La Civiltà Cattolica chiede una carta dei diritti umani per internet: “il file-sharing non può essere sempre e banalmente chiamato furto, visto che anche l’art. 26 afferma il diritto all’educazione”

Trascrivo qui la prima parte dell’editoriale del numero in uscita de La Civiltà Cattolica dal titolo Una carta dei diritti umani per internet [Quaderno N°3874 del 19/11/2011 – (Civ. Catt. IV 319-424 )]

Il testo integrale è sul sito della rivista al quale rinvio alla fine.

 

Internet è una «rivoluzione», anche per chi vuole tenersene fuori. Ha innovato il modo di lavorare, governare, partecipare alla società. La Rete è un servizio di pubblico interesse, un «bene pubblico globale», un «ecosistema» da proteggere. Nel primo eG8 (Parigi, 24-25 maggio 2011), un forum con ben pochi inviti alla società civile, la presidenza francese intendeva «civilizzare internet» e supportarne l’impiego contro i tiranni. Ma è stata accusata di voler ingabbiare la Rete per proteggere la proprietà intellettuale, cioè di non rispettarne la natura di «spazio pubblico». Ma internet, pur essendo, non pienamente, una e condivisa, non è assimilabile al concetto di diritto romano di res communis omnium. Suoi «territori» essenziali, come Twitter, YouTube, Facebook, pur aperti a tutti (salvo blocchi governativi), sono di proprietà privata, come gli internet providers e molte infrastrutture di telecomunicazione.

Riguardo alla geopolitica di internet, non è indifferente parlare di utenti, consumatori, cittadini e netizen/cybercitizen, perché si accentua il focus, rispettivamente, sui diritti umani fondamentali, su un rapporto privatistico contrattuale con un’impresa, sui diritti costituzionali all’interno di uno Stato, su un nuovo cosmopolitismo di una comunità transnazionale innestata sulla Rete, che però include anche posizioni anarchiche o utopistiche sulla democrazia in internet.

Tuttavia sembra difficile distinguere che cosa non rientri nella libertà di espressione. Il Primo Emendamento statunitense e le normative europee in genere tutelano la libertà di Continua a leggere sul sito de La Civiltà Cattolica