I motori di ricerca cambiano la nostra idea di Dio?

Riporto qui l’ntervista di Matteo Lo Presti dal titolo “I motori di ricerca cambiano l’idea stessa di Dio”.

E’  apparsa sul quotidiano Il Riformista domenica 8 gennaio 2011.

 

Quella hacker è una filosofia che spinge alla creatività e alla condivisione opponendosi ai modelli di competizione e proprietà privata. Lo dice il direttore di “Civiltà cattolica”, Antonio Spadaro.

«Hacker è chi si impegna ad affrontare sfide intellettuali per aggirare e superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte nei propri ambiti di interesse. Per lo più il termine si riferisce a esperti di informatica, ma di per sé può essere esteso a persone che vivono in maniera creativa molti altri aspetti della loro vita. Quella hacker è insomma una sorta di “filosofia” di vita, un atteggiamento esistenziale, giocoso e impegnato, che spinge alla creatività e alla condivisione, opponendosi ai modelli di controllo, competizione e proprietà privata».

Questa definizione semplice e pacata non trova posto in una enciclopedia di informatica, ma nelle pagine della Civiltà Cattolica, la rivista quindicinale dei padri gesuiti, fondata nel 1850. A scrivere l’articolo è il giovane direttore della rivista, Antonio Spadaro, autore di numerosi testi di critica letteraria e attento studioso delle problematiche della contemporaneità.

Tra bisogno e attese l’uomo, sostiene Spadaro, deve fare i conti con una situazione di finitezza che chiede di essere interpretata con autenticità e pienezza. «Sono stato colpito-spiega nel suo ordinatissimo studio, nel convento dove abita – da molte riflessioni nate nel mondo anglosassone sul significato dell’agire umano, sul tema del lavoro non come maledizione biblica, ma come partecipazione gioiosa alla vita del mondo: una nuova sfida intellettuale, per inquadrare la presenza dell’uomo sulla terra e la sua vicinanza sempre maggiore e più importante con la macchina-computer».

Ovviamente padre Spadaro non parte dalla definizione di hacker che si trova correntemente sui vocabolari, e cioè «pirata del computer, pirata informatico» o dal verbo dai multiformi significati to hack, cioè tagliare, mutilare, fare a pezzi, ma anche farcela, aprirsi un varco nella giungla. Attinge piuttosto da una più preziosa tradizione filologica che risale agli anni Settanta, quando il termine aveva connotazioni di élite: «computer hacker» era chiunque scrivesse il codice software con abilità programmatoria e

veniva perciò a fare parte di una corporazione che Stefen Levy tenne a battesimo in un volume dal titolo: Hackers. Gli eroi della rivoluzione informatica. Correva l’anno 1984: l’anno fatidico nel quale i computer incominciarono a spuntare un po’ ovunque e iniziarono anche le strategie, le sperimentazioni di finalità dannose. Levy, affascinato da quella realtà, codificò principi generali su cui basare regole e comportamenti hacker: accesso ai computer illimitato, informazioni sempre libere, sfiducia nell’autorità, creazione di arte e bellezza con il computer.

Padre Spadaro muove da qui: «La tecnologia mette in ballo la vita dell’uomo e cioè l’eterno dibattito tra il bene e il male. La rivoluzione di internet segue le regole delle altre rivoluzioni: comunicare un messaggio e creare relazione. Occorre capire come l’uomo sta cambiando il suo modo di pensare nel momento del suo viaggiare in rete. La fede vissuta con questi cambiamenti che influsso ha sugli uomini? Come cambia l’idea di Dio con i motori di ricerca? Qualunque persona che va su google vive di ricerca: questo cambia la ricerca su Dio? Come articoliamo oggi la domanda nei milioni di siti nei quali il problema religioso viene posto? Una volta la bussola indicava il cammino e conosceva la direzione: il Nord per esempio. Oggi abbiamo milioni di messaggi che ci bombardano e l’uomo come il radar deve riuscire ad intercettate il messaggio giusto. Troppi sono i messaggi di pseudo salvezza, che danno risposte facili a domande complesse». Ma chiarire che ruolo svolgano gli hacker nel rapporto antropologico tra la macchina e Dio non è semplice, anche se, come ha scritto il filosofo Emanuele Severino, «la tecnica è un gigante capace di toccare il cielo con un dito».

Padre Spadaro ha buona opinione di chi “smanetta” sul computer. «Sia la cultura religiosa sia la cultura hacker condividono l’ obiettivo ambizioso di migliorare la qualità della vita. Gli hackers hanno un atteggiamento attivo impegnato, condividono i risultati del loro lavoro e delle loro ricerche, sono sempre in cammino verso la conoscenza, collaborano a progetti comuni e, nel momento in cui c’è lo scambio alla pari, l’autorità è distribuita tra i membri della comunità. Il riferimento è Pekka Himanen che nel suo importante testo L’etica hacker e lo spirito dell’informazione (Feltrinelli, 2001) spiega che l’uomo è chiamato ad «un’altra vita»: non più l’uomo del fordismo, 

legato all’orologio dell’efficienza, ma l’uomo attivo che persegue le proprie passioni e vive in uno sforzo creativo che non ha mai fine e sa che la sua umanità non si realizza in un tempo organizzato rigidamente, ma nel ritmo di un impegno che è la misura di un lavoro veramente umano e che meglio corrisponde alla natura dell’uomo. Cioè ci si allontana dalla logica del profitto per avvicinare la comunità degli hacker a valori condivisi, ad un linguaggio comune». E la comunità dei cristiani ha vicinanze stringenti con il mondo dell’impegno informatico se è vero che Larry Wall nel 1987 creò un linguaggio informatico Perl (Practical Extraction and Report Language ) che deve il suo nome alla perla di gran valore trovata dal mercante che tutto vende per possederla, di cui parla Gesù nella parabola riportata dal Vangelo di Matteo (13,44-46). E la suggestione della nuova tecnologia è così attraente che Himanen ricorre a Sant’Agostino per chiarire l’interrogativo: «Perché Dio ha creato il mondo?» Ecco la risposta hacker «Dio in quanto essere perfetto non aveva bisogno di fare assolutamente nulla, ma voleva creare». Insomma, il più grande hacker della storia .

E Padre Sapadaro commenta. «Certo l’hacker ha una sua specificità che non si può assolutizzare, ma quello che si può dire è che l’uomo, con il suo lavoro, partecipa all’ azione creativa di Dio: partecipa ad un progetto per navigare, per scrivere, per visualizzare e lasciare il codice aperto al libero contributo di tutti. La logica hacker è quella della genialità che genera progetti di lavoro e sfide. Si scambiano abilità, codici, si

collabora ad un progetto spesso in modo anonimo, così come insegna la teologia e la logica della Rivelazione cristiana: un dono che viene dall’alto, un dono indeducibile, un dono inaspettato, che crea sorpresa, che esalta il rapporto personale, che va salvaguardato. Il dono hacker significa anche offrire qualcosa, perché chi vuole possa prendere, il dono cristiano è innanzitutto donare qualcosa a qualcuno. E tuttavia la donazione del sangue è dono simile al dono hacker. Anche la manifestazione di Dio viene percepita come atto gratuito di Dio. Anche qui si collabora ad un progetto come nella confraternita degli hacker».

E poiché su queste tesi non sono mancate polemiche, anche con un editorialista dell’Osservatore Romano, padre Spadaro precisa: «Questa visione dell’autorità distribuita implica una interessante sfida sul modo di percepire la presenza della Chiesa: nessuno vuole eliminare autorità e autorevolezza, ma autorità e autorevolezza vanni sempre più coniugati con il dovere della testimonianza».

Il cardinale Gianfranco Ravasi ha detto recentemente «è il momento di essere su Internet,dobbiamo guardare a tutto il complesso dell’informazione, i mezzi di comunicazione sono diventati le nostre protesi». E padre Spadaro commenta: «Siamo nel solco della grande intuizione di Paolo VI, quando affermava che il cervello meccanico viene in aiuto del cervello spirituale. Annunciare la fede al tempo della cultura digitale è riconoscerne il valore e la dimensione spirituale».

Ciberteologia. Journal of Theology & Culture

Ciberteologia is a theology and culture electronic journal. It means a resolute option to intensify a process always present in this Publishing House: improving more and more the dialogue with the new media in the complex mission of communication in the globalized world. In order to accomplish that, adding to the efforts of other sector of Paulinas Net, the Publishing House decided to invest in the cyberspace, yielding to the indication that this too is a field “where people may move and meet and where social communication and political will are also built up.”

As is suggested by the title chosen for our Journal, we understand that theological thought, whether in the academic research field or in the challenge of critically reflecting on Christian praxis, urgently needs to find its place in the information era in order not to be taking in tow by the new cybernetic techniques.

Journal of Technology, Theology, and Religion

Theologians and theorists interested in religion are beginning to address technology on their own terms as a community-enabling tool. Community has surfaced through a variety of different dimensions, including online church opportunities, digitized diaspora, and the application of diverse modes of theological criticism to new technologies. JTTR‘s articles in the first six months will reflect popular interests among theologians such as virtual church, Facebook, cyborgs, and identity formation through cyberspace. JTTR invites submissions on these and related topics, such as faith and video games, global connectedness and religious communities, online pedagogies and religious education, divisions created by technology use, religious attitudes toward technological innovation, ecology and sustainability, nanotechnology, genetic technology, and more.

L’uomo di Rete: bussola, radar o decoder?

La «navigazione» sul web è una via ormai ordinaria per la conoscenza. Oggi accade sempre più spesso che, quando si ha la necessità di una informazione, si interroghi la Rete per avere la risposta da un motore di ricerca come Google, Bing o altri ancora. Internet sembra essere il luogo delle risposte. Esse però raramente sono univoche: la risposta è un insieme di link che rinviano a testi, immagini e video. Ogni ricerca può implicare una esplorazione di territori differenti e complessi dando persino l’impressione di una certa esaustività. Quale fede troviamo in questo spazio antropologico che chiamiamo web?

Digitando in un motore di ricerca la parola God oppure anche Leggi tutto “L’uomo di Rete: bussola, radar o decoder?”

Interview: Religions in the cyber-world

Religione 2.0 by Luca Paolini

L’epifania nell’«ambiente divino»

“La ricerca e l’attesa del Cielo non vanno forse a distogliere l’azione umana dalle sue occupazioni naturali, o per lo meno ad eclissarne totalmente l’interesse? Vediamo ora come non può, come non deve essere così.

No, Dio non distoglie anzi tempo il nostro sguardo dal lavoro che proprio Lui ci ha imposto, poiché Egli si presenta a noi raggiungibile mediante questo stesso lavoro. No, Egli non fa svanire nella sua luce intensa gli aspetti particolari delle nostre mete terrene, poiché l’intimità della nostra unione con Lui è precisamente in funzione dell’effettiva perfezione che daremo alla nostra più infima opera. Meditiamo questa verità fondamentale a sazietà, sino a che essa diventi per noi abituale quanto la percezione del Leggi tutto “L’epifania nell’«ambiente divino»”

Digitalethics

Resources and links by Debbie Herring

Cybertheology.net has been created by my friend Debbie Herring. It’s intended as a resource for those interested in the study of theology in cyberspace, theology of cyberspace and theology for cyberspace.

You’ll find collections of links under each of these headings. There’s also a section of links concerned with research method in this environment. There are links to some of her own lectures, essays and articles on cybertheology, and a personal page. She has been a bit slow updating of late, but she is working on it! :-)

Quotidianità, stupore e inquietudine…

Internet è una realtà che ormai è parte della vita quotidiana.

Se fino a qualche tempo fa era legata all’immagine di qualcosa di tecnico, che richiedeva competenze specifiche sofisticate, oggi è diventata un «luogo» da frequentare per stare in contatto con gli amici che abitano lontano, per leggere le notizie, per comprare un libro o prenotare un viaggio, per condividere interessi e idee…

Internet è dunque un «nuovo contesto esistenziale», come lo Leggi tutto “Quotidianità, stupore e inquietudine…”