Ci si può confessare con l’iPhone?

I giornali riportano la notizia che ci si potrebbe confessare con l’iPhone. E’ vero? E’ così? I possessori di un iPhone possono davvero confessarsi, grazie a una apposita applicazione, con il loro smartphone?

Le applicazioni di questo tipo, in realtà, sono parecchie in Rete. Alcune sono addirittura giochi. Altre invece sono più serie e forniscono un aiuto per fare un esame di coscienza o riportano, come una sorta di ebook, testi da leggere in preparazione alla confessione, spunti di meditazione da avere sempre a portata di mano. L’applicazione alla quale ci si riferisce è di questo tipo. E così molte altre. Dunque la notizia è falsa. Non c’è un’applicazione che intenda sostituire la confessione auricolare.

Ma la domanda resta: ci si può confessare in Rete? Si possono celebrare sacramenti in Rete? La risposta andrebbe articolata bene e così la domanda. Mi limito qui a quale riflessione generale. Più in là ci saranno approfondimenti.

L’evento sacramentale e liturgico non è mai «tecnicamente riproducibile» in alcun modo perché incorpora il “qui e ora” in cui viene celebrato in maniera irriproducibile l’azione dello Spirito Santo che rende presente e attualizza il Mistero di Cristo. E poi il rituale, nella liturgia cattolica, viene dal corpo: noi non battezziamo lo strato neocorticale del cervello, ma l’intero corpo, quella palpitante massa di nervi, sangue, muscoli e fibre, di emozioni e sentimenti umani, di speranze e di dubbi. Apparteniamo a un popolo esattamente appartenendo a un corpo. Il qui e ora della Rete – quello dell’uomo che lascia la prigione del corpo ed emerge in un mondo di sensazioni digitali con una natura «angelica», cioè come intelligenza in atto ma privo di un corpo di carne – è sufficiente per realizzare un evento liturgico? Non sarà troppo esclusivamente oculare, testuale, individualistica, distaccata, disincarnata? Ciò che va bene per un rituale «tecnopagano» può essere sufficiente per una liturgia cattolica?

La risposta negativa è riassunta da una dichiarazione del Segretariato per la Liturgia dei vescovi statunitensi. Essa afferma che la celebrazione dei sacramenti richiede la presenza «fisica» e «geografica», la «presenza di tutta la persona in contatto con la realtà (non semplicemente un’immagine o una idea) della presenza salvifica di Cristo». Le proiezioni elettroniche «sembrano mancare della capacità di comunicare a livello di parola, azione e percezione fisica naturali per coloro che sono fisicamente presenti» e generano dunque una «presenza limitata».

Insomma: l’evento liturgico e sacramentale non è fruibile in maniera digitalizzata, virtualizzata: ogni sua «scansione» (nel modo di uno scanner che interpretata un’immagine in forma di pixel)  risulta inefficace. La liturgia, infatti, «lavora» sempre sul corpo, organizzando le sfere dell’emozione, della sensibilità, dell’azione in modo che tali sfere siano la presenza del sacro, del mistero di Cristo.

Qual è il senso ultimo dell’obiezione presentata dai vescovi statunitensi? Credo sia la differenza invalicabile tra realtà e informazione. La realtà dell’evento liturgico non è mai riducibile all’informazione che di essa noi abbiamo. Questa è in fondo la stessa logica dell’Incarnazione, la quale richiede un contesto precario e transeunte, una situazione spazio-temporale, una tangibilità corporea. E la complessa «ecologia» del rito è fondamentale per il suo significato, che non si trasferisce tout court nell’«economia» dei processi informativi, dei media e delle «macchine» in generale, per quanto sofisticate, che ne permettono la trasmissione.

D’altra parte occorre fare i conti con il fatto che le «macchine di relazione» vanno trasformandosi da surrogati a estensioni della sensibilità. Oggi molti rapporti affettivi, anche quelli più ordinari, sono mediati da macchine. Anche nel linguaggio comune si dice «ieri ho parlato con Giuseppe» per dire «ieri ho telefonato a Giuseppe». Si va estendendo l’espressione «ieri ho visto Francesca» per dire «ieri ho dialogato in videoconferenza su Skype con Francesca» e così via. Da qui le domande che riguardano i sacramenti e le liturgie mediate dalla tecnologia.