di generare altri incontri (e perché no? anche tutto di soli bloggers cattolici o di altro segno,…). Si spera dunque che le posizioni differenti possano trovare una accoglienza e un ascolto reciproco. Si tratta più di un primo momento, a mio avviso, che di un evento chiuso in se stesso.

Mi sembra che proprio per questi motivi l’incontro sarà strutturato in due sessioni, durante le quali diversi relatori presenteranno alcuni spunti per avviare una discussione aperta a tutti i partecipanti.

– Nella prima sessione, cinque bloggers, rappresentanti le diverse aree linguistiche, affronteranno temi specifici d’importanza generale.
– Nella seconda sessione, ci sarà la testimonianza di persone impegnate nelle strategie comunicative della Chiesa.

La riflessione continua…

Verso il “Vatican Meeting for Bloggers”

Un incontro di bloggers avrà luogo in Vaticano il 2 maggio prossimo. L’evento, organizzato dai Pontifici Consigli della Cultura e delle Comunicazioni Sociali. In 2 sessioni alcuni relatori presenteranno punti per avviare una discussione aperta a tutti i partecipanti. Qui tutte le info.

In preparazione all’evento ecco alcune domande e alcune (brevi) risposte…

Blog, spiritualità, teologia: che dire?
Diciamo che è meglio parlare di un legame reale più che di un legame semplicemente possibile. Uno di questi legami, ad esempio, è la «teoblogia» frutto del blogging theologically, di un «bloggare teologico». La rivista Christianity today tempo fa ha parlato di una vera e propria «rivoluzione teoblogica» e di «blogosfera cristiana». Essa è molto variegata e comprende siti di riflessione e discussione teologica tra studenti, blog legati a riviste cristiane, spazi personali, anche di pastori e sacerdoti, di ispirazione religiosa. In realtà occorre notare che, più che di una rivoluzione, si ha a che fare con un uso più pertinente della Rete in piena continuità con l’uso che già le chiese cristiane hanno fatto della Rete attraverso sistemi più tradizionali (siti, mailing list, newsletter, forum,…). Ma l’aspetto forse più interessante è legato al fatto che il blog è un diario personale o collettivo. Comunque un «diario» dove si trascrivono note, riflessioni, osservazioni, pensieri… è chiaro che questo genera una presenza cristiana che ha innanzitutto il gusto e la forma della testimonianza personalmente coinvolta.

Che tipo di prossimità si sperimenta nei blog?
Il blog ormai partecipa della dinamica propria delle reti sociali dove l’informazione comunicata è strettamente legata alla persona che la condivide. Comunicazione oggi significa sempre di più condividere all’interno di reti partecipative. I social network stanno prendendo il posto di molti blog personali. Di fatto ne assumono i valore fondamentale: condividere la propria vita, i propri pensieri, aprendoli al commento degli altri. La differenza è che il blog è aperto a tutti, mentre le reti sociali definiscono un ambito, un territorio, che è poi quello delle «amicizie». La prossimità è appunto definita in termini di amicizia, di relazione. Ormai anche istituzioni o riviste cartacee hanno espressioni sul social network.

Un rischio della blogosfera?
Il rischio è in generale quello della vita in rete: la scollatura dalla vita reale. Ma il blog, a mio avviso, ormai è abbastanza maturo. Molte riviste nuove stanno assumendo la forma del blog che implica una scrittura abbastanza controllata: rapida ma non banale e troppo sintetica. I rischi del blog vengono assunti e metabolizzati da Facebook e gli altri social network, mentre il blog va consolidandosi come format che potremmo definire più «giornalistico». E’ vero che così è possibile dire tutto e il contrario di tutto perché tutti possono facilmente autopubblicarsi. Ma la pratica della Rete aiuta a non essere stupidi e a filtrare le notizie, scegliere le proprie fonti, verificarle. I lettori vengono selezionati dalla qualità dei contributi che vengono «postati». Di certo questo è un ambito specifico nel quale insistere nell’educazione.

Quali desideri/bisogni esprime la scelta di essere un blogger?
Il desiderio di dire la propria opinione, di pubblicare la propria visione del mondo e delle Leggi tutto “Verso il “Vatican Meeting for Bloggers””